Stop “pay to fly” PDF Stampa E-mail
Scritto da Ivan Anzellotti   

Che i passeggeri debbano pagare per salire a bordo è ovvio, ma che siano anche i piloti a farlo può sembrare una cosa piuttosto strana. Eppure, chissà quante volte avrete preso un aereo negli ultimi anni senza sapere che chi lo pilotava stava partecipando ad un corso chiamato “pay to fly”.


Purtroppo non è fantascienza ma la triste realtà del mondo moderno, dove le compagnie aeree non vogliono più investire per la formazione degli equipaggi e costringono gli allievi a spendere cifre da capogiro per pagarsi licenze e corsi di abilitazione per i vari aerei in uso.

Il meccanismo perverso trova terreno fertile nella forte passione che per fortuna ancora tanti ragazzi nutrono verso il volo e il desiderio di fare di tutto pur di realizzare il loro sogno e indossare presto una fiammante divisa blu.

Le leggende di stipendi da favola e di una carriera velocissima verso il comando invogliano le famiglie a sborsare decine e decine di migliaia di euro per vedere il proprio figliolo, cosi promettente e pieno di raro talento, solcare i cieli e conseguire in rapida successione le varie licenze di volo intermedie fino al fatidico ATPL, la licenza di pilota di linea.

I più sprovveduti o male informati pensano che a questo punto qualsiasi compagnia aerea farebbe a gara per di assumere il novello pilota e assegnarlo ad uno dei propri velivoli... purtroppo non funziona così. Se non si hanno almeno cinquecento ore di volo sull'aereo specifico in uso nella compagnia, è impossibile che il proprio curriculum possa essere anche solo visionato.

Intanto il tempo passa e la licenza va mantenuta, ossia si deve svolgere una attività minima periodica, altrimenti il titolo, a differenza della patente dell'auto, che dura dieci anni e basta una visita medica per rinnovarla, scade. E qui scatta la trappola perché mantenere le licenze costa tantissimo e bisogna trovare un modo rapido per poter avere quell'esperienza minima su un aereo di linea e dare un senso al proprio curriculum.

Quindi, o si decide di cambiare lavoro e buttare via tutti i soldi di papà, oppure è necessaria un'altra spesa astronomica, affidandosi ad una compagnia che per cifre che partono da 50.000 euro permette al giovane pilota di volare per sei mesi senza alcuna garanzia di un contratto a lungo termine.

Alla fine dei sei mesi poi non c'è alcuna ragione per la quale il ragazzo verrà assunto e magari pagato pure, visto che alle porte busserà un nuovo pilota desideroso di pagare per lavorare e il suo destino sarà quello di trasferirsi lontano, in Medio Oriente o in Asia.

A parte il discorso etico della faccenda, in cui manager senza scrupoli sfruttano i sogni dei giovani per i loro profitti, ci sono delle ripercussioni sostanziali sulla sicurezza e in generale sul mercato del lavoro.

La prima considerazione è che non c`è più selezione tra gli allievi: vorrei vedere una scuola che ferma a metà corso un ragazzo dal portafoglio pieno come succedeva nella scuola Alitalia di Alghero dove solo i migliori arrivavano alla fine.

Le aerolinee si trasformano quindi in una scuola di volo, con tutti i rischi legati inevitabilmente all'attività addestrativa, e non permettono a questi giovani di sviluppare una reale esperienza sul campo, perché alla fine dell'attività di volo vengono sostituiti da un nuovo allievo pagante.

E se un pilota con esperienza, che appunto è in un altro continente, volesse tornare a lavorare in Europa? Ovviamente non viene neanche preso in considerazione.

Sebbene manager di alcune low cost europee facciano proclami alla stampa promettendo di assumere tutti gli esuberi delle compagnie in fallimento, in realtà quando si tratta di convocare i candidati vengono presi in esame solo i curriculum più leggeri, quelli delle persone dalle quali si può guadagnare qualcosa.

Il vantaggio di avere piloti senza esperienza, e magari con l'incubo di un mutuo sulle spalle per pagarsi tutti i corsi, è anche che non contesterebbero mai eventuali pratiche poco aeronautiche messe in atto dalla compagnia, e non rappresentano quindi una fonte di problemi per i manager e i loro ricchi bonus di fine anno.

La prossima volta che salite a bordo, provateci: chiedete alla hostess se i piloti stanno pagando per essere seduti in prima fila e unitevi al grido “Stop pay to fly”.

(20 febbraio 2015)