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La vita in volo

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Professore di sociologia alla Buffalo University di New York, Mark Gottdiener deve la sua fortuna accademica (nonché editoriale) agli studi e alle numerose pubblicazioni sugli spazi urbani e la ristrutturazione spaziale e funzionale delle metropoli americane.


gottdienerLife in the Air (uscito negli USA nel 2000 e  tradotto in italiano nel 2007 per i tipi di Edizioni Goliardiche col titolo La vita in volo), si discosta dunque dal suo abituale terreno di studio.

Il libro nasce quasi per caso nella seconda metà degli anni '90 quando Gottdiener, fino ad allora insegnante presso la facoltà di sociologia dell'università californiana di Riverside, accetta un incarico quadriennale alla City University di New York. Si trasforma così, visto che la sua famiglia non vuol saperne di traslocare, in una sorta di pendolare “coast to coast”, che tutte le settimane (o quasi) si sobbarca la doppia trasvolata del continente americano.

In queste condizioni, non poteva certo sfuggire, all'occhio allenato dell'analista abituato a indagare le trasformazioni delle strutture urbane, la rivoluzione che, sul finire dello scorso secolo, ha trasformato i principali aeroporti degli Stati Uniti, dando loro una struttura di “quasi città”.

Non più dunque i “non luoghi” di Marc Augé, calcati sul modello di un terminal ferroviario che si attraversa senza viverlo, dove le persone sono utenti anonimi e solitari costretti a sottomettersi a regole precise e universali, ma vere e proprie air-city. Complesse strutture architettoniche complete di centri commerciali, ristoranti, alberghi, luoghi di culto e spazi per riunioni, dove anche le relazioni sociali assumono ritmi e aspetti diversi, più simili a quelli di una vera grande città, e dove però la maggior parte delle interrelazioni si svolge esclusivamente nei confronti degli individui spazialmente più vicini e con orizzonti temporali che ovviamente non sono quelli della vita urbana.

E ancor più si discosta dall'abituale produzione accademica di Gottdiener lo stile del libro, redatto  intorno al nucleo di una sorta di “diario del pendolare”, in cui trovano spazio esperienze personali anche estreme, come il grande block out dell'inverno 1999, che vide la chiusura per maltempo di alcuni grandi aeroporti, coinvolgendo, insieme al nostro sociologo, decine di migliaia di viaggiatori.

Da questo estemporaneo lavoro di ricerca sul campo nasce un testo dove il rigore dello studioso è stemperato da uno stile brillante e divertente, arricchito da aneddoti vissuti in prima persona, e sempre trattati con una vena di leggera ironia. E c'è veramente di tutto, dai guai del jet lag alla noia delle notti passate in un aeroporto di transito, dalle emergenze mediche agli intermezzi erotici, dai problemi di convivenza in spazi ristretti ai piccoli riti più o meno scaramantici messi in atto per vincere l'ansia del volo.

Trentasette capitoli ognuno dei quali è un piccolo saggio compiuto, condito con dati e cifre precisi, che possono dunque essere letti anche senza seguire l'ordine dettato dall'indice, e che presi nel loro insieme vengono a costituire una specie di “manuale di sopravvivenza” nella vita aeroportuale e durante il volo.

Significativa, a questo proposito, la scelta del sottotitolo: Surviving the new culture of air travel, sopravvivere alla nuova cultura dei viaggi aerei.


Scheda bibliografica


Titolo: La vita in volo
Autore: Mark D. Gottdiener
Editore: Edizioni Goliardiche, 2007
Genere: Saggio
ISBN: 978-88-7873-054-0

(19 ottobre 2012)

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