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Il furbetto del vulcanuccio

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Un'eruzione vulcanica, per fortuna, non capita certo tutti i giorni, quindi l'occasione era troppo ghiotta per lasciarsela scappare, e il patron di Ryanair l'ha colta al volo per un'altra delle sue discutibili, per buon gusto e per correttezza, sparate mediatiche.

Dopo avere esordito in (relativa) sordina dichiarando che “nutriva un cauto ottimismo sul fatto che le autorità aeronautiche non avrebbero combinato il casino (sic!) che avevano combinato un anno fa”, in occasione dell'eruzione dell'Eyjafjöll, ha proseguito annunciando al mondo che lui aveva provveduto a mandare in volo uno dei suoi aerei, verificando così che lo spazio aereo scozzese, chiuso al traffico per qualche ora dalla Civil Aviation Authority (CAA) inglese, era in realtà perfettamente pulito.

Insomma, secondo lui era bastato uno solo dei suoi aerei per giungere alle conclusioni che scienziati ed esperti si affannano a trovare... e che quelle conclusioni erano diametralmente opposte a quelle tratte dal resto della comunità aeronautica internazionale.

Il volo in questione è realmente partito da un aeroporto irlandese, ha sorvolato secondo un piano di volo stabilito dallo stesso O'Leary, la Scozia a una quota di 12.500 metri, ed è ritornato alla base senza subire nessun tipo di danno, dimostrando così, sempre secondo il patron di Ryanair, che male avevano fatto le autorità a chiudere certi spazi aerei.

La CAA, primo bersaglio di questa sparata, si è affrettata a smentire la validità scientifica di un simile volo prova, condotto senza avere a bordo nessun impianto di rilevazione specifico e su un percorso totalmente arbitrario, affermando in sostanza che l'assenza di ceneri a quella quota e sul quel tracciato non forniva (e non poteva farlo) nessuna informazione certa sullo stato di altre zone vicine e, soprattutto, poste a quote inferiori.

Eh sì, perché chiunque abbia preso visione delle cartine di diffusione della nube vulcanica del Grimsvötn ha potuto rendersi conto che il gioco delle correnti aeree alle varie quote ha determinato una sostanziale differenza di propagazione delle ceneri a seconda proprio della distanza dal suolo.

Sotto ai 6.000 metri infatti la nube si è diretta verso sud-est, interessando la Scozia (ma non l'Irlanda), parte della Scandinavia, e le coste settentrionali della Germania. Infatti tutte queste zone hanno subito la chiusura più o meno protratta degli spazi aerei, che ha portato alla cancellazione di qualche centinaio di voli.

A quote intermedie (tra i 6 e gli 11.000 metri) i venti hanno sospinto gran parte delle temute particelle più a nord, verso la Groenlandia, e oltre la parte più settentrionale della Scandinavia, per poi riportarle verso sud sulla Russia, più a meno all'altezza dei monti Urali.

Più in alto (e l'aereo della Ryanair volava a 12.500 metri) la nube vulcanica era situata principalmente sulla Groenlandia e sul mar Glaciale Artico.

In definitiva, il vulcanico O'Leary ha cercato di trasformare in evento mediatico (naturalmente a lui favorevole) quello che chiunque, avendo la pazienza di cercare su internet le informazioni appropriate, poteva verificare standosene comodamente seduto a casa: i cieli d'Irlanda erano puliti a tutte le quote, mentre quelli della Scozia erano interessati dal fenomeno “ceneri” solo a quote medio-basse.

Non c'è bisogno di essere un genio per capire che, siccome gli aeroporti si trovano a terra, se una nube vulcanica staziona a bassa quota, atterrare e decollare senza attraversarla è alquanto problematico. Di qui la chiusura di alcuni aeroporti scozzesi, scandinavi e tedeschi.

Alla resa dei conti, i risultati annunciati con grande clamore da O'Leary hanno la stessa validità scientifica delle argomentazioni di un tizio qualsiasi che, dopo essere andato in macchina da Milano a Roma via Pescara, pretendesse poi di negare l'evidenza di una nevicata che ha bloccato per qualche ora 100 camionisti sulla Firenze-Bologna.

(26 maggio 2011)

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