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Se 21 ore vi sembran poche

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Eravamo stati facili profeti. Quanto paventato nell'articolo Deroga alla sicurezza, nell'ormai lontano settembre  2010, si è puntualmente avverato: la deroga ai tempi massimi di servizio “concessa a titolo temporaneo e di sperimentazione” è sempre in vigore, e ha dato i suoi (malsani) frutti.

Inutilmente alcune organizzazioni professionali hanno fatto a più riprese notare a ENAC che, nella pratica dei fatti, volare continuamente oltre i limiti previsti per legge, godere di un riposo solo di poco superiore al minimo regolamentare e ripartire per un volo (ancora una volta notturno) poneva seri problemi di sicurezza.

Altrettanto inutilmente diversi piloti, coinvolti in operazioni rischiosamente vicine anche alla deroga disinvoltamente concessa da ENAC, hanno compilato i loro ASR (Aeronautical Safety Report, un atto dovuto quando si ritiene che i margini di sicurezza siano stati in qualche modo erosi): ad alcuni di essi è stato fatto chiaramente intendere che era meglio lasciar perdere e adeguarsi ai voleri dell'azienda.

E così, in questo clima lavorativo caratterizzato dalla pressione ad arrivare sempre e a qualsiasi costo al termine del volo, alla fine c'è scappato il fatto eclatante, quello che nonostante le minacce di Ragnetti ai piloti “chiacchieroni” atterra davvero sulle pagine dei giornali, costringendo anche ENAC ad abbandonare la politica dell'occhio non vede cuore non duole e ad aprire un'inchiesta.

Questi i fatti: l'equipaggio del volo AZ 680 dell'11 marzo scorso, da Roma a Buenos Aires, dopo essersi presentato in aeroporto a Fiumicino alle ore 19:25z (tutti gli orari sono UTC), è decollato alle 21:57z e 13 ore e 55 minuti più tardi, impossibilitato a raggiungere Buenos Aires a causa delle avverse condizioni meteo, è atterrato a Montevideo. A quel punto sono passate 16 ore e 27 minuti dall'inizio del servizio.

A Montevideo l'aereo viene rifornito e, sempre con equipaggio e passeggeri a bordo, aspetta il momento buono per provare a ripartire verso Buenos Aires, dove però il maltempo persiste. Alla fine, e sono già le 13:40z (attenti a questo orario!!!), spinti dalla necessità di non fare troppo tardi, decidono di decollare. Tentativo infruttuoso, perché l'atterraggio a Buenos Aires si rivela impossibile e il volo AZ 680 è costretto a dirottare, stavolta verso Cordoba, dove atterra alle 16:09z.

Dall'inizio del servizio sono trascorse esattamente 20 ore e 44 minuti che, comprensive della mezz'ora necessaria a chiudere completamente le operazioni di volo, fanno 21 ore e 14 minuti di servizio. La deroga alla deroga è servita: siamo ampiamente al di là di ogni regola di sicurezza.

Poche righe fa ho richiamato la vostra attenzione su un orario, quello della ripartenza da Montevideo, alle ore 13:40z... ebbene, se fate una botta di conti, vi accorgerete che a quel punto le ore di servizio erano 18 e 15 minuti. Questo significa che il limite delle 18 ore, concesso in deroga da ENAC, era già superato e che quel decollo non avrebbe mai dovuto avere luogo.

Un arbitrio del comandante? Difficile da credere, perché i telefoni satellitari presenti a bordo rendono in qualsiasi momento possibile il contatto con la base di armamento. E' quindi verosimile pensare che il Coordinamento Operativo di Fiumicino fosse perfettamente al corrente di quello che stava succedendo, ed abbia dato il suo avallo, forse confidando in un atterraggio a Buenos Aires che avrebbe concluso positivamente la vicenda, facendo così cadere ancora una volta un velo di silenzio sull'accaduto.

Più o meno quello che era successo qualche mese fa in occasione di un volo tra Fiumicino e Los Angeles: anche in quel caso si era andati oltre ogni deroga, ma siccome tutto era finito bene, le poche voci che si erano levate a stigmatizzare l'accaduto erano state, tanto per cambiare, messe a tacere.

...con buona pace della sicurezza del volo.

(21 giugno 2012)

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