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Fermate il mondo... - III

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III - (segue) ...proseguo in ambulanza, tanto è lo stesso. Sì, come siamo andati dicendo nelle precedenti puntate, è (quasi...) lo stesso, e non solo perché uguale è la famosa mission assegnata all'equipaggio: trasportare qualcuno da A a B in sicurezza, orario e comfort. Come al solito c'è di più.


C'è per esempio, che anche in ambulanza, una volta superati gli esami di idoneità a svolgere il ruolo di autista soccorritore, gli esami non finiscono mai. Non saranno tre all'anno, come in aereo, ma comunque le abilitazioni principali, che sono BLSD e BTLS necessitano di essere rinfrescate attraverso appositi retraining, seguiti dall'immancabile check, su base annuale o biennale.

E naturalmente, e ve ne siete appena accorti, ci sono anche le sigle astruse. Tranquilli, però: ce ne sono poche e presto spiegate. Il BLSD è in pratica il massaggio cardiaco con uso del defibrillatore semiautomatico, mentre il BTLS è quell'insieme di manovre che consiste nell'estrarre un incidentato generalmente dalla sua automobile (estricazione, si dice in gergo), e immobilizzarlo correttamente per poterlo trasportare senza causargli ulteriori danni, soprattutto alla spina dorsale.

E qui ci sono anche le check-list con i memory item, perché se il medico pronuncia le parole “accesso venoso”, quello che ti deve venire in mente senza esitazione è: laccio emostatico, tamponcino disinfettante, ago cannula, deflussore, e tutto l'armamentario che serve in casi del genere, e il corretto ordine con cui porgerlo al suddetto dottore. Se invece l'attivazione è per trauma da incidente, allora la litania della check-list recita: collare, stecco-bende, tavola spinale, ragno, e altri strumenti di tortura vari.

Ma la cosa che più mi ha divertito è stata quando durante il corso autisti l'istruttore, coadiuvato dalle solite immancabili slides, cercava di far passare il messaggio che quando si è in mezzo al traffico, se si vuol guidare veloci e sicuri più che intestardirsi a sgassare e a far casino con la sirena, bisogna sempre “guardare cinque macchine più avanti”… anche questa l'avevo già sentita, solo che per aria si dice “fly five minutes ahead”, vola cinque minuti davanti alla prua dell'aereo, per anticipare ogni possibile evenienza.

E per tornare a quella famosa mission, quella della sicurezza, dell'orario e del comfort, a completare il quadro diremo che qui la “sicurezza” si intende raggiunta quando non c'è bisogno di mandare una seconda ambulanza a soccorrere l'equipaggio della prima.

Per quello che riguarda l'obbiettivo “orario”, in mancanza di un tabellone di partenze e arrivi, spesso viene indicato con la sbrigativa frase “vediamo di arrivare prima che questo poveraccio sia morto”, e può sembrare un po' troppo cinico, lo so, ma quando l'adrenalina scorre a mille una valvola di sfogo, fosse anche una battutaccia tra addetti ai lavori e stando attenti a non farsi sentire, a volte ci vuole.

E il minimo di “comfort” (minimo, perché la barella di un'ambulanza è uno dei luoghi più scomodi del mondo) consiste nel cercare di far arrivare in PS il poveraccio di cui sopra in condizioni non peggiori di quando lo si è raccolto sull'asfalto o nel letto di casa sua.

Insomma, è proprio quasi (quasi…) la stessa cosa… peccato che qui non si vola.

Però c'è la sirena, e se da bambino c'era una cosa che mi affascinava quasi (quasi…) quanto un aereo, beh… era proprio il suono delle sirene.

(11 maggio 2016)

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