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I pirati dei cieli

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È di grande attualità, oggi, parlare di pirati. Con la dissoluzione dello stato somalo infatti si è venuto a creare un vero e proprio santuario di predoni del mare, i quali attaccano qualsiasi cosa passi sulla superficie dell’acqua.

I pirati sono sempre esistiti, ma con la nascita degli Stati nazionali la loro presenza è via via calata. Nella vecchia Europa, addirittura, si inventò un modo elegante di volgere questa piaga a proprio vantaggio, come quando la regina di Inghilterra si inventò il brevetto per i corsari, che sostituirono i pirati semplicemente cambiando nome. Sintetizzando: vuoi rubare? Va bene, purché sia fatto con la bandiera del mio Paese.

E in cielo, ci sono i pirati? Dipende cosa intendiamo per pirata dei cieli. Anche nel linguaggio comune parliamo di pirata della strada, per indicare una persona che si mette al volante senza avere le qualifiche ed infrangendo tutte le norme del codice della strada e del codice penale. Possiamo quindi distinguere il pirata che attacca l’aereo per dirottarlo e quello che invece porta l’aereo come un pirata della strada.

Alla prima schiera di pirati appartengono diversi tipi di soggetti. Coloro che devono dirottare perché appartenenti a qualche organizzazione criminale o terroristica. L’esempio dell’11 settembre 2001 è stato talmente eclatante che pare difficile, o perlomeno improbabile, che si possa ripetere. Anche perché mentre prima il dirottatore politico prendeva in ostaggio un aereo e i suoi occupanti per ottenere visibilità per una causa, o per rivendicare una leadership all’interno di una galassia di gruppi terroristici, oppure ancora per scambiare prigionieri politici con i passeggeri ed equipaggio, oggi la situazione è molto diversa: l’aereo diventa un proiettile lanciato contro un obiettivo civile. Quindi, tra servizio di intelligence, screening di sicurezza durante l’imbarco, metal detector,  procedure a bordo e porte blindate, la possibilità che accada un dirottamento di quel tipo.è abbastanza remota  Tuttavia la realtà è molto più bizzarra della fantasia e non si sa mai.

L’altro tipo di dirottatore è il pazzo scatenato che, avendo problemi mentali propri, non sa cosa fare della propria vita se non qualche azione tipo Robert De Niro in Taxi Driver. Di solito non ha armi sofisticate, improvvisa una sceneggiata, cerca di prendere il possesso dell’aereo minacciando gli assistenti di volo o qualche passeggero vicino a lui. Solitamente, questo tipo di dirottatore viene convinto a smetterla con un po’ di savoir faire da parte dell’assistente di volo: “Ma chi te lo fa fare? Ma tutto sommato sei un bravo ragazzo e quando torniamo a terra ti daranno quello che ti aspetti, etc.”

Una volta, molto prima dell’11 settembre, un aereo di linea in Italia fu dirottato da un bambino con una pistola giocattolo. Si, un bambino che dirottò un aereo con una pistola giocattolo. Non ricordo il motivo, ma sicuramente da quel momento ho un metro abbastanza attendibile che mi permette di pazientare ancora un po’ prima di definire i miei figli “teppisti”, anche se mi hanno rotto tutto quello che c’era da rompere a casa.

E veniamo all'altro tipo di pirata dei cieli, cioè quello che porta l’aereo come se fosse un pirata della strada un po’ più evoluto. Ci sono quelli che lo devono fare per forza, come ad esempio quelli che volano da ovest ad est in Africa per portare i pellegrini alla Mecca. Volano di notte a luci spente e senza il transponder (che segnala la presenza dell’aereo sugli schermi radar dei controllori di volo ed anche agli altri aerei della zona).

Diversi anni fa, mi ricordo di averne incontrati un paio dalle parti della Nigeria e uno a Dakar. Perché lo fanno? Perché in Africa le tasse di sorvolo si pagano solamente se dichiari chi sei, dove sei e dove devi andare., un po' come in “Non ci resta che piangere”, il film di Massimo Troisi e Roberto Benigni, nel quale il casellante chiedeva “Chi siete? Dove andate? Un fiorino”.

In pratica, le stazioni dei controllori di volo di Kisangani o di Kinshasa sono delle semplici capanne con un “baracchino” in HF che chiedono all’aereo nominativo, posizione e destinazione e poi battono cassa nei confronti della compagnia aerea. Ciò significa che sanno cosa vola sulla loro testa soltanto se il pilota lo dichiara esplicitamente. Non avendo radar, si devono fidare dell’onestà dei piloti.

Infine, i pirati possono essere anche quelli che hanno l’atteggiamento del macho, alla “Adesso ti faccio vedere io quanto sono bravo”. Questi soggetti, fortunatamente in via di estinzione, appartengono alla schiera dei piloti che vogliono vedere fino a che punto si può giocare con l’aereo, con la legge e con la vita. Essi sono intimamente convinti che l’indisciplina sia un modo per mettersi in mostra, che le norme di sicurezza siano per i mediocri, per quelli che non sanno portare l’aereo, che non hanno il “manico”. Purtroppo, non sono presenti solo in aviazione, ma anche in altri campi, come la medicina, oppure sulle navi. Insomma, sono quelli che non pensano soltanto che venga prima Dio e poi il comandante, ma addirittura vorrebbero invertire le parti.

Anche a costoro ci dovremmo rivolgere con un: “Ma tutto sommato sei un bravo ragazzo, ma chi te lo fa fare?”, parlando loro con calma, senza contraddirli, fino a che non arriva l’ambulanza.

antonio.chialastri(at)manualedivolo.it

(6 marzo 2012)

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