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Culture in cockpit

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È irritante quando la persona che hai a fianco ti spara alla velocità della luce e con un accento impossibile un suono intelligibile. Allora io gli chiedo di ripetere, ma lui, senza minimamente cambiare tono o velocità, mi ripropone la stessa indistinguibile cosa senza speranza che io possa capire.


Dopo 3 ore passate a chiedere di ripetere la frase ogni qualvolta mi si diceva qualcosa ho iniziato a rispondere con uno "yes" e un bel sorriso, senza neanche sforzarmi di capire cosa mi era stato detto.

Questi atteggiamenti ti fanno passare la voglia di parlare. Ma cosa succederebbe in caso dovesse capitarci un'emergenza anomala o un problema inconsueto? Come si può comunicare e prendere le decisioni più giuste? Per fortuna è una cosa che non ho mai dovuto sperimentare.

Dopo quasi tre anni in Qatar cominciavo a districarmi bene tra i vari accenti. Anche il mio inglese era migliorato e ormai mi sentivo a mio agio nel parlare con persone di qualsiasi nazionalità, quando per la prima volta ho volato con un comandante australiano. Come se provenisse da una dimensione parallela, il suo inglese era come un sibilo che usciva dalla sua bocca mezza chiusa, quasi facesse troppo sforzo ad aprirla e modulare le parole in modo umano.

Questo periodo all'estero è stato comunque un'esperienza molto utile che mi ha permesso di allenare il mio orecchio come mai avrei potuto fare restando in Italia. Devo ammettere però che ad ogni volo speravo di volare con un comandante italiano, anche se erano molto pochi.

Tra italiani si trova facilmente un interesse comune da sviscerare in lunghe conversazioni: calcio, moto, politica e in casi disperati, aeroplani che di sicuro mettono tutti d'accordo.

Ma in un contesto internazionale non è così scontato, e bisogna anche stare attenti a non abbordare, inconsapevolmente, argomenti scottanti o addirittura offensivi.

Mai parlare di vini d'annata con un arabo, di bistecche fiorentine con un indiano, di politica con un iraniano o di religione con un sudamericano (quando è particolarmente devoto) altrimenti vi ritrovate come il sottoscritto a subire 7 ore di catechismo sulla vita dei santi... per poi volare il giorno dopo con un singalese che ti vuole illuminare con la vita di Budda.

Ora per esempio non mi stupisco più e anzi me lo aspetto, che quando il Sole tramonta o sorge il mio compagno di viaggio si alzi dal suo posto di guida, stenda un tappeto colorato nello spazio tra la porta del cockpit e i sedili dei piloti e si metta giù a pregare. Solo la prima volta sono rimasto un po' imbarazzato.

L'incontro di due culture differenti può facilmente trasformarsi in scontro se nessuno dei due accetta l'idea di avere una certa dose di tolleranza nei confronti dell'altro e anzi, pretende di sovrapporre i suoi usi e costumi a quelli degli altri senza rispetto e senza comprensione.

Per esempio Giapponesi e Coreani hanno un forte senso della gerarchia a bordo. Da copilota diventa difficile correggere un errore o dare un suggerimento al comandante. Quando occorre farlo, bisogna saper usare dei modi adeguati, anche se, come ho detto, usando una lingua non propria spesso si rischia di ottenere l'effetto opposto, e cioè che il comandante si offende e non ascolta più il copilota, a tutto scapito della sicurezza.

Non è neanche insolito però, volare per ore ed ore in silenzio. Alcuni piloti proprio per evitare spiacevoli malintesi, non ti rivolgono la parola se non è per qualche motivo tecnico o dettato dalle famose SOP.

Meglio che volare con un tipo antipatico, direte voi, ma vi assicuro che stare ore e ore in silenzio immerso solamente tra i propri pensieri è un'esperienza mistica. In questi casi, bisogna essere capaci di stare bene con se stessi, prima di tutto. Nelle lunghe ore della crociera dove il lavoro dell'equipaggio è al minimo, si passa il tempo leggendo un manuale, a volte anche un libro, si fa qualche foto da un punto di vista privilegiato.

E si spera che il prossimo volo a fianco ci sia un pilota più loquace, e che magari non ti fa sentire un marziano quando in cielo si vedono la Luna e il Sole contemporaneamente e lui ti fa notare quanto sia strano.

(4 giugno 2013)

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