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Fiumicino, l'aeroporto "olimpico" - II

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II - Una colata di cemento da 1.300 ettari. Questa, per usare le parole del sindaco di Roma Gianni Alemanno durante gli Stati Generali della città, è “la vera madre di tutte le battaglie": sta parlando dell’ampliamento dell’aeroporto Leonardo Da Vinci.

l numeri sono quelli di una grande opera. 1.300 ettari di cemento che andranno a raddoppiare l’attuale sedime aeroportuale che occupa una superficie di 1.400 ettari. 55 milioni di passeggeri entro il 2020 fino ad arrivare ai 90-100 milioni previsti nel 2044 a fronte dei 36 milioni e 300 mila passeggeri circa registrati nel 2010. Sei piste di atterraggio e decollo (ora l’aeroporto è dotato di tre piste). Centomila posti di lavoro diretti e 250 mila posti nell’indotto.

Per raggiungere gli obiettivi il piano prevede investimenti per 12,5 miliardi di euro (fonte Corriere della Sera del 19 aprile 2011) fra il 2012 e il 2044. Più del Ponte sullo Stretto di Messina, “fermo” a 6,3 miliardi. Non un semplice ampliamento della struttura dell’attuale Leonardo Da Vinci ma un vero e proprio secondo aeroporto che si estenderà interamente nella Riserva Naturale Statale del Litorale Romano.

Un progetto chiave per la Roma proiettata verso il futuro delle Olimpiadi, un’opera da cui non si può prescindere. Peccato però che il tanto sbandierato ampliamento sarà possibile solo a partire dal 2026 mentre in tempo per le Olimpiadi, nel 2019, verrà completato e ammodernato soltanto l’esistente. E comunque il progetto definitivo ancora non c’è: la società inglese Scott Wilson dovrebbe presentarlo entro giugno del 2012 e solo allora sarà possibile avviare le procedure autorizzative.

L'insistenza mediatica sul raddoppio dell’aeroporto serve quindi a fare pressione per ottenere un aumento delle tariffe come opera essenziale per l'assegnazione delle Olimpiadi.

"Sbloccare subito lo sviluppo dell’aeroporto di Fiumicino altrimenti Olimpiadi a rischio" afferma Aurelio Regina, presidente UIR, sulle pagine de Il Messaggero il 14 gennaio 2011. "La nostra sfida è il 2020" afferma Zingaretti nel corso del convegno del 19 aprile 2011 presso il teatro Capranichetta organizzato dal PD.

Attorno alla recinzione che delimita l’aeroporto, l’agro romano si estende a vista d’occhio, interrotto e delimitato dalla simmetria rettangolare dei canali costruiti negli anni Venti per bonificare l’area. E proprio al limitare della pista, non molto distante dall'Oasi Naturale del WWF di Macchia Grande, si trova l’azienda agricola biologica Caramadre: "Fortunatamente qui ci troviamo dalla parte opposta rispetto alla rotta di decollo e di atterraggio dei velivoli, protetti dall'inquinamento che teniamo comunque costantemente monitorato" spiega Claudio Caramadre, il proprietario.

Qui i pesticidi sono banditi e il compito di togliere le erbe di troppo che crescono accanto all’insalata e agli ortaggi su una terra della consistenza della sabbia del mare viene svolto manualmente dai lavoratori. "Così il prodotto è più sano" racconta Caramadre "e io posso dare lavoro alla gente del posto senza versare un sacco di soldi alle multinazionali farmaceutiche che producono pesticidi".

Come l’azienda Caramadre, una ventina di attività sarà costretta a chiudere. Alcuni su quei terreni dove si vorrebbero far decollare e atterrare aerei pieni di turisti, oltre al lavoro, hanno anche la casa. Così, con gli espropri, perderanno dove vivere e di che vivere. "Ma non pensiate che dal punto di vista lavorativo le cose oggi vadano bene" avverte Caramadre "dopo anni senza un sostegno pubblico al settore, l'agricoltura in Italia è un’attività morta e la maggior parte di queste aziende è in crisi".

L’azienda Caramadre si estende su alcuni dei pochi ettari da espropriare che non rientra nei terreni della Maccarese SpA, società di proprietà della famiglia Benetton.

La maggior parte delle attività, invece, lavorano terreni marca Benetton. Il 98% dei 1.300 ettari da espropriare per lasciare spazio alla grande opera infatti appartiene alla Maccarese SpA, la più grande (3300 ettari in totale) azienda agricola italiana.

(II - continua)

maniArticolo tratto, per gentile concessione
della casa editrice Alegre,
dal libro Le mani sulla città,
di Paolo Berdini e Daniele Nalbone.
A Ylenia Sina (redattrice del terzo capitolo),
agli autori del libro, e alla casa editrice
va il ringraziamento di Manuale di Volo.

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