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Analisi, tempo e sicurezza

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

L'analisi consiste nell’interpretare l’informazione percepita attraverso gli stimoli, nel discernimento delle correlazioni che intercorrono tra gli stimoli stessi e che partecipano alla chiara delineazione e definizione della struttura dell’informazione ed infine nella delineazione delle diverse caratteristiche che accomunano la struttura corrente con altre simili o analoghe di cui si abbia memoria.


Al fine del conseguimento dell’obiettivo dettato dalla motivazione prevalente, le differenze riscontrate dovranno essere appianate ed infine annullate attraverso comportamenti finalizzati all’adattamento alla situazione in corso.

In corrispondenza della percezione fisica del segnale avremo l’identificazione del suo contenuto d'informazione: il pilota coglierà immediatamente il nesso tra due segnali solo quando coincide esattamente con le sue attese e quello stesso nesso costituirà il “segnale sonda” per il richiamo dei modelli attinti da precedenti esperienze. Questi, a loro volta, saranno forniti in tempo reale. In questa fase l'attenzione lavora a livelli minimi, rivestendo un ruolo fondamentale ma per periodi di tempo impercettibili, tanto da dare all’operatore l’illusione dell’atto dettato dall’istinto.

Quando la struttura degli eventi correnti si rivela insolita, inaspettata o comunque al di fuori dei canoni usuali, il pilota deve compiere analisi più complesse che richiamano l'attenzione per quantità di tempo che possono diminuire i margini di sicurezza: per tutto il tempo in cui l'attenzione è focalizzata nell’analisi, il processo di esplorazione dell'ambiente è sospeso. In passato, per scongiurare tale eventualità si utilizzavano accorgimenti basati sull’emanazione di dettagliate istruzioni e norme comportamentali relativamente a tutte le varie circostanze non routinarie che potevano manifestarsi.

Il fine perseguito era quello di eliminare la possibilità che una situazione nuova potesse cogliere alla sprovvista il pilota. Quindi, scopo dell’addestramento era quello di preparare il pilota a dare una risposta automatica ad ogni evenienza, senza necessità di passare nella fase dell’analisi. Questa impostazione in realtà presentava molte lacune.

Tanto per cominciare, quando le variabili da analizzare sono numerose e complesse può risultare impossibile la previsione e l’anticipazione delle possibili correlazioni. Si privilegia la memoria dell'uomo rispetto alla sua funzione analitica, senza considerare che la memoria produce errori in quantità notevolmente superiore e che quando il pilota agisce in maniera automatica esiste sempre un pericolo di alienazione.

Il rischio di atrofia della funzione analitica è spesso associato a fenomeni di abdicazione della propria capacità critica e di adagiamento che portano alla complacency. Inoltre, l’esecuzione categorica di disposizioni, per quanto ben articolate, deve sempre riferirsi ad un determinato contesto e non può mai prescindere da un preliminare atto di analisi ed esplorazione ambientale.

L’esigenza di una scrupolosa aderenza allo standard di compagnia non annulla né invalida la necessità di un rapporto con le norme sufficientemente critico e non eccessivamente consenziente, con una verifica costante dell’adeguatezza dello standard in rapporto alla situazione contingente. Al momento della definizione degli standard non si potrà prescindere dalle capacità di risposta dell'uomo che in questo modo diventa fulcro e soggetto della progettazione.

Per quanto riguarda la definizione ed esecuzione dei processi di adattamento, è utile puntualizzare che l'attenzione in un pilota esperto, data la sua grande familiarità con le manovre necessarie, è coinvolta marginalmente. Tuttavia, il margine dell'attenzione diventa progressivamente inadeguato in rapporto all’aumento della difficoltà di manovra che si determina in seguito all'intervento di fattori di disturbo.

Manovre di aeromobili con avarie strutturali gravi richiedono l'uso di quantità ingenti di attenzione, sovente superiori alle capacità di un singolo pilota e questa problematica suggerisce un’accurata analisi sulla più conveniente distribuzione di attenzione disponibile in relazione al numero dei piloti in equipaggio.

Tra l’altro, capita sovente che un pilota si trovi nella condizione di dovere effettuare contemporaneamente più di un intervento, ognuno dei quali di pari importanza, in una situazione di estrema carenza di tempo. Proprio questa condizione a volte si associa una paralisi di comportamento riscontrata in un buon numero di incidenti.

antonio.chialastri(at)manualedivolo.it

(22 maggio 2013)

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