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L'arte della decisione

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Per un pilota, saper decidere presto e bene è un requisito fondamentale. Ci sono situazioni in cui occorre affrontare i problemi con prontezza mettendo in competizione il fattore qualità con il fattore tempo: una decisione giusta presa fuori tempo è come una decisione sbagliata presa al momento opportuno.


E' un po’ come il dosaggio delle medicine. Se ho il raffreddore, potrei prendere un’aspirina. Se invece non faccio niente, il raffreddore può diventare un’influenza. A quel punto, l’aspirina non serve più, ma occorre qualcosa di più forte. Se insisto a voler prendere l’aspirina in quel frangente, rinunciando ad altri rimedi, potrei far degenerare l’influenza in bronchite. In queste condizioni sarebbe auspicabile un antibiotico, ma se agisco in ritardo può sopraggiungere una polmonite, e così via.

Tante volte, in aereo, mi viene in mente questo paragone con la medicina, perché vi sono delle situazioni che gli americani definiscono “to go sour”, cioè che iniziano con dei sintomi apparentemente semplici, facilmente risolvibili e piano piano si complicano, dovendo poi prendere delle decisioni drastiche in cui o si agisce o si soccombe (do or die).

Ma perché è così difficile decidere? Perché uno dei fattori determinanti è capire cosa sta succedendo, valutare le risorse disponibili a bordo e ideare una risposta ad hoc per evitare che si inneschi quella dinamica citata a proposito del raffreddore.

Il sistema aeronautico non è riconducibile ad un insieme di elementi che possono essere colti e gestiti semplicemente, poiché è complesso, pieno di situazioni ambigue e dinamiche. E' lì che serve l’esperienza, la conoscenza dell’ambiente operativo, proprio come un medico che ne ha viste tante può più facilmente intuire come si evolveranno certi sintomi del paziente.

Sebbene non esista un corso per decidere bene, tuttavia lo scambio di esperienze con gli altri può aumentare il nostro data-base personale per poter affrontare situazioni simili a quelle che ascoltiamo dai colleghi. Noi impariamo, infatti, soprattutto dagli errori degli altri.

Poi ci sono le situazioni riconducibili alla nostra conoscenza teorica. Ad esempio, sapere come evolverà il tempo quando la temperatura è bassa e umida è di fondamentale importanza per anticipare dei fenomeni nebbiosi. Questa è una nozione che si può apprendere dai libri. Ciò che non si può cogliere è che spesso c’è una discrepanza tra previsioni e condizioni effettive del tempo. Quindi, una sorta di criterio di affidabilità delle previsioni meteorologiche che è prerogativa dell’esperienza.

Altri problemi che sorgono nella presa di decisione, derivano dal tempo a disposizione. Avere tempo è condizione necessaria per valutare bene pro e contro di ogni opzione. Quando il tempo scarseggia, invece, è più probabile che il processo decisionale venga inquinato dalla pressione a trovare una soluzione a buon mercato. Talvolta, la percezione del tempo, che i Greci definivano kairos, è diversa dalla disponibilità di tempo effettivo... kronos. Allora, sempre gli americani che ne inventano una più del diavolo, dicono Buy time, cioè se non hai tempo, crealo.

In termini aeronautici, dato che l’aereo si muove a velocità elevatissime, è meglio rallentare. Il semplice rallentare produce diversi risultati positivi. In primo luogo, con velocità più basse il ritmo rallenta, abbiamo tempo di controllare più cose e questo abbassa lo stress.

In secondo luogo, se stiamo andando a destinazione dove c’è brutto tempo, può darsi che diamo tempo al temporale (che non si chiama così a caso) di scaricare tutta la sua energia. Quinto Fabio Massimo, detto “il temporeggiatore”, adottava proprio questa tattica, che evidentemente funziona anche a velocità molto più alte di quelle cui era abituato.

Terzo, più lenti andiamo e meno consumiamo, quindi ci troviamo una quantità di carburante addizionale che si traduce in tempo disponibile per pianificare con calma un piano di azione alternativo. Una volta messe in atto le strategie per acquisire tempo, bisogna poi darsi dei cancelli decisionali per sapere dove e quando mettere in opera i piani alternativi. I vecchi marinai lo chiamavano il punto di non ritorno, cioè quello oltre il quale non si poteva più tornare indietro per via della limitata autonomia.

Nella gestione del tempo a disposizione emergono delle caratteristiche apparentemente nascoste delle persone. Shakespeare diceva che in molti la calma si muta in torpore, mentre l’attività in frenesia. È quanto mai vero a bordo di un aereo, dove si notano a volte delle azioni frenetiche che non hanno ragione di esistere semplicemente perché bastano due respiri profondi per dare la giusta lucidità. Il mio suggerimento è sempre quello di muoversi con la velocità di un bradipo zoppo, tranne in alcuni frangenti in cui bisogna essere un po’ dei felini in allerta.

Non credo sia ovvio a tutti che ciò che conta non è una decisione giusta o sbagliata, ma il ragionamento corretto. Due piloti diversi, di fronte alla stessa situazione potrebbero scegliere due modalità di risoluzione diverse, perché partono da assunti che potrebbero non essere gli stessi, come l’attitudine a correre dei rischi, la conoscenza pregressa, il tipo di personalità, le esperienze passate, la capacità di lettura delle situazioni in evoluzione e così via. Per quanto un pilota possa sembrare una specie di computer che prescinde dalle emozioni, queste intervengono prepotentemente nell’orientare le sue scelte.

Questa attitudine a decidere costantemente rende il pilota un essere difficile da gestire nella vita privata, perché potrebbe avere due reazioni completamente diverse: o vuole avere un controllo totale sulle cose e sulle persone oppure delega totalmente agli altri le scelte -anche importanti- della sua vita.

Il primo tipo è una specie di Furio, il personaggio di Carlo Verdone che è talmente nevrotico da voler calcolare esattamente il tempo di percorrenza in autostrada, prendendo in considerazione la pressione atmosferica, la temperatura e tutta una serie inutile di parametri che producono nell’interlocutore soltanto il desiderio di mandarlo a quel paese. Il secondo tipo invece lascia che gli altri si occupino di tutto, perché lui non ne vuole sapere delle beghe terrestri e quindi delega continuamente al coniuge, agli amici, al sindacato e tutto ciò che orbita intorno a lui quando non è a bordo.

In fondo, le decisioni giuste che bisogna prendere nella vita non sono poi molte: che lavoro fare, dove abitare, chi sposare. Ebbene, il pilota ha scelto bene il suo lavoro, abita dove deve abitare, ma sul terzo item è un po’ carente, considerata la percentuale di separazioni presenti tra i “volatili”.

Evidentemente, per quello non hanno ancora inventato la check-list.

antonio.chialastri(at)manualedivolo.it

(18 marzo 2013)

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