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La revisione della spesa

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Sarebbero oltre sette i miliardi di euro sperperati, anche nel settore dell’aviazione civile, in Italia negli ultimi anni, secondo un conteggio dell’Unione Province d’Italia. E che i soldi siano stati sperperati, invece che investiti, lo dimostra, oltre ogni ragionevole dubbio, il livello dei risultati.


Se invece di essere buttati fossero stati investiti in Milano, Roma e Alitalia, oggi probabilmente avremmo un sistema aeronautico tra i primi nel mondo. Non sarà semplice il lavoro che il governo dovrà fare per bonificare il sistema aviatorio nazionale: se riuscirà si potrà spostare il flusso dei finanziamenti dalle spese parassitarie agli investimenti.

Ma la legge varata a Ferragosto non lascia certo ben sperare. Si tratta di proposte di tagli lineari basati sul concetto della riduzione di spesa percentuale piuttosto che sulla cancellazione degli sperperi, vale a dire una spesa che andrebbe basata su ritorni concreti in termini di risultato economico ed occupazionale. Come quasi tutte le leggi italiche si tratta di un testo “lunare” sul quale sarà difficile che possa esercitare un controllo la stessa Corte dei Conti, figuriamoci l’opinione pubblica nazionale.

L’applicazione sarà così alla mercé dei burocrati che faranno tutto ed il contrario di tutto senza sostanziali possibilità di verifica. Si cita a titolo d’esempio il numero delle pagine dei provvedimenti (senza valutare i numerosissimi riferimenti ad altre leggi e decreti): decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95 recante disposizioni urgenti per “la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini” di pagine 88, successivamente convertito in legge con modificazioni tramite “Legge 7 agosto 2012, n. 135” di pagine 116 (in pratica tutti gli emendamenti al testo originale del decreto n. 95)... un ginepraio inestricabile.

A sancire la distanza dai cittadini, non solo la data d’entrata in vigore (15 agosto 2012), ma anche il nomignolo affibbiatogli dalla stampa: spending review. Chissà perché un concetto comprensibilissimo come quello della riduzione degli sperperi, eufemisticamente presentato come revisione della spesa, deve essere rappresentato da una parola inglese sconosciuta ai più. E chissà se Enrico Bondi, “supercommissario” alla revisione della spesa, avrà ricevuto un numero sufficiente di e-mail riguardanti gli sperperi in aviazione. Speriamo almeno che legga queste note.

Inizierei dal “sostegno” alle attività aeronautiche fornito dagli enti locali alle compagnie aeree (essenzialmente quelle a basso costo), al fine di incentivare l’espansione del turismo: ogni pista fornita o meno dei requisiti minimi per accettare traffico aereo regolare viene interpretata come attrattore di flussi turistici e per questo, al fine di convincere le compagnie più o meno senza scrupoli ad istituire collegamenti, si erogano “sostegni” che vanno da cinque a quindici euro a passeggero. Moltiplicato per qualche milione di passeggeri avremo la dimensione del costo di ogni posto di lavoro, per altro appeso ai capricci di questi operatori che, per usare un altro eufemismo, si dimostrano  piuttosto disinvolti.

Un’altra mania ben finanziata dagli enti locali è quella dell’aeroporto “sotto casa”. Come non citare la SpA “Aeroporto del Molise”? Per la seconda regione più piccola d’Italia c'è indecisione se collocare il vagheggiato aeroporto nei pressi di Cantalupo (756 abitanti), oppure nei pressi del sito archeologico di Sepino (2.041 abitanti). La società va avanti da una decina d’anni, anzi le società sono due perché (abbondandis abbondandum, direbbe Totò) c'è anche la “Aeroporto di Sepino”:  incarichi, consulenze, studi di fattibilità, per una popolazione di tutto il Molise di 320.000 abitanti, insufficienti ad alimentare un qualsiasi collegamento aereo anche ammesso che scelgano tutti di muoversi con tale mezzo. Nel frattempo i tracciati ferroviari sono nel migliore dei casi d’epoca sabauda. L’ENAC sentenzia: “in relazione alla prevista domanda di traffico commerciale, la particolare natura del territorio non lascia prevedere livelli significativi da giustificare l’onerosa realizzazione e gestione di un nuovo aeroporto”. Le due società sono ancora in attesa di liquidazione.

Un caso isolato? “Poche” centinaia di migliaia d’euro buttati? Neanche per sogno. Lamezia Terme progetta una nuova aerostazione per più di 60 milioni di euro. Aosta ha una pista che intende far lavorare e gli enti locali ci iinvestono un sacco di soldi, viene fondata perfino un’aerolinea, l’“Air Vallée”, s’investono decine di milioni di euro, ma lo scalo è chiuso da quattro anni e la compagnia cerca di sopravvivere andando ad operare dove può.

Poi c’è Cuneo-Levaldigi, altro scalo bonsai che perde milioni di euro nonostante un incremento dei passeggeri del 23%, peccato che sia su un totale di 225.000. Proseguendo il giro si può citare Albenga, famoso per il volo voluto dall’ex ministro Scajola. Approdiamo a Brescia Montichiari, nonostante investimenti anche qui di decine di milioni, non c’è traffico e soprattutto non ci sono neanche l’ombra di pareggi di bilancio. Forse il buco nero degli aeroporti fantasma. Ma poco distante ballerebbero 13 milioni di risarcimenti a carico degli enti locali che puntano sull’aeroporto di Parma.

Decine di milioni buttati anche a Bolzano, la per altro virtuosa amministrazione locale autonoma, insiste nel voler volare, così oltre a sostenere lo sviluppo del locale aeroporto ha anche incentivato la creazione dell’Air Alps, la compagnia di riferimento: entrambe le aziende senza successo. Anzi si è innescato un contenzioso con l’amministrazione trentina che vorrebbe sviluppare lo scalo di Trento-Mattarello.

L’elenco continua con Forlì, Siena-Ampugnano, Foligno, Perugia-S.Egidio, L’Aquila-Preturo, Salerno-Pontecagnano, Foggia-Gino Lisa, Pisticci-Pista Mattei, per finire al disastro di Comiso: tutto pronto da anni, decine di milioni d’investimenti, ma aeroporto chiuso.

(29 settembre 2012)

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