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Gli uccelli

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È noto che Leonardo da Vinci era un grande appassionato del volo degli uccelli. Li studiava per carpire il segreto del volo, e per poco non riuscì a creare una macchina in grado di sollevarsi autonomamente da terra. Cosa ci vedeva il più grande genio scientifico nato in Italia nel librarsi degli uccelli?


Un po’ di tutto, dalle volute che disegnavano alla particolare forma aerodinamica delle ali, dal comportamento in gruppo alle tecniche di atterraggio. In realtà, le cose più strane non le apprendiamo dagli uccelli domestici o da quelli disponibili che abbiamo sotto il naso.

Durante un viaggio a Cape Town venni a conoscenza della strana abitudine degli uccelli tedeschi di venire a svernare in Sudafrica. Delle cicogne che effettuano un viaggio di ventimila chilometri per arrivare in un posto dall’altra parte del mondo. Leonardo avrebbe osservato questo fenomeno con grande attenzione, perché le cose che colpiscono sono tre.

1. Perché si recano proprio in Sudafrica? Che ne sa una cicogna tedesca che esiste un posto dall’altra parte del mondo, quando noi umani ce ne sbattiamo di quello che succede a pochi isolati dalla nostra casa? Ma soprattutto, cosa ci va a fare?
2. Come fanno a volare a quote che sono utilizzate dagli aerei di linea? Ho sentito dire che una cicogna arriva fino a 40000 ft. (quarantamila piedi di altitudine). Un uomo a quella quota, senza ausili alla respirazione, sarebbe morto da un pezzo.
3. Come fanno a trovare la strada? Noi umani abbiamo installato a bordo degli aerei delle sofisticate apparecchiature che si chiamano piattaforme inerziali e sfruttano una serie di principi in modo da fornire l’esatta posizione dell’aereo mentre si sposta. Praticamente, il pilota inserisce le coordinate del luogo di partenza ed attraverso degli accelerometri lineari, che rilevano lo spostamento sugli assi e la velocità di percorrenza, si può ricavare la propria posizione geografica. Gli uccelli migratori invece sfruttano il campo magnetico terrestre senza alcuno strumento; sanno che il Sud è da quella parte. A pensarci, è strabiliante.

Come aveva intuito Alfred Hitchcock, seppur con una punta di pessimismo, gli uccelli rappresentano una minaccia, se non per tutti gli umani almeno per la navigazione aerea. Infatti, se uno di questi pennuti entra in un motore, viene ingerito, ma rompe tutte le palette del compressore (una specie di ventola che si trova proprio davanti alla camera di combustione) causandone lo spegnimento.

Ora, mentre un uccello può volare solo battendo le ali, l’aereo non può fare altrettanto. Così, in America, un volo in partenza da New York impattò uno stormo di questi volatili e fu costretto ad ammarare sul fiume Hudson, fortunatamente senza conseguenze per i suoi occupanti.

Proprio per la loro pericolosità, negli aeroporti esistono delle speciali figure che hanno il compito di tenere alla larga gli uccelli dalle piste. Lo fanno o attraverso degli spari (la famosa scacciacani... o scacciagabbiani) oppure attraverso l’addestramento dei falchi, che sono i predatori di tali minacce.

Ci sono piloti che riconoscono anche le varie specie di uccelli. Io ricordo che quando volavo con dei comandanti anziani sapevano distinguere agevolmente una poiana da un falco, un passero da un piccione, una tortora da una colomba. Per me gli uccelli sono tutti uguali. Che è anche il motto di qualche mia amica.

In volo, non capita raramente di colpire qualche uccello con l’aereo, vuoi con la fusoliera, vuoi con le ali, o con la coda. Il rumore si sente e generalmente ha la peggio il più piccolo. Tuttavia, una volta a terra, occorre fare un’accurata ispezione per vedere se alcune parti sono andate in zone sensibili dell’aereo, come i motori, i flap, l’impennaggio di coda, il carrello e così via. Il pilota è invitato anche a segnalare con uno speciale rapporto di sicurezza l’impatto con i volatili, per aver aggiornato il data-base circa la pericolosità di questo fenomeno.

Le informazioni aeroportuali che si ricevono tramite la radio di bordo prima di avvicinarsi all’aeroporto, riportano spesso birds in the vicinity, che vuol dire attenzione che ci sono gli uccelli sul sentiero di avvicinamento e presso la pista. Tradotto dal burocratese: io te l’ho detto, se poi decidi di andare all’atterraggio te ne assumi la responsabilità.

Così, se capita qualcosa si parlerà di uccelli. Amari.

antonio.chialastri(at)manualedivolo.it

(11 dicembre 2012)

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