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Chi rappresenta i piloti?

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Per ottenere qualcosa in termini legali, contrattuali, economici, di status, è necessario porsi come soggetto collettivo. La formazione di un’identità collettiva passa attraverso dei rituali e delle dinamiche che permettono di sentirsi parte di un tutto.

E di condividere a livello emotivo, etico, conoscitivo, il destino di una comunità di cui ci si sente un elemento integrato. Dove e come avviene in noi questa identificazione?

La prima osservazione riguardante la nostra professione è che noi, a differenza di altre tipologie professionali, non abbiamo un albo che, ad un livello accettabile, controlli l’operato degli iscritti, tuteli la categoria e produca qualcosa per la crescita della professione.

Per molti anni, il registro dell’ENGA (Ente Nazionale Gente dell'Aria) è stato solo l’ennesima tassa per il navigante.  Qualche tempo fa, l’ENGA è stato assorbito dall’ENAC (un passaggio burocratico che non ha comportato l’esercizio delle condizioni minime per svolgere le funzioni istituzionali per il quale è stato creato. Né, d’altra parte, l’ENGA è minimamente paragonabile a qualcosa come l’Albo degli Avvocati, o l’Ordine dei Giornalisti.

Chi tutela allora il pilota? È vero che esistono altre figure istituzionali di riferimento, che sono le Associazioni Professionali, le quali svolgono anche la funzione di sindacato, ma spesso questa commistione stride, come in tutti i rapporti regolati dal principio di rappresentanza, con la corretta tutela della nostra professione. Non a caso, arrivano da molte parti lamentele che hanno come obbiettivo i sindacati ancor prima che il datore di lavoro.

Il sindacato è, infatti, delegato a rappresentare la forza lavoro nei contratti collettivi che hanno validità erga omnes, cioè nei confronti di tutti i piloti. Anche di quelli non iscritti. Come spesso si è verificato nella nostra storia recente, vi è stata una commistione tra la componente aziendale del medium management e alcuni rappresentanti sindacali che hanno privilegiato il tornaconto personale al mantenimento delle posizioni in ambito professionale per l’intera categoria.

La crisi della rappresentanza sindacale non è cosa che nasce con i sindacati dei piloti, ma ha un respiro più ampio. Qualche anno fa, la nascita dei COBAS per i ferrovieri, del GILDA per gli insegnanti, hanno dato il via alla creazione di tutti gli altri sindacati autonomi che sono nati dalla disaffezione verso il tipo di rappresentanza offerto dalle maggiori sigle confederali, percepite come colluse con il datore di lavoro. È, infatti, perlomeno singolare che, sulla scia della rivoluzione dell’establishment italiano cui abbiamo assistito con gli esiti dell’inchiesta Mani Pulite, il sindacato sia uscito immacolato dai rivolgimenti storici di cui siamo stati testimoni.

Vi sono stati terremoti politici, che hanno portato alla disintegrazione di alcuni partiti storici, molti funzionari dell’apparato burocratico sono stati inquisiti, dando vita a nuove normative per il controllo degli appalti pubblici; i proprietari di aziende sono stati incriminati per corruzione, che ha portato alcune imprese a chiudere i battenti.

Nessuno, in questo marasma, ha messo la lente di ingrandimento sui sindacati.

È difficile, per un marziano, comprendere il fatto che laddove vi sia un’endemica crisi morale in un paese, vi siano isole intangibili non inquinate dalla mentalità dominante...

Se non la magistratura, almeno i lavoratori si sono accorti che qualcosa comunque non andava e hanno preso le contromisure.

(18 novembre 2009)

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