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Il finger

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Nel linguaggio aeronautico si usano una serie di espressioni gergali per indicare degli strumenti di lavoro quotidiani. Uno di questi è il finger (dito). Il nome deriva dalla forma del pontile di imbarco che porta i passeggeri direttamente dall’aerostazione all’interno dell’aeroplano.


Si tratta di un pontile è telescopico, che si deve cioè estendere e retrarre in base alla posizione dell’aereo.

Quando l’aereo arriva in aeroporto, l’ente di controllo gli assegna una piazzola per il parcheggio, e euesti parcheggi possono trovarsi nello spiazzo aeroportuale, oppure proprio con il muso attaccato all’aerostazione.

Nel primo caso, ci sarà bisogno di scale esterne e di pullman che accoglieranno i passeggeri che scendono per portarli nell’edificio nel quale si ritirano i bagagli. Nel secondo caso, un operatore attenderà che l’aereo si fermi per estendere il pontile, attaccarlo alla fusoliera ed avvisare l’equipaggio che le condizioni esterne per lo sbarco passeggeri sono soddisfatte.

Ma come fa l’aereo a sapere esattamente dove fermarsi, affinchè il finger possa attraccare in modo preciso alla fusoliera? Esiste un sistema chiamato docking system, che consiste in un tabellone elettronico appeso alla parete dell’aerostazione che fornisce informazioni relative al tipo di aereo selezionato, alla distanza dal punto di arresto e all’allineamento rispetto alla riga a terra che porterà il pilota a parcheggiare correttamente.

Il segnale di avviso con cui l’operatore del finger avverte l’equipaggio che si possono sbarcare i passeggeri è viceversa un sistema molto antiquato: si bussa alla porta. L’assistente di volo, a questo punto, verifica le condizioni esterne ed apre la porta.

I problemi relativi al finger possono essere di diversi tipi. Una volta, a Bruxelles, per un difetto del sistema di guida docking system, l’aereo si fermò esattamente nel punto indicato, ma poi il pontile di sbarco non riusciva ad arrivare alla porta, creando un pericoloso gap, una fessura, tra finger ed aereo. Fu necessario rimuoverlo, chiamare delle scale esterne, un pullman e l’operazione richiese parecchi minuti. C’è da dire che questi sono momenti di particolare tensione, poiché le persone a bordo non vedono l’ora di scendere, si sentono intrappolate, hanno le coincidenze in partenza, sviluppando così un’insofferenza verso l’equipaggio che non aiuta a risolvere meglio i problemi.

Un’altra volta, il finger sprofondò letteralmente di circa mezzo metro e fortunatamente l’assistente di volo ebbe la prontezza di fermare i passeggeri che stavano scendendo dall’aereo.

Il pontile ha un sistema di allarme che avvisa quando non ci sono le condizioni per accogliere i passeggeri, in funzione del peso, dell’inclinazione, della carica dei martinetti idraulici che lo sostengono e così via. Quando l’allarme suona, ed è un suono molto fastidioso, occorre sospendere immediatamente l’imbarco o lo sbarco, poiché potrebbe essere pericoloso.

La cosa che ho sempre trovato strana è che l’addetto alla movimentazione del finger non ha le competenze per risolvere il problema dovuto al blocco di allarme. Occorre chiamare un tecnico specializzato che arriva, spinge due bottoni sul pannello di controllo (quello che stava usando l’operatore) e il finger riparte.

È come se un pilota che sa portare l’aereo in condizioni normali, nel caso succedesse un’emergenza fosse costretto a chiamarne un altro per risolvere il problema... mah.

antonio.chialastri(at)manualedivolo.it

(25 ottobre 2013)

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