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Mens sana in corpore sano

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Fare il pilota non è soltanto un lavoro, ma uno stile di vita. L’attività svolta dal pilota linea comporta lo "stare fuori" dal proprio ambiente, e ciò induce nell’organismo uno stress dovuto all’adattamento, sia per quanto riguarda i fattori psicologici, sia per quanto riguarda quelli fisici.


Inoltre, a differenza di tante altre professioni, uno dei requisiti per mantenere i brevetti in corso di validità è il superamento della visita medica (annuale o semestrale a seconda dell'età) che certifica uno stato di salute idoneo a svolgere il proprio ruolo a bordo. Perciò stare bene, oltre che un consiglio salutare è anche un obbligo per chi voglia continuare ad esercitare la professione del pilota.

Chi ha letto, non molto tempo fa, gli articoli che abbiamo dedicato alla crew incapacitation dovrebbe avere un quadro sufficientemente chiaro sugli effetti di una non perfetta forma fisica. Anche se colpevolizzare coloro che si sentono male è senz'altro sbagliato, dato che il malore può dipendere da una moltitudine di cause, occorre nondimeno presidiare questa area della professione, poiché trascurarla può indurre problemi molto seri.

Il mantenimento di un adeguato livello di fitness è dunque basilare per poter svolgere al meglio la propria professione, e i campi di attenzione e di intervento (come del resto accade per tutti i comuni mortali) sono sempre i soliti: esercizio fisico, alimentazione, stress, fumo, alcol, farmaci.

Un adeguato esercizio fisico consente non solo di mantenersi in forma, ma anche di migliorare il proprio stato mentale e l’umore. I romani dicevano mens sana in corpore sano, per evidenziare come non si possa svolgere soltanto un tipo di attività (esclusivamente cerebrale o solamente fisica) a scapito delle altre. C'è di più: il sentirsi bene con se stessi aiuta anche nell’interazione con gli altri, creando le premesse per una corretta gestione dell'interazione uomo-uomo, quella che nel modello di indagine SHELL è identificata dale due L (liveware-liveware), con i relativi effetti sulla sicurezza del volo.

Senza contare che, riducendo le possibilità di malattie legate all’età, come l’attacco cardiaco o l’alta pressione, cala il rischio di abbandono prematuro della professione per inabilità fisica.

Dal punto di vista dell’esercizio fisico, il punto dolente è per i piloti costituito dalla costrizione in posizione obbligata per lunghi periodi di tempo. Questo è specialmente vero per i piloti di lungo raggio, che passano fino a quindici ore seduti, o nel posto di riposo, senza poter effettuare esercizi fisici, ma gli stessi problemi si riscontrano spesso anche nei passeggeri frequent flyers, cioè che volano spesso e a lungo.

Tra le varie patologie, spicca in particolar modo la deep vein thrombosis (trombosi delle vene profonde) che colpisce coloro che siedono nella stessa posizione per molto tempo, facendo ristagnare il sangue nelle vene con la conseguente occlusione e ostruzione della circolazione che porta poi alla trombosi. Ormai la maggior parte delle riviste di bordo indica alcuni esercizi che, pur restando seduti, consente di mettere in movimento giunture, tendini e muscoli, ma apparentemente, a parte i giapponesi, i passeggeri (e anche molti piloti) sono restii a praticare questa sorta di "sport sedentario". Nettamente più alto il numero di coloro che approfitta dei periodi trascorsi a casa o delle soste in albergo per coltivare il proprio benessere fisico, o frequentando le palestre spesso a disposizione direttamente nella struttura, o semplicemente facendo stretching e lunghe camminate.

Generalmente, un moderato esercizio fisico, consistente in un po’ di jogging o footing è indicato per migliorare le condizioni di ossigenazione del sangue, cosa di non secondaria importanza per gente che trascorre la sua vita lavorativa in ambienti relativamente poveri di ossigeno. Lo stesso risultato di miglioramento delle condizioni di lavoro polmonari e cardiache è raggiungibile, con cyclette o tapis, anche in palestra, dove tra l'altro è possibile curare anche forma e tono delle masse muscolari.

La cosa non così secondaria come si potrebbe pensare. Basti considerare che determinate operazioni da svolgere a bordo richiedono l'uso di una certa forza: tanto per fare un esempio, per estrarre in emergenza il carrello di atterraggio di un MD-80 è necessario uno sforzo di circa cinquanta chilogrammi.

antonio.chialastri(at)manualedivolo.it

(6 gennaio 2014)

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