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La forma mentis del pilota

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Giornata molto calda in questo giorno di riposo. Vestitino d’ordinanza per una riunione importante. Il traffico di Roma che non è neanche da vomito, come al solito: direi che sembra piuttosto un immenso parcheggio: tutti fermi, nessun si muova.


Riesco a posteggiare, con la mia proverbiale fortuna per i parcheggi, a circa cinquecento metri dalla destinazione. Io non gioco al Totocalcio, al gratta e vinci (che si dovrebbe chiamare “gratta e forse vinci”), perché tutta la dose di fortuna me la gioco in qualcosa di pratico. Inutile sognare di vincite milionarie, di sbancare il casinò con la vincita del secolo. Meglio qualcosa di raggiungibile, pratico, immediato. E il parcheggio a Roma vale più di qualsiasi lotteria.

Alle tre del pomeriggio torno verso la macchina. Mi sono preso qualche minuto di margine per andare ad un’altra riunione con l’avvocato per una causa contro una banca. Sopra pensiero ripenso alla famosa massima di Groucho Marx: “E’ più criminale rapinare una banca o fondarla?”.

Avvicinandomi alla macchina, comincio a scrutare per verificare se qualche ausiliario del traffico mi ha appioppato la solita multa, perché il biglietto è scaduto da due minuti. Meno male che non c’è. È andata bene. Abbasso gli occhi e noto la ruota anteriore sinistra a terra.

Porco di qua, porco di là, non ci voleva proprio. Questi imprevisti capitano proprio quando non dovrebbero. Dopo un breve scoppio di bile, però, la realtà ti si presenta davanti con il suo problema da risolvere. Anzitutto, analisi di quello che è successo, alternative possibili, tempo a disposizione. Sarà stata quella buca ortogonale, per la quale ho sentito un botto sordo mentre venivo qui? Forse qualcuno invidioso che ho trovato parcheggio proprio lì mi ha bucato volontariamente la gomma?

Alternative disponibili: chiamo un taxi per arrivare in orario dall’avvocato, o provo a cambiarla qui e casomai chiamo per informarli del ritardo? Sì, ma poi le mani dove le pulisci che sembri un gommista a fine giornata? Elementi utili alla decisione: come si cambia la ruota di scorta della macchina di mia moglie? Di solito, il cambio della ruota è uno degli elementi da prendere in considerazione per nominare una vettura come auto dell’anno e questa lo fu qualche anno fa. Non deve essere difficile, dunque.

Quanto ci vorrà? Arriverò in tempo all’appuntamento dell’avvocato? Penso che in un quarto d’ora riuscirò a cambiare la ruota, poi a quest’ora il traffico non è ancora da vomito, ma se ritardo anche di poco mi troverò imbottigliato al Muro Torto, da dove non ci sono scappatoie. Quindi decido di cambiarla.

Apro il cofano e cerco la ruota. Dove l’avranno messa? Mi inchino per vedere se è sotto la scocca. Perverso, ma gli ingegneri hanno una fantasia infinita e non si sa mai. Poi mi rendo conto che il ripiano del portabagagli si può sollevare ed infatti eccola lì, ben assestata e con tutti gli arnesi per cambiare la ruota a portata di mano.

Tutto sommato non ci dovrebbe volere troppo. Comincio a togliere il coperchio, poi cerco di capire come funziona il cric, quale manovella lo governa, come inserirlo sotto la macchina. Alla fine, allento i bulloni, sollevo la macchina, tolgo la ruota bucata, la sostituisco con quella di scorta, stringo di nuovo in bulloni. Nel frattempo, mi sono allentato la cravatta, tirato su le maniche, tolto la giacca. Mi serve un bar dove sciacquarmi le mani, darmi una rinfrescata per non andare alla riunione come un profugo afghano.

Il telefono è carico. Avviso la segretaria che arriverò con qualche minuto di ritardo, avvisandola dell’inconveniente. “Non si preoccupi” risponde “anche l’avvocato ha bucato la ruota della sua macchina proprio stamattina”. Il traffico scorre, ma non troppo. Stabilisco uno stimato di arrivo, eventualmente chiamerò di nuovo per aggiornarli sulla situazione. Arrivo sotto l’ufficio della riunione e in quel momento esce una macchina dal parcheggio che prontamente occupo. Salgo in sala riunioni con venti minuti di ritardo. Pensavo peggio.

Ripensando ad un evento della vita quotidiana, mi accorgo che dietro questa semplice cronistoria ci sono molti elementi del lavoro che mi porto dentro da una vita, una forma mentis che mi permette di affrontare gli imprevisti in modo strutturato. D’altra parte, se per mestiere devi risolvere i problemi, poi diventa una specie di sport. Come dicono i tedeschi: l’esercizio fa il maestro.

Gli elementi astratti di questa situazione quotidiana sono la sorpresa (ruota bucata), consapevolezza del problema (situation awareness), tempo disponibile, analisi delle alternative, esperienza del posto, comunicazione (avviso alla segretaria del ritardo come si comunicherebbe ai passeggeri di un ritardo alla partenza), presa di decisione (cambiare la ruota invece di chiamare un taxi), ma soprattutto fortuna (parcheggio).

Quindi, aveva ragione Napoleone: un bravo generale non deve essere solo bravo, ma anche fortunato. Alla faccia delle teorie sulla presa di decisione e di leadership.

(28 giugno 2016)

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