Iscrizione Newsletter

Iscriviti alla Newsletter



Login

Il fumo a bordo

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

Ci sono poche attività che fanno male senza concedere effetti positivi quanto il fumo. Non solo, il fumo delle sigarette costituisce una minaccia non solo per chi si concede una o più sigarette, ma anche a chi respira in un ambiente dove altri stanno fumando: è il cosiddetto fumo passivo.


Il fumo, per intenderci, che subiva sino a qualche anno fa, prima dell'introduzione del divieto, un qualsiasi passeggero di un qualsiasi aereo. Ma per comprendere esattamente quale fosse la situazione di un fumatore passivo durante il volo è importante descrivere preliminarmente l’impianto di condizionamento degli aerei, che non faceva altro che esacerbare i problemi dovuti al fumo passivo.

L’aria ad alta quota, infatti, è rarefatta e a bassissima temperatura (mediamente -50°C); occorre quindi prelevarla, comprimerla, riscaldarla e deumidificarla. Quest’ultimo aspetto è più importante di quanto sembri, poiché l’aria secca evita tutta una serie di problemi alla struttura dell’aereo, ed è inoltre più facile da espellere. Infatti, se scaricassimo dell’aria umida all’esterno, dopo un po’ di tempo si creerebbero delle piastre di ghiaccio che sarebbero pericolose per la struttura dell’aereo. Basti pensare ad una semplice lastra di ghiaccio che si stacchi a novecento chilometri orari, colpendo il piano di coda.

Ricapitolando, l’aria riscaldata e deumidificata viene immessa in circolo nella cabina passeggeri, ma il ciclo che compie prima di essere espulsa fuori bordo varia, a seconda del tipo di aereo, da due minuti e mezzo a cinque minuti. Il rallentamento del tempo di ricambio dell’aria viene ottenuto facendola opportunamente ricircolare all'interno della fusoliera, e determina una diminuzione dei consumi dell’aereo.

Ma andiamo avanti nella nostra disamina del fumo: nella composizione fisica delle sigarette vi sono tre elementi dannosi per l’uomo: il catrame, la nicotina e il monossido di carbonio. Scusate se è poco.

Gli studi sul catrame hanno portato ad accertare la sua capacità di indurre il cancro in alcuni animali; la nicotina ha  effetti deleteri sui processi cardio-vascolari ed incide negativamente sull’umore e sulle prestazioni, oltre a indurre dipendenza; il monossido di carbonio è un gas tossico che deriva dalla non combustione di alcune materie organiche, e nel corpo umano ha l’effetto di ridurre l’apporto di ossigeno ai tessuti ed al cervello.

L’effetto del fumo ha dunque un’importanza anche nello svilupparsi di alcuni fenomeni legati al volo, come l’ipossia. Infatti, chi fuma è già in una condizione di ridotto apporto di ossigeno al cervello, e presenta quindi una resistenza minore nei confronti della ulteriore mancanza di ossigeno che può presentarsi, ad esempio, in caso di malfunzionamento dell’impianto di condizionamento.

Senza contare che, anche in condizioni di normale funzionamento degli impianti di bordo, la quantità di ossigeno presente in una cabina pressurizzata è già di per sé minore di quella alla quale l'organismo, nella vita di tutti i giorni e con i piedi saldamente ancorati a terra, è abituato a disporre.

Se a questa situazione di scarsità di ossigeno aggiungiamo la condizione di aria viziata di cui parlavamo poco fa, e a tutto questo aggiungiamo anche il fumo dei passeggeri, ci rendiamo conto di quale girone infernale dovesse essere un volo di lungo raggio fino a qualche anno fa.

E i passeggeri, almeno, ne facevano uno ogni tanto... gli equipaggi invece erano costretti a convivere con questa aria malsana per venti giorni al mese.

Benvenuto quindi il divieto di fumo negli aerei.

antonio.chialastri(at)manualedivolo.it

(12 gennaio 2014)

RSS
RSS