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Mammaliturchi

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Il 1453 è un anno particolare per la storia europea. I turchi conquistarono Costantinopoli. Questa conquista segna l'inizio dell'era moderna per alcuni storici, mentre altri optano per la conquista dell'America. In realtà, l'affermazione dell'impero turco-ottomano non fu cosa di poco conto.


Un impero che arrivò ad estendersi dalla coste nordafricane ai Balcani e dalla Crimea alla penisola araba, e la cui caduta avvenne solo a seguito della Prima Guerra Mondiale. Il modo di dire “mammaliturchi” è dunque più che legittimo poiché i turchi arrivarono spesso alle nostre porte.

Da sud con la battaglia di Lepanto, che si combattè nella acque vicine a Cefalonia, e da nord, dove dopo la conquista di Belgrado e Budapest e l'assedio di Vienna si affacciarono anche da noi in Italia, o almeno, nei possedimenti veneziani del mare Adriatico.

C'è un ampio dibattito, oggi, se accettare la Turchia nella comunità europea e non sono pochi gli argomenti a favore di entrambe le parti. Infatti, i quasi ottanta milioni di turchi, sono la parte che è rimasta nel Paese di origine, ma pensiamo a quanti turchi ci sono in Germania o in Francia. La loro cultura è un misto di eredità araba e di proiezione sull'Occidente cristiano.

Solo dieci anni fa, la Turchia era teatro di una iper-inflazione che gonfiava i prezzi ad una velocità supersonica. Ricordo distintamente che al ristorante ad Istanbul, con l'equipaggio, si pagavano mediamente quindici milioni di lire turche a testa per una cena. Oggi, quel periodo è un lontano ricordo. C'è un boom economico senza precedenti e la nazione sta progredendo velocemente verso standard di vita occidentali, considerando pure che vi è una larga parte della popolazione ancorata a valori della tradizione musulmana.

Chi mise una pietra sopra al fattore religioso fu Kemal Ataturk, il cui nome significa padre dei turchi: un militare che sin da giovane fu notato per essere una testa calda, ma d'altra parte è sempre vero il detto che una persona di carattere non ha quasi mai un bel carattere. E di carattere Ataturk, ancora oggi un idolo in Turchia, ne aveva da vendere. Tra le cose più interessanti che fece ci fu il cambio della scrittura dall'arabo al turco, l'affermazione della laicità dello Stato e la conversione della basilica di Hagia Sofia (Santa Sapienza) a museo nazionale.

Entrando in questa basilica paleo-cristiana, che si trova al centro di Sultanahmet insieme alla Moschea Blu e alla cisterna romana, si notano diverse cose. Anzitutto, che nella sua storia, pur essendo nata come basilica cristiana per volere di Costantino, e quindi con pianta a croce, fu poi convertita in moschea con la dominazione islamica. Tuttavia, la cosa che stupisce è che i mosaici che si vedono sopra l'abside, rappresentanti la Madonna con il bambino, più altre immagini, sono stati mantenuti anche dai musulmani. È strano, perché l'Islam vieta la rappresentazione di immagini sacre, soprattutto in moschea. Invece, queste immagini rimasero intatte, fino a che poi Ataturk mise tutti d'accordo facendolo diventare un luogo di culto cosmopolita.

Oggi, questo Paese è in una fase di sviluppo tumultuoso, che fa convivere imprenditori che si relazionano con l'estero e che hanno un modo di vita totalmente occidentalizzato, con donne con il velo che vengono dall'Anatolia e che sono ancorate a valori religiosi islamici.

Recentemente, vi sono stati degli scontri ad Istanbul, una città da diciotto milioni di persone in cui non si vede una cicca per terra, ma la cosa sembra si sia appianata, favorita anche dal benessere economico che si sta espandendo verso strati sempre più ampi della popolazione.

Insomma, vedendo come vivono, la forza propulsiva, la ricchezza che si sta producendo in così poco tempo, viene da chiedersi se oggi non sarebbe bene dichiarare guerra alla Turchia. Questi, dopo quindici minuti vincono e ci conquistano, ma anche questo sarebbe un modo di uscire dalla crisi economica in Italia.

E poi, hanno una compagnia aerea forte e in costante crescita...

(21 maggio 2014)

 

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