Sopravvivenza moderna PDF Stampa E-mail
Scritto da Isotta Ognibene   

Nel corso degli anni si è arrivati a considerare le emozioni come parte integrante del processo decisionale, sradicando cosi la convinzione che esse siano d’intralcio ai processi razionali e alla capacità di prendere decisioni.

Se per anni i cognitivisti hanno considerato le emozioni degli stati soggettivi della coscienza, oggi queste vengono considerate come il prodotto finale di un’elaborazione di una informazione che si svolge inconsciamente. Ciò rende possibile studiare i processi cognitivi ed emotivi con la stessa metodologia concettuale, perché entrambi implicano un’elaborazione inconscia della situazione che genera un contenuto cosciente.

Ciò che in realtà contrasta con i processi cognitivi, è lo stress perché esso genera importanti cambiamenti delle funzioni cognitive. I suoi effetti incidono sull’uomo e sul suo ambiente lavorativo, sociale, sulle sue esperienze e abitudini di vita, sul suo fisico e sulla sua psiche. A determinare una reazione più o meno appropriata è quella che viene definita “mediazione psicofisica”; tuttavia di fronte a situazioni particolarmente stressanti attività come percepire, comunicare e decidere, ed emozioni come la paura possono subire pesanti influenze.

Nel corso dell’evoluzione della specie l’uomo ha dovuto reagire in maniera appropriata di fronte a dei pericoli che cambiavano con il cambiamento della società. I nostri antenati dovevano sopravvivere agli animali pericolosi, ad un ambiente inospitale, alla natura; fattori questi che, determinando la selezione naturale darwiniana, permettevano di tramandarsi geneticamente le risposte comportamentali per facilitare la sopravvivenza ed evitare le situazioni di pericolo. L’uomo moderno è riuscito a dominare la natura con le scoperte scientifiche e tecnologiche sottoponendosi però ad un bombardamento di stimoli maggiore (circa 65000 stimoli in più), e continuato, che ha determinato disturbi dell'attenzione, della concentrazione, del sonno e risposte emotive esagerate che rendono l'uomo più aggressivo e meno disposto alla collaborazione.

Bombardamento acustico, inquinamento atmosferico, eccesso di notizie (soprattutto di cronaca nera), impegni, fretta e scene violente della TV, sono solo alcuni di questi nuovi stimoli che ci portano a goderci la vita e le cose in maniera nervosa e faticosa. Inoltre con la tecnologia, l’uomo ha creato dei nuovi pericoli a cui non tutti sanno rispondere in maniera appropriata.

La “sopravvivenza moderna” può essere definita come l’esperienza dell’uomo che viene acquisita attraverso esperienze traumatiche, perché la scienza e la tecnica hanno infuso in lui la convinzione di essere invincibile di fronte a situazioni pericolose; questo ha fatto sì che si determinasse una regressione delle risposte comportamentali perché l’uomo, non più abituato a dover salvaguardare la propria vita da pericoli mortali, ha dimostrato di non essere più in grado di interpretare i segnali della propria mente (qui intesa come cooperazione di corpo e cervello) e di agire in preda alle degenerazioni emotive. Questo ha generato in lui una perdita di consapevolezza ed un’incapacità di elaborare delle strategie perché totalmente schiavo delle emozioni.

I pericoli maggiori della società moderna sono rappresentati dal prodotto di quelle organizzazioni complesse (trasporto aereo,ferroviario,centrali nucleari) legate al continuo sviluppo tecnologico. I risultati ad esse legati possono influenzare sia in maniera positiva che negativa la vita degli uomini e dell’ambiente in cui vivono: ciò dipende dalla capacità dell’uomo di relazionarsi con esse in maniera appropriata.

In questa ottica, è interessante analizzare come l’uomo può reagire di fronte al pericolo per eccellenza dell’organizzazione complessa che è il trasposto aereo: l’incidente aereo.

(18 febbraio 2012)

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