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L'annuncio del comandante

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Quando era ancora possibile volare con la porta del cockpit aperta, molti passeggeri venivano a visitare la cabina di pilotaggio, per ammirare tutti i pulsanti che dovevano sembrare quasi avveniristici. La solita domanda era: “Ma li conoscete tutti, questi pulsanti?”.

La solita risposta era: “Certo che no!”... non volevo passare come il presuntuoso che sa tutto lui. D’altra parte, quando ero bambino, di fronte ad una mia domanda posta ad un comandante che pareva molto anziano, ricevetti una risposta affermativa, alla quale non credetti: pensai che fosse inverosimile che una persona conoscesse tutti quei bottoni.

Il bello è che le domande rivolte ai piloti giungono subito dopo l’annuncio fatto attraverso l’interfonico di cabina durante il quale hai appena spiegato le cose che invece quei passeggeri chiedevano imperterriti. Evidentemente, è proprio la cabina di pilotaggio che stimola le stesse domande: a che quota siamo? A che velocità andiamo? Qual è la temperatura esterna?

Essendo cose che hai appena detto, capisci con il tempo che i passeggeri non ascoltano il contenuto del messaggio, ma sono molto colpiti dal tono di voce del comandante. Se trasmetti tranquillità, puoi anche dire che ci schianteremo all’aeroporto di Ancona... dove la temperatura è di diciotto gradi.

Piuttosto, mi sono sempre chiesto come mai l’annuncio del comandante sia rassicurante invece che agghiacciante. Infatti, con voce calma e suadente il comandante ti informa che stiamo volando a velocità inusitate per una persona normale, che ha dei limiti di velocità a 90 km/h perché più veloce è ritenuto pericoloso, e poi si sente dire che sta andando a 900 km/h come se niente fosse.

Un’altra cosa che dovrebbe inquietare chi ascolta è che la temperatura esterna è di 50 gradi sotto lo zero. Vuol dire che se l’aereo perde la pressurizzazione ci si trova istantaneamente in una cella frigorifera, senza ossigeno, con un rumore superiore ai centoquaranta decibel. Mica male, come esperienza.

Poi ci sono quelli che hanno paura del volo, ma accettano tranquillamente di sentire che l’aereo sta attraversando una zona di turbolenza, oppure che a destinazione troveremo temporali. Cose di cui hanno paura anche i piloti.

Comunque sia, l’annuncio deve essere realistico, veritiero, ma non troppo ansiogeno: si parlerà quindi di foschia quando c’è nebbia fitta, si accennerà a tempo nuvoloso quando ci sono cumulonembi intorno all’aeroporto, si alluderà a vento sostenuto quando invece si sono raffiche di vento da chiudere l’aeroporto. Insomma, non è proprio una verità da giornalisti, ma neanche una confessione aperta.

D’altra parte, una volta che una persona è in volo è inutile spaventarla se tanto non ci può fare nulla. In quel momento è nelle mani dell’equipaggio… sperando che non applauda.

Ad ogni modo l’annuncio più strano l’ho sentito sul mio aereo durante un volo verso l’aeroporto di Tarbes, località dove atterra chi è diretto al santuario di Lourdes. Con una specifica autorizzazione, il prete che accompagna il gruppo vacanze celebra la messa direttamente attraverso l’interfonico.

Oltre ai ringraziamenti alla Madonna e alle dovute preghiere, c’è anche un auspicio affinché il volo atterri regolarmente. In pratica, se non intervengono le alte sfere, l’equipaggio potrebbe non essere in grado di portare a termine il volo in sicurezza.

D’altra parte, la Chiesa di Cielo se ne intende. Mica noi poveri piloti.

(18 novembre 2011)

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