Iscrizione Newsletter

Iscriviti alla Newsletter



Login

Polli di allevamento

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Una "soffusa luce blu" che non fa sentire la fatica di restare svegli e funziona meglio del caffè e di altri rimedi energizzanti: ecco l'ultima trovata in tema di gestione e controllo della fatica per i lavoratori sottoposti a duri turni di lavoro notturno.

L'hanno messa a punto alcuni ricercatori canadesi, i quali sostengono che poliziotti e camionisti sottoposti a questo trattamento riescono a riposarsi meglio: pare addirittura che arrivino a dormire 40 minuti di più di ogni altro comune mortale, e ipotizzano che la soluzione sia applicabile anche ai piloti.

E su questo io nutro i miei bravi dubbi, perché in tema di controllo del riposo un precedente c'è, ed è quello del famoso (ma forse sarebbe meglio dire famigerato) cat napping, il sonnellino di poche decine di minuti che dovrebbe rimettere in grado il pilota di affrontare in sicurezza le successive fasi del volo.

Inizialmente introdotto per evitare di aggiungere un membro di equipaggio in voli particolarmente gravosi, è stato via via generalizzato, al punto che oggi non sono poche le compagnie che programmano regolarmente turni di lavoro pesanti con la scusa che … “tanto se sono stanchi si possono fare un sonnellino”. Insomma, doveva essere un'eccezione, ed è diventato la regola.

Una regola che permette di risparmiare un pilota, e i relativi costi. Esattamente come, sono facile profeta, a qualcuno verrà prima o poi in mente di sottoporre i piloti alla miracolosa “soffusa luce blu”, per poi ridurre i loro tempi di riposo minimi di quei famosi 40 minuti... “tanto sono riposati lo stesso, lo dicono i ricercatori canadesi...”

E anche questo, moltiplicando quei 40 minuti per il numero dei piloti in forza a una compagnia, permetterà di risparmiare sulla forza lavoro. Lo so, lo so... assumere qualche pilota in più significherebbe far lievitare i costi, ma io ho sempre pensato che la sicurezza non ha prezzo.

E per dirla in tutta franchezza, a me la geniale idea dei ricercatori canadesi fa venire in mente, chissà perché, quegli allevamenti di polli dove le povere bestie sono costrette a vivere (vivere? parola grossa, in quelle condizioni) in un spazio ristrettissimo e con la luce sempre accesa.

Lo scopo degli allevatori è chiaro: se la luce è sempre accesa il gallinaceo, nel suo piccolo cervello da pollo, penserà che è sempre giorno, e quindi continuerà a ingozzarsi. E siccome il poco spazio a disposizione gli impedisce di muoversi, ingrasserà più in fretta, raggiungendo così in breve tempo il traguardo del chilo e mezzo, che gli spalanca le porte dei banchi del supermercato.

Ovviamente, il vivere in spazi ristretti apre le porte a ogni genere di infezione, cosa alla quale si rimedia propinando agli ignari pennuti generose dosi di antibiotici. La qualità del prodotto finale, la carne che arriva sulle nostre tavole, è quella che è... bianchiccia, insapore, poco nutriente e ancor meno salutare.

Ebbene, questa bella trovata della luce che favorirebbe il riposo finisce con l'accomunare il pilota al pollo. E anche se è vero che tutti e due hanno le ali, sarà forse opportuno ricordare che, mentre la scarsa qualità del pollo può avere a lungo termine conseguenze spiacevoli sulla salute umana, ben più gravi e immediate sarebbero le conseguenze della scarsa qualità dei piloti.

I polli però, per loro fortuna, hanno chi li difende. Gli animalisti in primo luogo, che reclamano per loro spazi vitali più ampi; e poi le associazioni dei consumatori, le quali giustamente temono le ricadute dell'uso indiscriminato degli antibiotici sulla salute degli umani che di quelle carni si nutrono.

I piloti invece non possono contare sulle associazioni dei consumatori, per le quali la riduzione dei costi delle compagnie aeree è benvenuta, visto che si traduce in una diminuzione del prezzo del biglietto...

...non ci resta che confidare negli animalisti.

(30 agosto 2012)

RSS
RSS