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Alchimie di bilancio

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Cinquantaduesima puntata del dossier Alitalia CAI, per gentile concessione di Felice Saulino www.felicesaulino.it
Il 2012 segna la fine dell’era Sabelli.

Secondo le veline passate ai giornali dal vertice Alitalia, l’uomo della ristrutturazione, il tagliatore di costi (Sabelli) ha compiuto la sua missione e cede il passo a un manager dal “profilo commerciale” per “rafforzare il marchio”. Ma se fosse veramente così, al nuovo amministratore delegato toccherebbe un missione impossibile: dovrebbe occuparsi dell’espansione della compagnia di bandierina nel momento più difficile, alla vigilia della scadenza della moratoria triennale che fino ad oggi ha impedito all’Antitrust d’intervenire sul monopolio delle migliori rotte nazionali assicurato nel 2008 dal governo Berlusconi.

L’uomo che dovrebbe compiere il miracolo di far decollare (finalmente) l’Alitalia dei “patrioti” è Andrea Ragnetti, ex giocatore di basket con una carriera da manager internazionale prima alla Procter & Gamble (detersivi) poi alla Philips (lampadine, rasoi, elettrodomestici) e una predisposizione al marketing. Come Sabelli, quando fu messo alla cloche di Alitalia, Ragnetti non sa nulla di trasporto aereo. E come Sabelli, vanta un passato nella Telecom di Colaninno, l’ex “capitano coraggioso” dalemiano poi trasformatosi in “patriota” berlusconiano e presidente Alitalia.

L’uscita di scena di Sabelli prevede due tempi. Dal 5 marzo Ragnetti gli subentra come direttore generale e lo affianca per imparare il mestiere. A fine marzo, dopo l’assemblea degli azionisti, assume anche le deleghe di amministratore delegato. L’assemblea di marzo è quella in cui i soci CAI sono chiamati a ratificare il bilancio 2011, bilancio che -stando ai comunicati aziendali- si sarebbe chiuso “in linea con l’obiettivo di pareggio operativo” e un rosso di “appena” sei milioni di euro. Nemmeno un accenno all’aiutino dato al bilancio 2011 dalla cassa integrazione per 700 dipendenti concordata a marzo 2011 con i sindacati, dopo l’ennesimo regalo del governo Berlusconi che aveva esteso all’Alitalia privata gestita da CAI alcune norme in deroga introdotte per pilotare il fallimento della compagnia pubblica di bandiera.

Senza curarsi del ridicolo, la maggior parte dei media ha titolato sul “pareggio sfiorato”. Onore al merito del Sole 24 Ore che invece ha scelto un più realistico “Il terzo anno di Alitalia si chiude in rosso per 69 milioni”. 69 milioni di euro è -infatti- il risultato “netto”, quello che comprende tasse, contributi previdenziali e oneri vari. Ma la perdita vera sarebbe superiore ai 69 milioni dichiarati.

Il problema è che per capire di quanto ci vorrebbe il bilancio completo con tutte le “entrate straordinarie” messe all’attivo. Naturalmente questo bilancio non è disponibile e naturalmente l’Alitalia non entra nel dettaglio dei “proventi diversi”. Secondo Gianni Dragoni (Sole 24 Ore di sabato 25 febbraio 2012), da documenti “riservati” che ha potuto consultare ammonterebbero a 115,7 milioni “solo nel primo semestre”.

Conclusione: senza le entrate straordinarie iscritte in bilancio, Alitalia avrebbe dovuto chiudere il 2011 mettendo nero su bianco una perdita netta superiore a quella di 167 milioni e 600 mila euro dichiarata nel 2010.

Articolo pubblicato su www.felicesaulino.it sotto licenza
Creative Commons, riprodotto per gentile concessione dell'autore

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