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Il controllo antidroga - II

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(segue) II - In quegli anni ’70, a Roma e dintorni girava principalmente l’eroina, che richiedeva di doversi bucare le vene. L’idea dell’ago nella vena ancora oggi mi provoca una sorta di ribrezzo e quando vado a fare il prelievo del sangue durante la visita medica annuale mi giro dall’altra parte.


Quindi, l’ago era un ostacolo psicologico, che si aggiungeva ad altre considerazioni, come ad esempio quella che la droga di allora, costosissima, era alla portata di pochi. Perciò, di solito un giovane nella fase adolescenziale, prono a tutti i tipi di fesserie, cominciava a fumare, poi a farsi le canne, poi passava a sostanze pesanti, spinto dalla imitazione di quelli più grandi e dalla presunzione di pensare “smetto quando voglio”. Tuttavia, se è vero che chi è passato all’eroina aveva provato la marijuana, non è vero il contrario, cioè che tutti coloro che avevano fumato sarebbero poi passati all’eroina.

Anzi, a ben vedere, e con l’esperienza di chiunque tra noi abbia avuto a che fare con ambienti dove girava droga, una percentuale minima di chi usava le “canne” è poi passata a qualcosa di più pesante. Chi ci entrava si trovava catapultato in un vortice dal quale, tranne rari casi, non ne usciva. Potevi morire per overdose, per un regolamento di conti tra balordi, o in carcere, considerando anche che non esistevano ancora le comunità terapeutiche per il recupero delle tossico-dipendenze.

L’eroinomane veniva emarginato dalla società, poiché lo stesso tipo di sostanza, basata su endorfine (gli ormoni del benessere) lo estraniavano dal contesto. I Pink Floyd, con le loro musiche lente e ipnotiche da tredici minuti, erano la colonna sonora di questi trip ottenuti per via chimica. La famiglia dell’eroinomane veniva devastata da furti, da rapporti di polizia, dalla visione di un figlio che diventava un estraneo, irriconoscibile ed anaffettivo, dedito esclusivamente alla ricerca della prossima dose. Fisicamente, si vedeva da un chilometro se la persona usava droghe pesanti: lo sguardo era quello di chi aveva visto l’inferno e tornava saltuariamente tra noi con il fisico emaciato, la pelle grigia e le vene a colabrodo. Erano zombie che uscivano dal loro mondo solo per parassitare le risorse utili a consentire un altro trip.

Gli stessi genitori erano sicuramente meno ansiosi di quelli di oggi (con tre amici di infanzia morti per overdose, mia madre non mi ha mai chiesto “Ma chi frequenti?”), ma sapevano che se il loro pargolo riusciva ad arrivare al servizio militare, che rappresentava uno spartiacque tra un prima da adolescente e un dopo da giovane adulto, si poteva tranquillamente considerare al sicuro da eventuali fesserie. Quindi, cessavano le preoccupazioni da genitore e cominciavano quelle da supporto di un adulto che doveva solo essere incoraggiato, sostenuto, aiutato a costruirsi una propria vita.

Oggi, non è più così, anche se pochi se ne sono accorti. La droga ha cambiato natura. Non c’è più quell’ostacolo psicologico rappresentato dall’ago e dal costo di una dose. La cultura dello sballo, del piacere di essere fuori di sé, che una volta notavamo nei Paesi anglosassoni, dove il venerdì sera era dedito all’ubriacatura settimanale, è arrivata anche da noi. I nostri ragazzi bevono, laddove all’età loro noi vedevamo attaccarsi alla bottiglia solo gli emarginati, i vecchi e gli sfigati.

Oltre all’alcol, è una comune constatazione che sono molte le persone che fanno uso di sostanze dopanti, di pasticche, poiché sono facili da usare e con effetti non meno devastanti di quella droga che conoscevamo noi. Soprattutto, si è innalzato molto l’uso di cocaina. La cosa strana, però, è che questo uso è radicalmente diverso da quello cui eravamo abituati. Anzitutto, la prima particolarità che balza agli occhi è che oggi ci sono persone di quarant’anni che cominciano a “pippare”, ma non lo facevano a venti.

Quindi, è cambiata anche la dinamica della tossicodipendenza e questo lo dobbiamo anche al fenomeno della post-adolescenza che è stata studiata già dagli anni Novanta e che oggi ci presenta il conto. Inoltre, la cocaina è una droga da presenza, è performante, accelera inizialmente tutte le capacità personali. Richiede quindi un musica non più lenta ed ipnotica, ma martellante e veloce, da saturazione sensoriale. Basta sentire le radio private in macchina per rendersi conto che sia la musica, sia lo speaker sono sotto effetto di cocaina. Sono tutti accelerati, vanno a duecento all’ora.

È diventato un fenomeno pervasivo, alla portata di tutti. Una volta, gli artisti che si dovevano esibire su un palco di fronte a migliaia di persone si aiutavano con delle sostanze per sopportare lo stress. Oggi, anche il barista sotto casa la usa e non si capisce bene per ottenere quale straordinaria prestazione. Analizzando le acque di scarico a Montecitorio, una troupe televisiva rilevò quantità di metaboliti della cocaina espulsi con l’urina di dimensioni abnormi. Queste persone, i parlamentari, i legislatori, hanno un compito delicatissimo, di alta responsabilità sociale, cioè la formulazione di leggi.

Vedendo questo po’ po’ di confusione intorno a me, dove sembrano caduti gli schemi, come in una partita al 94’ sotto la pioggia e i calzini calati, i piloti (e i conduttori di altri mezzi di trasporto) sono gli unici ad essere controllati per verificare l’uso e l’abuso di sostanze. Non altrettanto vale per un giudice sotto effetto di eroina, per un medico dedito all’uso di cocaina o per un poliziotto che si fa le canne. I numeri dicono che sono casi veramente rari quelli in cui qualcuno risulti positivo al test.

Una volta, un Comandante fu trovato positivo a causa dei semi di papavero (tecnicamente, degli oppiacei) che avevano ingerito, mangiando il pane servito a bordo. Dato che il livello accettabile di sostanza è zero, ne trovarono una quantità minima e risultò positivo. Gli prese un colpo, tanto più che non era dedito al costume di drogarsi. Poi cominciò a valutare tutte le possibili alternative e si risollevò, pensando di buttarsi in politica; nessun controllo, soldi a palate, responsabilità nulle, privilegi veri che al confronto quelli del pilota sembrano doveri. L’esame successivo diede esito negativo e rientrò nei panni di colui di cui la gente si fida.

Non è poco, oggi.

(7 gennaio 2016)

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