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Lavoro e vita - I

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Negli ultimi giorni dell'anno appena terminato ho vissuto due eventi emozionanti: la lezione di Roberto Benigni sulla nostra Costituzione e il film Venuto al Mondo di Sergio Castellitto. E quello che scrivo mi è venuto in mente proprio davanti alle immagini di Castellitto.


Io a Sarajevo ci sono stato. Ricordo i buchi delle pallottole nei palazzi e la biblioteca bruciata, lo sguardo dei cittadini di là che sembra dire, tu non capirai mai. Ci sono stato a Sarajevo, più volte, per lavoro.

È così che è scattata la molla. Ho studiato Diritto Costituzionale due volte, ma la lezione di Benigni è stata stupenda, e mi sono soffermato basito quando ha parlato dell’articolo 4: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Io posso dire di essere stato fortunato: compresi la mia passione per il volo a 4 anni e iniziai il lavoro a 19. Pilota in Aeronautica Militare prima, in Alitalia dopo: 23 anni in Aeronautica, e quando il 31 dicembre 1995 andai via, ricominciai a lavorare tre giorni dopo, il 3 gennaio 1996.

Era il periodo delle prime revisioni pensionistiche, e a me fu riconosciuto il diritto a pensione in accordo alla Legge 335 del 1995. E poi iniziai una vita nuova, per la quale ho pagato le tasse e versato i contributi, assieme alla azienda.

In questo periodo, più o meno lungo, ho visto mia figlia crescere, mentre lavoravo fuori casa, ed ho fatto del mio meglio per mantenere la mia professionalità a quel livello elevatissimo che consentiva ad ogni singolo passeggero di sapere che viaggiava nella massima sicurezza, con la Compagnia di Bandiera.

Ad un certo punto tutto questo si è perso, cestinato come “lacrime nella pioggia”. Questo lavoro, che amavo, mi fu tolto a dicembre 2008 per una serie di ragioni che prescindono da tutte le mie più logiche comprensioni. Avevo 54 anni, troppi per sperare di essere reimpiegato da un’altra compagnia.

Ma sembrò che Stato, Parti Sociali e Compagnia avessero pensato proprio a questo, e con un accordo fra Governo, Sindacati e Compagnia (il Lodo Letta) il personale di volo di Alitalia fu protetto con un accordo 4 anni di cassa integrazione e 3 anni di mobilità. In questo periodo, la Compagnia avrebbe continuato a richiamare il personale, tranne quelli che in questi 7 anni avrebbero raggiunto la pensione.

Io chiaramente non sarei stato richiamato, ero escluso, avevo più di 49 anni e ero “protetto” dall’accordo. Ma anche in questa “fortuna” come non pensare che avevo perso parte della vita e non solo il lavoro? Quanti si sono suicidati fra piloti ed assistenti di volo non credo che sia mai stato detto… e forse anche io non conosco bene i numeri...

Dice Benigni parlando dell’art. 4: “..se sono senza lavoro sono niente, morto moralmente e spiritualmente...” e ancora “…amare il proprio lavoro credo che sia la vera e concreta forma di felicità sulla terra…” Ecco perché anche io dico togliere la vita; perché il lavoro di volo è un lavoro un po’ speciale, e lo ami, anche perché se non lo ami è una vita che non si può fare… e amandolo sei felice. Quindi la cassa integrazione ci ha tolto non solo il lavoro, ma la felicità, lasciandoci un po' di speranza.

Dopo l’allontanamento ho chiaramente cercato di lavorare ancora, ma la risposta è sempre stata la stessa: “You are too old, Sir”: sei troppo vecchio. Condannato così al non lavoro.

Ho colto l’occasione per fare tante cose gratuite, pensando che fosse il modo per ringraziare lo Stato che mi manteneva, ripagare la Comunità che mi pagava tenendomi a casa. E guarda caso ho raccolto la seconda parte dell’art. 4 della nostra Costituzione: Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Ho iniziato ad occuparmi di coscienza, di crescita personale. Ho fatto lezione gratuitamente con il piacere e la soddisfazione di dare... Ho significativamente dato il mio contributo al movimento del Club di Budapest Italia, che vorrebbe arrivare ad un mondo etico e sostenibile attraverso lo sviluppo della coscienza individuale, ed ho iniziato ad interessarmi di sostenibilità e di etica.

Certo tante volte guardando dalla riva del lago di Bracciano (la mia preferita postazione di meditazione) gli aeroplani che vanno verso Fiumicino, mi sono scorse le lacrime sul viso, ma poi l’incoraggiamento interiore mi spingeva a pensare ad altro e a cosa fare il giorno dopo.

(continua)

(16 gennaio 2013)

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