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Highest Duty

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Chesley Burnett Sullenberger III, lo conosciamo ormai tutti piuttosto bene. Di recente, grazie ad un regalo del mio amico Gino Ciogli, ho avuto occasione di leggere l’autobiografia del nostro eroe, scritta in collaborazione col columnist del Wall Street Journal Jeffrey Zaslow, morto a 53 anni nel 2012 in un incidente stradale.


sully_libro_diantonioIniziamo subito col dire che il libro è molto differente dal film. La prima metà è una autobiografia abbastanza approfondita che descrive la gioventù, la famiglia d’origine e la carriera di pilota militare di Sullenberger, prima che approdasse alla compagnia aerea. Il film invece è tutta una scommessa incentrata sulla descrizione dei fatidici 208 secondi dell’incidente e dell’inchiesta che ne è scaturita. Scommessa vinta, anche qui diciamolo subito.

Ho visto il film e posso dire che mi è sembrato perfetto: la partecipazione di Sully alla realizzazione della pellicola si nota. All’inizio, proprio nelle prime scene, secondo me, c’è il cuore del film, Sullenberger afferma che un pilota quando prende una decisione, che può essere definita istintiva, mette in gioco 40 anni di valutazioni di distanza, altezza ,velocità in rapporto tra loro, non fa calcoli evidenti, decide “ad occhio”, o a vista come viene detto nel film, a sensazione potremmo dire.

Le vecchie aquile non sbagliano mai. Mi si perdoni la battuta un po’ smargiassa, ma ho la netta convinzione che l’esperienza sia uno dei fattori determinanti della professionalità di un pilota. Insomma se uno vuole capire cosa c’è nella testa di un pilota basta che vada a vedere il film. Il libro ci aiuta a capire fino in fondo chi è, e che cosa ha realmente fatto Sully.

Inizierei dal titolo, che nella buona traduzione italiana di Francesco Mezzanotte è costituito dal semplice soprannome del comandante ma in lingua originale è decisamente più ambizioso ed autobiografico: Highest Duty: My Search for What Really Matters vale a dire “Massimo dovere: La mia ricerca di ciò che conta davvero”. E come usa dire spesso il nostro Sully “42 anni di volo ed uno sarà ricordato per 208 secondi” è la sintesi di quanto può essere infame la vita di un pilota: passa lunghi anni ad evitare con scrupolo ogni possibile pericolo per se stesso e per i passeggeri, ma se qualcosa va storto, tutta la sua vita sarà messa in discussione, sarà colto quasi completamente dalla “sindrome del lebbroso”, come se avere un incidente possa essere una infezione trasmissibile.

I primi due terzi del libro scorrono piani descrivendo la vita di un uomo e di una famiglia normalissima, normale come può essere la vita di un pilota naturalmente, con tutti i suoi pregi e problemi, con dettagli anche intimi della vita di Sully e dei suoi familiari.

Sully ripercorre le tappe salienti della sua vita: la vita in famiglia da ragazzo, quando imparò a volare, nei cieli del Texas a bordo di un monomotore agricolo, fino agli anni nell'Accademia Aeronautica che lo portò ai comandi dei potenti F-4 Phantom e al successivo passaggio all'aviazione civile. E racconta le esperienze che secondo lui gli hanno poi permesso di mantenere la lucidità necessaria per affrontare quei momenti drammatici: perché a dargli il coraggio di prendere quella decisione incredibile, ci dice, sono state le convinzioni e le virtù che ha maturato nel corso di tutta la vita, dalla disciplina al senso del dovere, dalla precisione al rispetto per gli altri, dalla fiducia in se stessi alla capacità di assumersi la responsabilità di coloro che ci sono stati affidati.

La descrizione di tutto questo è perfino minuziosa citando dettagli che spesso possono apparire insignificanti. Una sentita testimonianza di vita che quando arriva al giorno del “Miracolo sull’Hudson” assume un aspetto diverso. E nella descrizione dell’incidente le pagine subiscono come una improvvisa metamorfosi, divengono vive e scintillanti, e il ritmo incalza, proprio come deve essere stato quei momenti: è in questa parte del libro che si ritrovano molte delle sensazioni del film.

Poi c’è il dopo, con una significativa raccolta di lettere ricevute a seguito del buon esito dell’incidente e le vicende personali causate dall’improvvisa fama. In definitiva il messaggio contenuto nel libro è ben sintetizzato anche nel sottotitolo italiano: nel momento del pericolo il fattore umano fa la differenza.

Unico lato negativo, almeno per me, è che girando il mondo Sully è anche approdato alla trasmissione televisiva “Che tempo che fa” ed in quell’occasione ha dichiarato a Fazio che la moglie lo ha convinto a tagliarsi i baffi che ormai facevano parte del suo essere da innumerevoli anni… davvero una brutta notizia per i miei baffi: se se li è tagliati uno come Sully, come riuscirò io a resistere alle richieste di mia moglie?


Scheda bibliografica

Titolo: Highest Duty: My Search for What Really Matters
Autori: Chesley B Sullenberger, Jeffrey Zaslow
Editore: William Morrow, 2009
Genere: Autobiografia, Instant book
ISBN: 978880061924682

(2 marzo 2017)

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