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Il Crepet di turno

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Cannabis legale, lo psichiatra Crepet: “Nessuno può garantire che un pilota di aereo con 4 canne sarà lucido". Seguo il link, gentilmente inoltratomi da mia moglie, e scopro che, come temevo, si tratta della solita esternazione a effetto del solito esperto, rilanciata altrettanto a effetto dal solito giornalista.


In poche parole, pare che tale Paolo Crepet, di professione psichiatra, intervistato da tale Lucia Bigozzi, di professione giornalista, nel quadro di una dichiarazione tesa ad esternare la sua contrarietà alla legalizzazione dell’uso dei derivati della canapa indiana, abbia lapidariamente affermato che “...io non prenderei un aereo con un pilota che si è fatto quattro canne.”

Ovviamente sul tema cannabis ho anch’io la mia brava opinione, ma non è questa certamente la sede più adatta ad esporla, per cui mi asterrò dal farlo. Mi limiterò a sottolineare come tra le tante spiacevolezze alle quali i piloti sono soggetti ci sia anche quella di vedersi tirare in ballo a sproposito, facendo leva su sciocchi pregiudizi ed ataviche paure, da individui animati dall’unico intento di dimostrare la bontà di tesi spesso destituite di qualsiasi fondamento.

Anni fa c’è stato un giornalista, tale Livadiotti, che ha creduto opportuno porre l’accento sui presunti privilegi dei piloti affermando categoricamente che essi pretendevano di dormire in alberghi dotati di camere “...ben ammobiliate, soggette a minima rumorosità, ben ventilate, e che abbiano il controllo di luce e temperatura” che tradotto significa “...con un letto decente, pareti un po’ più spesse del cartoncino bristol, tende alle finestre, interruttore della luce e condizionatore”, che è poi quello che qualsiasi albergo degno di tale nome propone ai suoi clienti, a prescindere dal fatto che siano piloti di linea, giornalisti, o psichiatri.

Certo, detto come lo aveva detto lui faceva un altro effetto: saper disporre le parole sulla pagina è importante, e ben lo sa la giornalista, che dall’intervista all’illustre psichiatra ha estrapolato proprio la frase del “pilota che si è fatto quattro canne” per spararla a quattro colonne come titolo.

Qualcuno forse (sicuramente non la giornalista che lo intervistava) avrebbe magari pensato a chiedere all’illustre psichiatra se, viceversa, su quell’aereo sarebbe stato tranquillo sapendo che il pilota si è appena scolato quattro tumbler di scotch-on-the-rocks.

Probabilmente sì, perché come ognun sa i superalcolici, a differenza degli spinelli, sono in libera vendita a qualsiasi maggiorenne (e si presume che un pilota di linea lo sia) praticamente ovunque, e sono reperibili perfino nei duty-free aeroportuali di paesi dove le convinzioni religiose ne vietano rigorosamente il consumo.

Qualcun altro (sicuramente non la giornalista che lo intervistava) avrebbe ritenuto opportuno domandare all’illustre psichiatra se, viceversa, su quell’aereo sarebbe stato tranquillo sapendo che i piloti (come spesso capita in certe turnazioni al limite) sono svegli da quasi 18 ore e molte di quelle 18 ore le hanno passate ai comandi.

Qui probabilmente il Crepet di turno avrebbe avuto qualche tentennamento, perché sono proprio i suoi colleghi della University of Oxford e della Royal Society for Public Health a mettere in guardia contro gli effetti della deprivazione di sonno, che è capace di produrre conseguenze simili a quelle dell’assunzione di alcol... e, aggiungo io, di qualche tirata di hashish.

In ogni caso, resta il fatto che il Crepet in questione ignora (deliberatamente?) il fatto che liberalizzare il consumo di una qualsiasi sostanza psicotropa non significa automaticamente autorizzarne l’uso in ogni circostanza. E ignora (altrettanto deliberatamente?) che indipendentemente dalla possibilità di reperirli, legalmente o meno, in commercio, l’uso dei cannabinoidi è comunque già da ora (e lo è sempre stato) vietato ai piloti nell’esercizio delle loro funzioni.

Esattamente come è loro proibito prendere i comandi di un aereo sotto l’influenza dell’alcol, anche se le cronache dei giornali riportano di quando in quando la notizia di qualche collega beccato a un controllo. Eh sì, beccato… perché un’altra cosa che intervistato e intervistatrice paiono bellamente ignorare è che esistono dei controlli, e che detti controlli non sono soltanto repressivi, ma anche preventivi, sotto forma di periodiche visite mediche di idoneità sulla cui funzione e funzionalità ci ha recentemente intrattenuti proprio su queste pagine l’amico e collega Chialastri.

Possiamo dunque concludere che se la preoccupazione principale di questo psichiatra fosse stata quella della sicurezza delle vite affidate ai piloti, di argomenti di riflessione ne avrebbe avuti a bizzeffe. Ivi compreso quello, senz’altro più alla sua portata, della salute mentale e psichica dei piloti, anche questo di preoccupante attualità e attentamente seguito proprio da quei medici, e tra di essi sicuramente qualche psichiatra, sul cui convegno, come dicevamo, il buon Chialastri ci ha relazionato.

Insomma, ho concluso, solo a un Crepet qualsiasi ed alla sua (sprovveduta?) intervistatrice poteva venire in mente di attirare l’attenzione e i clic dei malcapitati lettori ipotizzando un domani dove la caduta di una proibizione ci consegnerà dritti dritti nelle mani di piloti fatti come copertoni.

E su questa riflessione ho spento il computer e sono andato a farmi una bella… nuotata.

(29 agosto 2016)

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