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Un aereo sotto al mare

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La cosa che rassicura chi vola è vedere l’aria come se fosse un liquido. Ed in effetti, dal punto di vista aerodinamico, si considera il volo subsonico (cioè tutto quello che c’è come velocità prima del muro del suono) come effettuato in un liquido incompressibile.

Navigare in un liquido elimina la paura del vuoto. L’horror vacui è una delle paure ataviche dell’uomo e ritorna spesso anche nei sogni. L’uomo, essere pesante e pensante, non può combattere contro l’evanescenza dell’aria.

Manca in aria il famoso punto di appoggio che chiedeva Archimede per sollevare il mondo. E allora, su cosa fa perno l’aereo, quando si alza in volo?

L’immagine che ci rende più familiare questo mistero altrimenti noto come “portanza” è quella del ciottolo lanciato in acqua con la giusta pendenza. Non va giù. Un sasso tirato piano, senza un angolo di incidenza idoneo, senza la forma giusta, va a fondo. L’aereo ha lo stesso comportamento in aria. Disegnatelo quadrato, con le ali storte, con motori deboli e non è più un aereo, ma un’anatra.

Dunque, contrariamente al senso comune, l’aria ha una sua consistenza. Può essere considerata proprio un fluido nel quale un oggetto con la forma appropriata si può muovere agevolmente. In effetti, l’ala rende l’aereo una specie di sommergibile. E non è l’unica analogia.

Anche il sommergibile ha delle alette che lo stabilizzano, un timone che rende possibile salire e scendere, le montagne sottomarine da evitare così come vi sono il Monte Bianco e il Cervino per gli aerei di linea. Un bellissimo film con Sean Connery, Caccia ad ottobre rosso, parla della vita in un sottomarino sovietico che improvvisamente diserta l’Armata Rossa. Tutto il film è centrato sul tentativo di recuperare il sommergibile atomico con una caccia organizzata dalla marina sovietica.

In questo film è descritto molto bene come il sottomarino effettui una navigazione servendosi di carte geografiche che riportano le varie altitudini da rispettare, ad esempio per evitare le montagne subacquee. Il comando principale è il timone di profondità, che permette di salire e scendere esattamente come in aereo.

Quando si sente parlare , da parte dei passeggeri spaventati, dei fantomatici vuoti d’aria, bisognerebbe ricordare che non esistono vuoti d’aria, non più, almeno, di quanto esistano vuoti d’acqua. Solo che, in mezzo al mare, vediamo le onde e sappiamo che sicuramente il mare è arrabbiato e che dunque ci aspetta una traversata problematica fatta di ondeggiamenti, ampi beccheggi, scuotimenti dello scafo che alla lunga ci provocheranno mal di stomaco, con spiacevoli quanto poco estetiche conseguenze fisiche. In aereo invece, l’aria perturbata non si vede, essendo invisibile. Allora, può capitare di incontrare la turbolenza in aria chiara, che tra l’altro neanche i piloti possono prevedere con esattezza, se non attraverso quello che leggono sulle carte meteorologiche.

Il problema è che nelle carte meteorologiche emesse in Italia, tutti i giorni è prevista turbolenza forte ed anche fortissima, tanto da generare il famoso effetto “al lupo! al lupo!”.

(1 novembre 2009)

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