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La guerra dell'acqua

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Che l'acqua sarà il petrolio del terzo millennio, gli analisti della situazione mondiale ce lo vanno ripetendo ormai da almeno due decenni, con evidente allusione all'importanza strategica che il controllo delle riserve planetarie del prezioso liquido va assumendo.

E siccome nel terzo millennio ormai ci siamo, pare logico che ci sia chi si preoccupa di economizzare, oltre che sul petrolio, anche sull'acqua. Stiamo ovviamente parlando di compagnie aeree, e dei provvedimenti che i loro manager stanno mettendo in atto per centrare l'obbiettivo “meno costi ad ogni costo”.

Più in particolare, ci stiamo occupando delle compagnie del gruppo Alitalia, il cui nuovo amministratore delegato, da pochi mesi succeduto a Rocco Sabelli, appare particolarmente attivo sul fronte “taglio delle spese”, con interventi a tutto campo che spaziano dalla riduzione dei consumi del carburante alla lotta contro lo spreco dell'acqua.

Per quello che riguarda i carburanti (e le perplessità che l'intervento solleva), vi rimandiamo a quanto già scritto pochi giorni fa, mentre sul tema “acqua” segnaliamo oggi l'iniziativa estiva di Andrea Ragnetti nei confronti degli equipaggi di AirOne (che del gruppo Alitalia CAI è il cosiddetto smart carrier) i cui equipaggi si sono visti, proprio all'inizio della stagione, ridurre drasticamente il quantitativo d'acqua imbarcato per sopperire ai loro bisogni: “Non più di sei bottiglie al giorno per equipaggio!”, ha tuonato Ragnetti.

Se si considera che l'equipaggio è composto mediamente da quattro persone, che resta in servizio anche per più di dodici ore, che siamo in estate, e che il microclima di un aereo tende decisamente al secco, non si può fare a meno di constatare l'inadeguatezza di una riserva idrica del genere. Ma alle proteste di piloti e assistenti di volo il nostro ex-cestista ha reagito con un autoritario: “Se volete una bottiglia d'acqua, fate come me: compratevela!”.

Ragnetti ignora (o molto più probabilmente finge di ignorare) molte cose. Tanto per cominciare, che la regolamentazione internazionale obbliga l'operatore a fornire ai propri equipaggi generi di ristoro in misura adeguata. Fa anche finta di non sapere che i piloti sono sottoposti alle medesime misure di sicurezza previste per i passeggeri, per cui anche se un pilota si portasse da casa le sue brave bottiglie, queste sarebbero intercettate e sequestrate prima dell'imbarco. E sorvola (da bravo manager aeronautico) sul fatto che normalmente, durante un transito tra un volo e l'altro, non c'è né il modo né il tempo di andare al bar dell'aeroporto.

Eppure, grazie al suo passato di atleta di ottimo livello, Andrea Ragnetti dovrebbe sapere bene che la disidratazione riduce drasticamente le prestazioni psico-fisiche dell'uomo. E, grazie al suo presente di manager di compagnie aeree, dovrebbe anche rendersi conto che se il decadimento prestazionale di un cestista può condurre al massimo a sbagliare un tiro libero decisivo, quello di un pilota può avere altre e ben più gravi conseguenze.

Sicurezza a rischio, dunque? Ebbene no, perché di acqua a bordo c'è anche quella destinata normalmente ai refreshment offerti ai passeggeri, e c'è da scommettere che un pilota (o un assistente di volo) assetato non starà certo a chiedersi se il bicchier d'acqua che sta bevendo fosse o meno, nelle intenzioni di Ragnetti, destinato a lui.

Facile dunque prevedere che le restrizioni bellicosamente annunciate finiranno col ricadere sui passeggeri... d'altra parte, siate sinceri, se foste a bordo di un aereo preferireste che a soffrire la sete siate voi, o colui che vi deve portare sani e salvi a destinazione?

(9 agosto 2012)

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