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Riecco le scie "chimiche" - I

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I - I teorici del complotto climatico-genetico-psico-manipol-militare mondiale messo in atto tramite lo spargimento di non meglio identificate sostanze dai motori degli aerei hanno colpito ancora: stavolta è un senatore della Repubblica, l’ex-pentastellato Bartolomeo Pepe, a gettare l’allarme.


Sull’attendibilità o meno delle teorie complottiste che vanno genericamente sotto il nome di “scie chimiche” non starò troppo a dilungarmi: chi mi legge sa come la penso in materia.

C’è però qualcosa di vero in quello che i fautori della teoria del complotto asseriscono: le scie che fuoriescono dai motori degli aerei possono a giusto titolo essere definite “chimiche”. Sono infatti composte in massima parte di una sostanza chimica: il monossido di diidrogeno, la cui formula (chimica, appunto) è H2O, generalmente conosciuto con il nome di acqua, che come ognun sa è un prodotto secondario della combustione.

Acqua, dunque, solo comunissima acqua. Eppure anche l’acqua qualche danno può farlo. E non sto parlando di temporali, inondazioni e tsunami, ma di qualcosa di più subdolo, e che in qualche modo parrebbe avere un suo ruolo nel cambiamento climatico che da qualche decennio, è innegabile, interessa il nostro pianeta.

Nell’ultimo mezzo secolo abbiamo assistito non solo all’aumento quasi esponenziale del numero dei voli, ma anche al progressivo aumento delle quote di volo. Le ragioni di questo “volare più in alto” sono molteplici, e spaziano dall’aumentata efficienza dei sistemi di pressurizzazione alle modalità di progetto di profili alari e motori, costruiti oggi per realizzare sensibili riduzioni di consumo volando ad alta quota.

Oggi si vola mediamente 4 o 5000 piedi più in alto di quanto non si facesse trent’anni fa, e lo si fa magari perché su determinate rotte la congestione di traffico è tale da spingere a ricercare nuove “corsie” al di sopra di quelle già esistenti, ma anche e soprattutto per spendere meno.

Quale che sia la ragione, oggi i voli stratosferici (aggettivo che tanto colpiva la fantasia popolare appena mezzo secolo fa) si contano a migliaia per ogni singolo giorno di attività commerciale aeronautica. E questo fa sì che la nostra acqua, quella che fuoriesce dai motori sotto forma di vapore e che, in determinate condizioni di temperatura, pressione umidità e stabilità dell’aria circostante sublima creando delle più o meno lunghe scie di minuscoli aghi di ghiaccio, venga rilasciata in quantità sempre crescenti a quote dove di umidità ce n’è sempre stata molto poca.

La stratosfera è una fascia dell’atmosfera che inizia a partire dalla cosiddetta tropopausa, una zona di inversione termica che mediamente si trova a 36000 piedi di quota, e la cui altezza dal suolo varia in funzione di latitudine, stagioni, e situazione meteorologica.

Si ha inversione termica quando la temperatura dell’aria, al crescere della quota, anziché diminuire rimane costante o addirittura aumenta. Una delle caratteristiche delle inversioni termiche è quella di ostacolare i moti verticali dell’aria, e quindi il rimescolamento tra ciò che sta sopra e ciò che viceversa sta sotto. E’ per questa ragione che un’inversione termica vicino al suolo provoca la formazione di nebbia. Ed è per questa ragione che la maggior parte dell’umidità contenuta nell’aria si trova sotto alla tropopausa, nella troposfera, dove peraltro ci troviamo anche noi.

Ed è sempre per questa ragione che l’umidità prodotta dai motori degli aerei che volano (sempre più numerosi) a quote stratosferiche incontra una certa difficoltà a tornare a quote più basse… il che tra l’altro finisce con il costituire una sorta di innesco per la formazione e soprattutto l’espansione di nuove scie.

Ebbene, alcuni meteorologi hanno cominciato ad interrogarsi sulle conseguenze a lungo termine che una tale situazione potrebbe determinare, e come spesso succede in questi casi, molte delle loro previsioni sono tutt’altro che rosee.

Ma c’è di più, perché nelle scie lasciate dagli aerei, a prescindere dalle venefiche sostanze dei seguaci delle strampalate teorie delle “scie chimiche”, oltre all’acqua c’è anche qualcos’altro. Ed è un qualcosa che desta comunque preoccupazione… (segue)

(25 marzo 2017)

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