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L'avaria umana

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Tra la documentazione prodotta dall'agenzia americana per la sicurezza del volo (NTSB) c'è una tabella che elenca ben 12 incidenti in cui la perdita totale di un aereo (e purtroppo anche di molti dei suoi occupanti) ha come causa un tipo particolare di avaria: quella dell'essere umano che era ai comandi.


In gergo si chiama crew incapacitation, e indica l'inabilità, intervenuta durante il volo, di un membro di equipaggio a svolgere le sue normali mansioni. A causarla sono diversi tipi di malore, dall’attacco di cuore al collasso, da una crisi di nervi a problemi di tipo intestinale, da intossicazioni di varia origine a ipossia, come abbiamo recentemente visto nel caso del volo Helios 522.

Si tratta di una condizione fortunatamente abbastanza rara, ma occorre tener presente che il dato significativo potrebbe essere più pertinente analizzando, ad esempio, i riporti all’ufficio sicurezza (ASR: Air Safety Report) compilati dai piloti coinvolti in eventi simili che non sono sfociati in incidenti veri e propri, ma che avrebbero potuto avere conseguenze  più serie.

Come affrontare dunque la problematica della crew incapacitation? In omaggio al vecchio detto aeronautico secondo il quale "il pilota bravo non è quello che esce dalle situazioni difficili, ma quello che non ci si mette dentro", possiamo dire che il primo passo è quello di evitare che il malore si manifesti. E del resto, in questo campo è pienamente applicabile quanto già detto a proposito della gestione dell'errore: evitare, riconoscere, mitigare.

Già, ma come si evitano i malori a bordo? La prevenzione è chiaramente il primo step, e uno stile di vita adeguato dovrebbe essere già condizione sufficiente a mantenersi in forma. Fondamentalmente, uno stile di vita sano, che accompagni riposi, sport, vita salutare (niente fumo, poco o niente alcol, evitare gli eccessi) è un buon aiuto contro l’insorgenza di manifestazioni acute delle malattie.

Oltretutto, per mantenere le licenze di volo in corso di validità, i piloti professionisti devono sottoporsi a dei controlli medici periodici che si fanno più frequenti con l'avanzare dell'età o in presenza dei sintomi di un degrado delle condizioni di salute. Questo continuo check up medico comporta anche che eventuali patologie gravi siano identificate e corrette (per quanto possibile) per tempo.

Vi sono poi degli accorgimenti specifici, come programmare turni che non alterino i cicli circadiani in modo drastico, che non facciano accumulare stanchezza per le lunghe ore a bordo, distribuendo il carico di lavoro equamente tra giorni di impiego e giorni di riposo. Accorgimenti del genere servono a ridurre la possibilità che si verifichino patologie da stress, ma dato che anche al di fuori della vita professionale, nella sfera privata, non mancano fattori stressanti di diverso tipo, è quasi normale che, nell’arco di una carriera trentennale, possano capitare dei periodi in cui lo stress (e quindi il rischio di malore) aumenta.

Infine, particolare sconosciuto ai più, per evitare che vi sia a bordo un malore dovuto a fattori alimentari, la maggior parte delle compagnie aeree prevede un pasto differenziato tra i piloti, che sono invitati a consumare alimenti diversi rispetto a quanto consumato dall’altro pilota addirittura prima di prendere servizio. In questo modo, se un cibo è avariato, si evita che entrambi i piloti risentano degli effetti nocivi dell’intossicazione.

Nonostante queste precauzioni, casi di crew incapacitation continuano a verificarsi, e occorre quindi sapere, dal punto di vista operativo, come riconoscere e fronteggiare le condizioni in cui uno dei membri di equipaggio accusi un malore o manifesti una qualsiasi anomalia tale da comportare una minaccia alla sicurezza del volo.

E come ogni altra avaria, anche quella dell'umano che lo pilota si affronta e si risolve in tre passi successivi: identificazione del problema, azione di fronteggiamento e valutazione della situazione operativa alla fine dell’intervento.

antonio.chialastri(at)manualedivolo.it

(8 novembre 2013)

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