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Mondo Blu Scuro

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E’ il mondo delle divise degli aviatori o quello caratterizzato dal cielo di alta quota, che forse, nel nostro caso, vuole solo ricordare i nominativi in codice usati in combattimento. Il titolo originale Tmavomodrý svet è la trascrizione in ceco del medesimo concetto.

darkblueworldParliamo del film Dark Blue World (2001) programmato sul canale Iris lo scorso 5 novembre. Una pellicola sicuramente di contenuto aeronautico, ma non solo... e finalmente ci troviamo a descrivere un buon film, da vedere senza problemi, un lavoro cinematografico di sicuro pregio che però non è solo un’opera di esclusivo contenuto aeronautico.

I temi affrontati nel film riguardano l’amicizia, l’amore, l’insensatezza della guerra, la brutalità dei regimi totalitari, ed infine anche un argomento storico poco conosciuto come quello dei piloti fuggiti dai paesi occupati dai nazisti e accorsi a sostenere lo sforzo bellico alleato per rivalersi sugli occupanti. Un vero e proprio affresco, dai toni poetici, sviluppato con una fotografia impeccabile e musiche eccellenti.

Le scene aeronautiche (in gran parte girate nella Repubblica Ceca ed in Sud Africa), sono tra le migliori degli ultimi dieci anni, un mix sensato di riprese dal vivo ed aggiustamenti digitali. D’altra parte parliamo di un regista, Jan Sverak, premio Oscar nel 1966 col film Kolja.

Un bel prodotto della scuola culturale ceca grazie ad una coproduzione internazionale, ci troviamo difatti, di fronte al più costoso film della storia cinematografica ceca, sebbene lontano anni luce dalle costosissime pellicole statunitensi. Hanno coprodotto il film la tedesca Helkon, con la distribuzione Buena Vista, l’italiana Fandango di Domenico Procacci, con la distribuzione Medusa, la danese Phoenix Film Investments, con il contributo del fondo europeo Eurimages. E ovviamente anche partner della Repubblica Ceca: la Tv di stato, il fondo Czech Film, e la sponsorizzazione della società telefonica Radiomobil Peagas. Il padre del regista, Zdenek Sverak, famoso attore ed autore ceco, è l’autore della sceneggiatura.

La storia è narrata da un campo di detenzione cecoslovacco del 1950, dove il protagonista della storia racconta le sue vicende, dall’annessione tedesca sino al ritorno infausto in patria. All’inizio c’è anche un’apparizione architettonica notevole, un’aviorimessa in cemento armato di pregevole fattura che ricorda le opere di Pierluigi Nervi.

Dopo il 15 marzo 1939 la forza aerea Ceca deve consegnare i suoi aerei all’invasore senza sparare un colpo, e 660 aviatori cecoslovacchi riparano in Polonia, incapaci di accettare l’umiliazione e l’oppressione del tracotante occupante. La Polonia dovrà disfarsi di questi ospiti ingombranti che, nel tentativo di non inasprire i rapporti con la Germania, saranno in gran parte esiliati in Francia. Novanta di loro finiranno per combattere nelle file della Royal Air Force. Altri 786 piloti arriveranno in Francia dopo essere espatriati in Romania, e saranno integrati nei reparti francesi dove risulteranno ben uno ogni otto nell’Armée de l’Air.

Alla fine del conflitto i superstiti torneranno in patria, dove non saranno accolti con gli onori dovuti ma accusati di collusione con i capitalisti ed internati in durissimi campi di rieducazione (sterminio sarebbe più corretto). L’eroismo di quegli uomini sarà riconosciuto, solo dopo il ritorno della democrazia, negli anni ’90.

Il film si sviluppa per flash back e mette insieme le avventure di volo e le vicende sentimentali e personali degli eroi della storia, con alcune scene incredibili costituite dalla ricostruzione di fatti realmente accaduti. Le vicende sono trattate con ironia e fascino tutto slavo.

Uno dei temi è ricorrente nei film sui piloti: ragazzi in procinto di immolarsi in battaglia descritti come bambinoni intenti sempre a scherzare, ad insidiare donne ed ad allontanare lo spettro della morte in ogni modo possibile.

Le scene aeronautiche sono state girate con un piccolo numero di Spitfire in condizioni di volo, anche se, per la verità, l’aereo impiegato dai piloti cechi durante la battaglia d’Inghilterra fu l’Hawker Hurricane, però sia lo scarso numero di aerei in condizioni di volo che la necessità di usare spezzoni dal film The Battle of Britain, uscito in Italia come I lunghi giorni delle aquile, ha costretto all’uso degli Spitfire.

I due aerei principali sono un Mk V ed un Mk VII, gli aerei al suolo sono dei modelli in vetroresina, e altri pezzi di film sono girati con aeromodelli. Ogni ora di volo è costata tra i 7.500 ed i 10.000 dollari, contribuendo non poco al costo finale di 8 milioni di dollari. Il film si apre con un Bücker 131 Jungmann (Tatra 131), che in verità è un ultraleggero di costruzione tedesca, il Kiebitz. Altri protagonisti “aerei” sono un B-25, alcuni He-111 e gli immancabili Messerschmitt Bf-109 che però sono nel film nella versione spagnola, cioè gli HA-1109 Buchon non proprio riconoscibili a causa del motore molto diverso dal Daimler originale.

Il risultato del sapiente mix di scene vere, di montaggi digitali e riedizioni di scene dalla battaglia d’Inghilterra, e di aeromodelli ci regala una serie di combattimenti mozzafiato e molto reali.

 

Scheda filmografica

Titolo originale: Tmavomodrý svet
Paese e anno di uscita: Repubblica Ceca, 2001

Regista: Jan Sverák
Interpreti principali:
Ondrej Vetchý
Tara FitzGerald
Oldrich Kaiser
Charles Dance

(16 novembre 2011)

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