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La sequenza di Fibonacci

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La matematica non è un'opinione. Però, dietro l'apparente oggettività della matematica, si nascondono a volte le inclinazioni di un popolo. Ripensavo proprio alle caratteristiche di alcuni calcoli e a come matematici diversi si siano concentrati nella loro risoluzione.


Così per un Fibonacci che dipanava serie apparentemente assurde e fini a sé stesse, c'è un Newton che con un paio di leggi eleganti spiega nientepopodimeno che l'Universo. Leonardo Fibonacci era un matematico del '200, famoso per le sue sequenze numeriche.

In pratica, in queste serie occorreva capire la logica della progressione dei vari elementi. Chi si misurava con questi indovinelli doveva intuire quale era la logica che aveva fatto progredire la sequenza, indicando il prossimo numero. Ad esempio: 1, 5, 9, 13,..... risposta: 17, perché la logica di aumento dei numeri è a base 4.

Ce ne sono alcune più impegnative, come 12, 26, 56, 118,... risposta: 244. Il razionale è che ogni numero si raddoppia aggiungendo una sequenza anch'essa crescente. Quindi, numero per due più 2, numero per due più quattro e così via.

Difficilino, vero? Eppure non è niente rispetto a quello che il pilota deve intuire dei parcheggi, che sono numerati con criteri non molto dissimili a questi numeri arcani.

Ad esempio, a Fiumicino ci sono delle strutture dell'aerostazione che si chiamano pontili, cui sono attaccati i cosiddetti “finger”, cioè delle passerelle telescopiche che poi si attaccheranno all'aereo per permettere l'imbarco e lo sbarco dei passeggeri. Ebbene, immaginiamo questa struttura in cemento che si prolunga per un centinaio di metri con i finger numerati in sequenza. Si parte dal primo finger che si chiama 401, poi 402, 404, 408, 410, 412, 411, 422, 432, 409. Quindi, caro lettore, quale sarà il prossimo?

Non che vada meglio nei piazzali all'aperto, dove di posto ce n'è tanto. Anche lì qualche matematico impertinente ha deciso di numerare la sequenza 221, 222, 223, 240, 238, 224, 225. Ovviamente, un pilota che per la prima volta si reca a Fiumicino e a cui viene assegnata la piazzola di parcheggio 224 si aspetta ingenuamente di trovarla dopo il 223. Macché, si trova il 240 e gli prende un colpo pensando di averla passata.

E Cagliari, mica poteva essere da meno. Anche lì sequenze che fanno venire in mente una riunione degli alcolisti anonimi piuttosto che lo studio a tavolino delle distribuzione dei parcheggi. I parcheggi sono numerati alternativamente non nello stesso blocco, come potrebbe essere l'aerostazione, ma troveremo il primo in mezzo al prato, il secondo che è un finger dell'aerostazione, il terzo che si trova ad un parcheggio remoto, e così via. Insomma, sembrerebbe alla come viene viene, ma anche la sequenza di Fibonacci ad un primo sguardo pare incomprensibile.

A Mosca, ad esempio, hanno numerato vie di rullaggio, svincolo di accesso all'area di parcheggio e piazzole di parcheggio allo stesso modo. Quindi, ti senti dire in un inglese approssimativo, con forte accento da “ti spiezzo in due”, che devi andare al gate 32. Ora, il termine gate è ambiguo perché può significare sia l'accesso di entrata alla zona di parcheggio, lasciando la taxiway principale, sia la piazzola di parcheggio vera e propria. Io sarò pure lento, ma ci ho messo parecchio prima di riuscire a comprendere bene l'obiettivo dell'autorizzazione.

I numeri uno, come sempre, sono gli inglesi. Hanno l'aeroporto di Heathrow che movimenta una settantina di milioni di passeggeri e lo fa con due piste parallele. Il traffico aereo di Londra è, insieme a quello di Amsterdam, Francoforte, Parigi, molto congestionato. Eppure, riescono a smaltire una grande quantità di aerei in modo veloce, ordinato, sicuro avendo adottato un sistema a prova di cretino.

Praticamente, quando l'aereo atterra viene istruito a voltare a destra o a sinistra rispetto alla propria provenienza. Una volta entrato nella taxiway trova delle luci verdi, saltuariamente intervallate da luci rosse trasversali che indicano che ci si deve fermare. Il controllore di volo non fa altro che istruire il pilota con un semplice “follow the green”, cioè segui la linea verde, assegnandoti la piazzola di parcheggio.

Sarà un caso che l'Inghilterra è la terra di Newton?

(18 giugno 2014)

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