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Giovani piloti

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Il pilota ha la fortuna di svolgere una professione che desiderava fare da bambino. L’elemento del sogno realizzato non va sottovalutato. I primi tempi che si indossa la divisa con i galloni d’oro si è ancorati a questa dimensione esistenziale di realizzazione personale, tipica di chi svolge un’attività che investe non solo la vita privata, ma tutto il proprio essere; per questo vi è nel pilota una forte identificazione con il ruolo.

Un mio amico, con due anni di volo di linea alle spalle, mi confidò che si sentiva “più pilota” i primi tempi che si alzava in volo con l’aeroplanino, piuttosto che qualche anno dopo, quando aveva accumulato una discreta esperienza sui grandi aerei di linea.

 

L’atteggiamento tenero di quei giovani piloti che camminano a due palmi da terra con lo sguardo da “la so lunga io”, mi riporta alla mente i primi tempi di tutti noi.

Quando arrivavano i piloti, anzi gli aspiranti piloti, nelle località italiane che ospitavano i vari centri addestramento, c’era la mobilitazione tra gli abitanti del posto. Verso di loro suscitavamo curiosità, ammirazione, in qualche caso invidia, pur non avendo credito per meritare quei sentimenti dalle persone che ci valutavano.

Il sentimento di forte realizzazione e identificazione con il ruolo comporta una sensazione di confidenza in se stessi e di autonomia che deriva sia dall’aver raggiunto gli obbiettivi prefissati, sia dall’aver diritto ad un reddito di tutto rispetto, se confrontato con i propri coetanei. Il pilota si può permettere una vita agiata fin da subito. Tanto sforzo, tanto impegno, ma tutto sommato la fatica è ben ripagata. Consideriamo che sono poche le professioni nelle quali i risultati si cominciano a vedere da subito: medici, avvocati, i liberi professionisti in genere, necessitano di una lunga gavetta prima di ottenere i primi successi nella loro attività. Con il tempo, ci si accorge che è vero il detto: “I soldi non li regala nessuno”.

I  medici raggiungono una posizione soddisfacente in termini di status e di reddito ben oltre i trent’anni. A fine carriera, se tutto è andato bene hanno possibilità di pareggiare il conto, e finanche di superarlo, rispetto ai piloti, ma i loro primi passi sono particolarmente ardui.

L’approccio alla carriera di un pilota si svolge abbastanza in solitudine. Non tanto perché non ci si trova più in un gruppo, come alla scuola di volo, ma perché si deve imparare a sviluppare uno spirito di autonomia e di adattamento al nuovo ambiente. Chi ha poca esperienza deve apprendere non solo i rudimenti della professione sul versante tecnico-relazionale, tramite imitazione dei più anziani, ma deve essere in grado di saper codificare l’ambiente di lavoro. L’ambiente di lavoro per noi è il mondo.

Tornati dalla scuola di volo ci sono anche delle novità nella sfera privata: un trasloco, l’allestimento della nuova casa, il tempo necessario per ambientarsi nella nuova zona, che in molti casi significa una nuova città, la costruzione di una rete di relazioni riguardante amici, conoscenti, vicini. A tutto questo va aggiunto il cambiamento inevitabile che avviene a livello di coppia, dal momento che bisogna ri-modulare tutta una serie di abitudini che si avevano con il partner.

Chi aveva una ragazza fissa, immancabilmente si trova a dover affrontare i soliti problemi: gelosie per il nuovo lavoro, fatto di viaggi, di permanenze prolungate fuori casa, lontano da occhi indiscreti, soprattutto in mezzo a tante belle donne che nell’immaginario collettivo sono particolarmente ambite. Visti da lontano, solo gli attori di teatro in tournèe, forse, si trovano a vivere questo tipo di vita. Così, è frequente che molti rapporti si frantumino dopo poco tempo perché solo una persona molto intelligente e saggia, oppure solo chi ha già vissuto questo tipo di esperienza, può capire la nostra vita da itineranti.

Per inciso, e per fugare indebiti sospetti nutriti da chi rimane a terra, bisogna dire che la vita del navigante, oggi, è molto più morigerata di quello che le attribuisce l’immaginario collettivo.

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