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Vedere attraverso il fumo

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“Kalitta, chi era costui?”, si chiederà probabilmente il lettore italiano, parafrasando il celebre interrogativo che il manzoniano don Abbondio si poneva all'inizio dell'ottavo capitolo dei Promessi Sposi, “ruminando” sul nome di un antico filosofo scettico greco...

Ebbene Kalitta (Conrad Kalitta, per la precisione) è un ex pilota di dragster, quelle strane macchine americane lunghe e strette, con le ruote posteriori simili a quelle di un TIR, che si sfidano in gare di accelerazione su distanze che raramente superano il mezzo chilometro, raggiungendo velocità prossime ai 500 km/h.

Conrad, detto “Connie” dai suoi tifosi, si è guadagnato un posto nella Hall of Fame degli sport motoristici, ed è anche il capostipite di una famiglia di corridori, tra cui il figlio Scott (perito in un incidente di gara) e il nipote Doug, ma non sono ovviamente le gesta sportive della famiglia a giustificare la presenza dei Kalitta nelle pagine di Manuale di Volo.

Connie Kalitta (e suo nipote Doug) hanno anche un posto nella storia dell'aviazione commerciale: il primo ha fondato nel 1967 una compagnia di trasporto merci che, dopo aver debuttato nel 1967 con un piccolo bimotore Cessna 310 da lui stesso pilotato, oggi è forte di una trentina di Boeing B-747, mentre il secondo è a capo della Kalitta Charters, che fornisce servizi executive e di aeroambulanza, avendo tra i suoi maggiori clienti il Dipartimento di Stato USA, per il quale cura in particolare il rimpatrio delle salme dei soldati caduti nelle varie missioni in diverse parti del mondo.

Anche la casa madre, la Kalitta Air del nostro Conrad, ha intrattenuto importanti rapporti con l'amministrazione statunitense, avendo svolto, sotto il nome di American International Airways, un ruolo di primo piano nel supporto logistico alle operazioni del Desert Storm durante la prima crisi irakena del 1991.

Una compagnia piccola, se si confrontano i suoi 30 aerei con gli oltre 200 che compongono la flotta di un gigante come UPS, o con i 300 e passa di FedEx, ma che in virtù dei contratti che di volta in volta ha saputo spuntare può a giusto titolo essere considerata come una delle più importanti del settore cargo a livello mondiale.

E Kalitta Air è oggi, proprio dopo UPS, la seconda compagnia cargo a decidere di montare sui propri aerei un sistema, denominato SafeVision, in grado di permettere ad almeno un pilota, in caso di incendio a bordo, la possibilità di continuare a vedere gli strumenti di bordo.

Dei rischi legati allo sviluppo di incendi a bordo, soprattutto in presenza di merci pericolose come le batterie al litio, Manuale di Volo si è già occupato a più riprese. Il problema è già da tempo all'attenzione delle varie autorità di sicurezza, e già la FAA americana preannuncia nuove e più stringenti regole di imbarco e trattamento di certe merci.

Tuttavia, a prescindere dalle misure di prevenzione, un incidente in particolare, quello del settembre 2010 a Dubai, ha posto l'accento su un aspetto fondamentale della lotta al fuoco una volta che questo si è manifestato: il fattore tempo. Con un incendio a bordo, l'unica vera arma vincente è quella di atterrare il prima possibile, ma manovrare un aereo in una cabina invasa dal fumo è impresa proibitiva.

E' vero che i piloti dispongono di maschere “integrali” (quick donning mask, si chiamano) che consentono loro di respirare ossigeno puro e di riparare occhi, naso e bocca, ma è purtroppo anche vero che in queste condizioni la visione degli strumenti di bordo è irrimediabilmente compromessa, e con essa la possibilità di condurre rapidamente l'aereo all'atterraggio. Ed è esattamente quello che era successo ai piloti del volo UPS 5X-6 a Dubai.

L'impianto SafeVision, che UPS prima e Kalitta dopo hanno deciso di montare a bordo dei propri cargo, si compone essenzialmente di una camera d'aria di plastica trasparente (una sorta di air bag) che si gonfia davanti al cruscotto ed è opportunamente sagomata in modo di permettere al pilota, semplicemente appoggiando la faccia protetta dalle quick donning mask all'altro lato del cuscino che si viene a formare, di vedere almeno gli strumenti basici capaci di fornire quel minimo di indicazioni necessarie a provare a portare l'aereo a terra il prima possibile.

(27 settembre 2011)

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