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Ci vuole un fisico bestiale

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“Quando c'è la salute- come si suol dire- c'è tutto”, ma ci sono dei casi in cui, dalla salute di una singola persona può dipendere anche quella di molte altre: è il caso, ovviamente, di chiunque sia delegato alla conduzione di un mezzo di trasporto e, segnatamente, dei piloti d'aereo.


Perché se è vero che i piloti sono sempre almeno in due, è altrettanto vero che, a differenza di altri “autisti”, non esiste per loro la possibilità di mettere la freccia, fermarsi in una piazzola e restare lì ad aspettare l'autoambulanza del 118.

E non vi lasciate trarre in inganno dalle avventure di candide e intrepide vecchiette che hanno fatto un giro una volta, tanti anni fa, sull'aereo da turismo di uno dei tanti nipoti, di biondissime e intraprendenti hostess che a forza di vederlo fare hanno imparato anche loro, di imberbi e occhialuti ragazzini specializzati in playstation più vere del vero, con l'immancabile vecchio ed esperto pilota che dalla torre di controllo, capelli bianchi e calma glaciale, li assiste fino all'atterraggio, riescono a riportare tutti sani e salvi a terra.

Sono senz'altro storie belle e avvincenti, ma solo se si è seduti sulla poltrona di un cinema e non su quella di un aereo di linea. E non è un caso che questi bei film, di solito, non facciano parte della programmazione offerta a bordo.

La dura realtà, come diceva sempre il mio vecchio primo istruttore di volo, è che “per aria non ci è mai rimasto nessuno”, e che per tornare a terra tutti interi ci vuole un pilota. E' quindi opportuno, anche se come ho già detto ce ne sono sempre almeno due a bordo, che i piloti godano di buona salute.

E' per questo che, già prima di iniziare il corso di pilotaggio, occorre sottoporsi ad una severa visita medica, che poi diventerà una routine destinata ad accompagnare il pilota fino al termine della sua vita lavorativa. E così, una volta all'anno, a intervalli regolari che vanno dai due anni ai sei mesi (e in certi casi anche meno) a seconda dell'età e dello stato di salute di chi vi si sottopone, si passa una mattinata a farsi rivoltare come un calzino.

Prelievo di sangue e analisi varie, le lettere dell'oculista che -chissà perché- sembrano tutti gli anni più piccole e confuse, il fastidio della colla dell'elettrocardiogramma, l'otorino che -chissà perché- tutti gli anni abbassa un po' la voce, e tanti altri personaggi in camice bianco che ti squadrano, ti soppesano, ti valutano, fino ad emettere il sospirato verdetto di idoneità.

E' vero che, a prescindere dal lavoro svolto, sottoporsi regolarmente a un accurato check-up è cosa senz'altro saggia e auspicabile per tutti, ma non è certamente piacevole starsene sdraiati su un lettino, mentre il dottore armeggia con la pompetta dello sfigmomanometro, scuote la testa, ti fissa e e dice: “La vedo un po' agitato, si rilassi”.

Ed è proprio allora che la pressione, magari già un po' ballerina di suo, schizza inesorabilmente a sfiorare il limite massimo ammesso, nella preoccupazione di vedersi costretto, a cinquant'anni suonati, a cercare un nuovo mestiere.

(16 dicembre 2015)

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