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Una volta, nel cockpit, guardavi alla tua sinistra e sapevi chi sedeva nel posto del comandante. Lo sapevi a prescindere dalla conoscenza personale dell’individuo. Il comandante era anagraficamente più anziano (anzi, meno giovane) di te, aveva più anni di volo alle spalle e più ore di volo.

Aveva passato più anni in azienda ed in essa era cresciuto professionalmente, percorrendo tutte le tappe previste. Era più esperto di te e conosceva la macchina sulla quale si operava meglio di te. Era una persona che indubbiamente contribuiva alla tua crescita umana e professionale. Aveva un contratto a tempo indeterminato che gli consentiva di svolgere le sue mansioni con serenità e professionalità. Era una persona che parlava la stessa tua lingua natia.

Una volta, nel cockpit, guardavi alla tua destra e sapevi chi sedeva nel posto del copilota. Lo sapevi a prescindere dalla conoscenza personale dell’individuo. Il tuo copilota era un giovanotto che ti guardava con il rispetto dovuto ad una figura professionale dalla quale aveva molto da imparare, sia dal punto di vista umano che da quello professionale. Era relativamente inesperto ma aveva voglia di imparare; aveva magari poche ore di volo ma aveva tanti anni di carriera davanti ed un margine di miglioramento ancora ampio. Aveva l’ambizione di diventare anche lui un giorno un bravo comandante. Anche lui aveva un contratto a tempo indeterminato che gli dava tranquillità professionale e familiare. Anche lui parlava la tua stessa lingua.

Adesso non è più così.

Il tuo comandante può essere una persona meno esperta di te, con meno ore di volo sia totali che sulla macchina; possibilmente è più giovane di te e magari non è cresciuto professionalmente neanche nella tua stessa azienda. Il suo contratto può essere in scadenza di lì a poco e lui non sa neanche se glielo rinnovano. Spera che non gli succeda mai nulla ed evita qualsiasi cosa che egli ritiene possa mettere in pericolo il suo rinnovo contrattuale, a costo di scendere a compromessi con prescrizioni tecniche e limiti di servizio. Forse parla spagnolo, olandese o polacco ed il suo inglese (o italiano) non è neanche tanto buono.

Il tuo copilota magari ha i capelli bianchi ed è chiaramente più anziano di te. Probabilmente ha più ore di volo totali e sulla macchina; forse è un ex-militare che nella sua vita precedente ha visto di tutto e di più. Forse è in azienda dal doppio dei tuoi anni. Quasi sicuramente è arrabbiato e frustrato perché sa benissimo che non diventerà mai comandante; ritiene di non avere più nulla da imparare e pensa che il tizio seduto accanto a lui non possa aggiungere nulla al suo già ampio bagaglio professionale.

Oppure è giovane, molto giovane: E’ stato schiaffato in linea dopo il minimo legale di addestramento e il suo contratto è per i 3 mesi estivi e ha dovuto pure sborsare 15.000 euro di tasca propria per pagarsi il passaggio sul velivolo sul quale deve lavorare. E’ preoccupato per il suo futuro professionale e per la sua famiglia, perché sa benissimo che la compagnia per la quale lavora non va tanto bene. Parla perfettamente inglese ed italiano ma quel benedetto ungherese seduto a sinistra non lo capisce proprio.

Ogni giorno centinaia di equipaggi prendono servizio. Ogni giorno centinaia di piloti si scrutano dal proprio posto nel cockpit e si chiedono: “Con chi sto volando, oggi?”

(13 marzo 2012)

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