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Mele marce

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Inizio di gennaio, mercato invernale per acquisto-cessioni calciatori. Ai giornalisti che accostano il nome del calciatore Mario Balotelli al Milan, Berlusconi risponde piccato che il calcio è un gioco di squadra e che allo spogliatoio del Milan non servono mele marce.


E' la prima volta, in tanti anni che il Cavaliere fa una dichiarazione pubblica con la quale mi trovo sorprendentemente d’accordo. Fin qui, al di là delle opinioni personali di ognuno di noi, nulla da eccepire, tranne che, come in precedenza e su temi assai più importanti, è arrivata la solita e frettolosa smentita.

Leggo sulla Repubblica del 15 gennaio la dichiarazione del Cavaliere a Sky Sport 24 della sera prima: “Balotelli? Non ho parlato di mele marce in riferimento a lui, ma al fatto che nello spogliatoio servono persone molto positive, era un discorso generico...”

Abbiamo tutti capito male per l’ennesima volta, e poi chissà forse è solo una strategia: prepariamoci a delle sorprese. Questa è la coerenza e la credibilità espressa dall'uomo che ci ha rappresentato per molto tempo senza grandi spunti reali di novità e che vorrebbe farlo di nuovo.

Ma torniamo ad altre mele marce, torniamo a Balotelli. Alcuni anni fa, mi fu assegnato un volo speciale, con un routing alquanto inusuale; realizzai che si trattava di recuperare una squadra italiana impegnata nei turni infrasettimanali di Coppa Campioni.

Dopo essere serenamente atterrati e avendo già predisposto l’aereo per la successiva partenza per Malpensa, io insieme ad altri naviganti, eravamo posizionati nella porta anteriore dell’aereo per dare il benvenuto ai passeggeri.

Per dovere di sintesi, sono stati non più di quattro o cinque i calciatori che hanno dimostrato un minimo di cortesia ed educazione; tutti gli altri, compreso l’allenatore, i tecnici, gli accompagnatori non hanno minimamente risposto al consueto buonasera, ma questo è un qualcosa che riguarda le buone maniere, deprecabile ma diffuso, già visto.

Balotelli, nel suo singolare e discutibile stile, si è ovviamente distinto: neanche lui ha risposto al saluto, solo che invece di procedere verso il suo posto, si è abbassato gli occhiali da sole sul naso (a mezzanotte !!!) guardandoci in malo modo come se lo avessimo importunato. No comment.

Alcuni miei colleghi hanno commentato dicendo che il mondo del pallone è fatto così, che ragazzi giovani che guadagnano milioni di euro è normale che si comportino in questo modo.

Non ero d’accordo con loro e oggi sono ancora più convinto delle mie posizioni, non amo generalizzare. Ci sono calciatori e calciatori, società e società, uomini e uomini. Tra l’altro poco dopo, in occasione della finale di Coppa Italia del maggio 2010, divampò un’altra polemica per una reazione che Totti ebbe durante il finale della partita proprio con Balotelli.

Totti colpì da tergo un irridente Balotelli, in un apparente fallo di frustrazione. Espulso e fine della partita. Una miriade di accuse giunsero al capitano della Roma, tra quelle più fantasiose si parlò anche di razzismo. Osservandolo in una chiave più paternalistica, chissà che il calcio di Totti a Balotelli, (probabilmente al sedere sarebbe stato più efficace), non possa nel tempo avere un inaspettato effetto peda...gogico.

Esiste la violenza fisica che non deve essere giustificata e va sanzionata, esiste però un altro tipo di violenza, quella verbale, che viene spesso troppo tollerata e ridimensionata. La società italiana eccelle in questa disciplina e se chi è deputato alle massime istituzioni politiche si permette ormai un linguaggio violento, gergale ed anche banale, come possiamo meravigliarci che il popolo faccia diversamente.

Uno dei fattori di autoregolamentazione della società è senz’altro il naturale concetto di rispetto per il prossimo. Il rispetto in molte circostanze è ovvio, naturale corso degli eventi : durante il servizio militare, a scuola, in famiglia ed al lavoro.

Un po’ quello che Durkheim più elegantemente definiva: "...vi sono dunque modi di agire, di pensare e di sentire che presentano la notevole proprietà di esistere al di fuori delle coscienze singole.” Non ce ne accorgiamo, ma normalmente il concetto è molto chiaro, in alcuni casi non è scritto, ma rimane chiaro a molti. Evidentemente non a Balotelli.

Talento naturale, forse ancora inespresso, ma lontano secondo me da essere un campione. Per diventare campioni ci vuole testa e comunque stile, che in parte può anche essere acquisito, gli auguro. Questo, nonostante i codici etici che coraggiosamente alcune società, tra cui la nazionale di calcio hanno applicato.

Così come fare i politici o diventarlo: specialmente in Italia, non è difficile, lo è viceversa diventare statisti di spessore credibile che interpretino il loro ruolo di potere non a fini personalistici, ma come servizio per i cittadini presenti e soprattutto per quelli a venire.

Ah dimenticavo: colpo di scena a sfondo elettorale, la “mela marcia” è diventata improvvisamente buona, ed è stata acquistata dal Milan del Cavaliere...

(14 febbraio 2013)

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