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Un po' di atmosfera

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Seduto al mio posto di passeggero, torno a casa dopo una lunga giornata di lavoro. Terminata la loro routine di accoglienza a bordo e dimostrazione delle emergenze, gli assistenti di volo hanno ora abbassato tutte le luci della cabina. Cercando una posizione comoda per sonnecchiare un po', guardo le luci della via di rullaggio che scorrono lente oltre il finestrino.

Dalla fila dietro la mia, mi giungono frammenti di conversazione. Lui si lamenta di questo oscuramento, che gli mette ansia, lei invece lo trova piacevole e rilassante. Lui borbotta ancora, chiedendosene la ragione e lei lo zittisce bonariamente: “e piantala di mugugnare- dice -e poi fa atmosfera, non trovi?”.

Nella penombra mi lascio andare a un sorriso, perché so che probabilmente in cabina di pilotaggio qualcuno ha appena pronunciato una frase simile. “Facciamo un po' di atmosfera” si sente spesso scherzosamente dire un attimo prima di abbassare le luci per prepararsi a un decollo notturno.

In cockpit, le possibilità di regolazione della luce sono praticamente infinite. Tutti i pannelli del cruscotto, da quelli che stanno davanti ai piloti a quelli, gremiti di spie e interruttori, posti sopra alle loro teste, sono dotati di illuminazione integrata a intensità variabile, e lo stesso vale per tutti i punti di luce diretta. Perfino gli schermi a cristalli liquidi, che vanno ormai sostituendo la strumentazione classica, sono dotati di reostati che consentono di trovare un livello di luminosità adatto.

Già, ma adatto a cosa?

Adatto a minimizzare i tempi di adattamento dell'occhio del pilota quando lo sguardo passa dall'interno all'esterno dell'aereo. E' lo stesso principio in base al quale l'intensità delle luci di una galleria autostradale, di notte, si abbassa mano a mano che ci si avvicina all'uscita: si vuole evitare il sia pur momentaneo accecamento dovuto alla brusca variazione di luminosità.

Accecamento che, su un aereo, potrebbe causare incertezze e ritardi, sia nella corretta esecuzione delle normali manovre a vista, sia nel malaugurato (e per fortuna remoto) caso di una evacuazione rapida dettata da una improvvisa emergenza

Ed è proprio quest'ultima ragione a far sì che, poco prima dei decolli e degli atterraggi notturni, anche in cabina passeggeri si crei quell'oscurità che tanto disturba gli uni e tanto rilassa gli altri.

(12 novembre 2009)

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