10 agosto, volo 003
Scritto da Carlo Galiotto
Sotto di noi, le luci della Versilia, tra il buio del mare e della terra. Noi, livello di volo duecentocinquanta. Sopra di noi, tutte le stelle. “Senti un po’, Paolo…spegniamo tutte le luci del cockpit e mettiamoci a guardar fuori, la notte…!“ La notte, mito figurato. Tutte le stelle del mondo.
All’improvviso, a sinistra, i lampi di una festa: fuochi d’artificio ovviamente muti. Sembrano il soffio di un vulcano. Sembrano traccianti. Sembrano stelle salenti… e Paolo ripensa a quel volo in cui riuscì a vedere un fenomeno straordinario chiamato “Tianlong”.
“Una notte, passata l’India, sulla rotta australiana, l’orizzonte verso il nord si fece rosso, come per un immenso incendio tibetano, come per un’impossibile alba. Poi, un luccichio ancora piú luminoso. Poi, di nuovo il buio… “
Paolo ricorda che cercò nello sguardo del suo comandante la sua stessa sorpresa, la stessa meraviglia. Ma il vecchio pilota, per nulla turbato, gli spiegò: “E' Tianlong, la notte del drago, laggiù sulla Cina. Una pioggia di meteoriti, la scia di una cometa, non so dirti davvero. Lo stesso giorno, ogni anno cinese”.
“Conoscevo una donna bellissima -continuò- nata proprio la notte di Tianlong. Era di Hulun, sull’altopiano del Gran Kinga, lungo le muraglie fatte costruire da Gengis Khan. L’avevo incontrata ad Hong Kong: lei era una ballerina, sai, di quegli spettacoli per i turisti negli alberghi. Tornai tante volte da lei... ora non piú, e fu lei a raccontarmi la leggenda del cielo acceso quando le dissi che io... l’amavo. E forse l’amavo davvero...”
“Per questo mi disse che le ricordavo l’imperatore Shcu: Shcu, innamorato della bellezza della Luna usò il Sole per sciogliere le nevi dell’altipiano e creare così il lago di Hulun: un immenso specchio da regalare alla Luna, alla sua vanitosa bellezza. Ma il Sole, ingannato e geloso, si vendicò. Una notte, nascosto nel buio, lanciò giù dal cielo un immenso macigno infuocato: lo specchio andò in pezzi e i frammenti schizzarono ovunque come mille piccole lune e mille piccoli fuochi. Shcu raccolse un pezzetto di specchio per rivedere la sua Luna, ma un incantesimo lo trasformò in un drago: il drago che torna lo stesso giorno, ogni anno cinese, per raccogliere un altro frammento del lago di Hulun, mille fuochi e mille lune…”
Paolo torna silenzioso. Guardo un’altra volta dal finestrino: le stelle scivolano nel cielo. Le luci degli strumenti di navigazione sono di nuovo accese. Poi la radio: “Volo 003, autorizzati all’avvicinamento standard per 16 sinistra, Tarquinia 6000 o piú, riportate stabilizzati”.
Come la fine di un sogno, fuori è già l’ora chiara del risveglio, l’ora dell'arrivo, la fine del turno di volo. Appena il tempo di vedere l’ultima stella cadere e di esprimere un desiderio: quando atterro mi faccio un caffè.
(10 agosto 2012)





