Presidenti, aerei e francobolli PDF Stampa E-mail
Scritto da Pietro Pallini   

Mentre il settennato di Giorgio Napolitano si avvia al termine e infuriano le polemiche sulla scelta del suo successore, ci piace ricordare un altro presidente che, al di là dei suoi meriti (o demeriti) politici, usò per primo il mezzo aereo per i suoi spostamenti ufficiali: Giovanni Gronchi.


A differenza del suo predecessore Einaudi, che non fece viaggi all’estero preferendo tenere un basso profilo in politica estera dopo la guerra e le dure condizioni imposte all’Italia dai trattati di pace, Gronchi infatti viaggiò molto. Tra le sue destinazioni ci furono la Turchia, Mosca (primo capo di uno stato occidentale a visitare l'URSS), gli Stati Uniti, il Brasile e diversi stati dell'America meridionale.

L'aereo utilizzato per i suoi spostamenti fu inizialmente il Convair 440, che fu tra l'altro il primo a poggiare le ruote sul nuovo aeroporto di Fiumicino, il 20 agosto del 1960. Tuttavia, per il volo del febbraio 1961, che doveva portarlo in Argentina, Uruguay e Perù, la scelta cadde, per ovvie ragioni, sul quadrigetto DC-8-43 da poco entrato in servizio per Alitalia-LAI.

Nel preparare le tre visite di Stato, che sarebbero state raggruppate in un unico viaggio che avrebbe dovuto toccare i tre paesi, si pensò di celebrare l'avvenimento filatelicamente con una triplice emissione la cui composizione fu affidata al disegnatore Renato Mura.

E qui la storia si tinge di giallo, anzi, per essere esatti di rosa.

gronchi_rosaI tre francobolli erano simili nel disegno e diversi solo nei colori: azzurro per l'Argentina, verde per l'Uruguay e rosa per il Perù. In effigie recavano una carta geografica centrata sull'oceano Atlantico sorvolato da DC-8 con la sua bella livrea Alitalia-LAI e, evidenziati con un colore più scuro, l'Italia e lo stato al quale il francobollo era dedicato.

Il disegnatore però si avvalse di un vecchio atlante De Agostini nel quale i confini del Perù erano antecedenti alla Conferenza di Rio de Janeiro del 1942, nel corso della quale, ponendo fine a una controversia risalente addirittura al '700, si era stabilito che un vasto triangolo di foresta amazzonica situato a est delle Ande fosse assegnato in via definitiva al Perù, anziché all'Ecuador che a sua volta lo rivendicava.

Sfortuna volle che l'incaricato d'affari peruviano a Roma avesse fatto parte proprio della commissione inviata dal suo paese a Rio nel 1942, e che quindi fosse particolarmente sensibile all'argomento. Così, quando la sera del 3 aprile 1961 entrò in possesso dei francobolli appena emessi, contattò l'allora Ministro degli Esteri Antonio Segni minacciando un incidente diplomatico.

Così, in fretta e in furia, gli esemplari del francobollo incriminato, di un vistoso colore rosa fucsia, furono ritirati dal commercio e rapidamente rimpiazzati (il viaggio presidenziale cominciava solo tre giorni dopo) con altri, dove i confini del Perù erano correttamente rappresentati, di colore grigio.

Intanto però un certo quantitativo (circa 75.000) di quelli che oggi sono universalmente noti come “Gronchi rosa” era già finito in mano ai collezionisti, e la quotazione di quei francobolli “sbagliati” schizzò immediatamente alle stelle: oggi si aggira intorno ai 1000 euro per un esemplare nuovo gommato.

Curiosamente, anche un altro francobollo, quello azzurro, conteneva una imprecisione: non era raffigurata la porzione della Terra del Fuoco appartenente all'Argentina, ma nessuno ci fece caso, e il valore di quei francobolli è oggi legato solo al fatto di appartenere alla stessa emissione del “Gronchi rosa”.

Perché i francobolli, come gli aerei, fanno notizia solo quando qualcosa non va per il verso giusto.

(18 aprile 2013)