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Ryanair perde i pezzi

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Ryanair perde i pezzi, ma non degli aeroplani, anche se qualche giorno fa la ruota di un carrello anteriore è davvero rotolata via. Sto parlando di pezzi ben più importanti, anzi… dei pezzi più importanti che una compagnia aerea possa perdere: sto parlando dei piloti.


La cancellazione di centinaia di voli decisa per queste settimane è stata un duro colpo per la rampante compagnia irlandese, ma non rappresenta una novità assoluta nel panorama aeronautico mondiale. Qui ha solo assunto delle dimensioni tali da essere visibile.

I manager, in aviazione ma forse non solo, hanno una qualità che li accomuna: ignorano il significato della parola “etica”. L'etica non si misura, né si mette a bilancio, è una qualità che una persona, e a maggior ragione un manager, deve possedere, altrimenti il personale, appena può, semplicemente va via. I piloti non rincorrono solo stipendi più generosi, ma condizioni di lavoro dignitose in cui si abbia la motivazione per continuare il proprio mestiere in modo professionale.

Avere rispetto per i propri dipendenti è il minimo che ci si dovrebbe aspettare da chi dirige. Invece da più parti vedo solo avidi imprenditori con l’unica ambizione di raggiungere il massimo del profitto, senza pensare alle conseguenze a lungo termine.

Gestire una compagnia aerea è una cosa seria, perché l'Aviazione è una cosa seria. Anni di tradizioni, pionieri, una storia centenaria fatta di passione e sacrifici e poi imprenditori senza alcuna esperienza nel campo pensano che basti comprare qualche aeroplano per definire la propria azienda "compagnia aerea". Il personale di volo è un optional!

I guai di Ryanair sono solo l’apice di comportamenti scorretti che ho visto a vari livelli tra i tanti manager delle compagnie in cui ho lavorato in giro per il mondo, e che sta distruggendo una professione che basa tutto sulla passione di chi la esercita. La passione infatti è la nostra debolezza e la loro fortuna, il motivo per cui ci facciamo sfruttare accettando condizioni di lavoro pessime, e non ci ribelliamo. Purtroppo amiamo volare!

Troppi giovani al grido di “a qualunque costo” si buttano in aviazione per realizzare il loro sogno di diventare piloti, ma non è cosi che deve funzionare. La professione del pilota deve essere fatta al costo giusto, e i manager devono capirlo.

Il rispetto dei riposi, delle ferie, delle aspettative di carriera, di un addestramento rigoroso fornito gratuitamente; di un supporto serio alle operazioni con dispatcher professionisti e una logistica funzionante; di una sicurezza del lavoro fatta di contratti certi e non stagionali, di contributi pensionistici e di una retribuzione adeguata.

Mi è capitata spesso l’occasione di parlare con i dirigenti delle compagnie dove ho lavorato, e ogni volta ho vissuto la stessa sensazione: quella di avere di fronte persone che non hanno la più pallida idea di come funzioni l’aviazione.

Da chi considera normale che due piloti stiano in servizio per 14 ore consecutive, volino nei giorni di riposo e rinuncino alle ferie per aiutare le operazioni, a chi preferisce assumere comandanti già fatti da altre compagnie, anche se senza esperienza o con licenze dubbie, invece di promuovere i propri copiloti. Dicono che è tutto legale, e questo basta.

La bolla è finalmente esplosa, almeno in Ryanair, dove la concomitanza delle dimissioni di centinaia di piloti e l’errata programmazione delle ferie spettanti rende impossibile il mantenimento regolare dei voli. E infatti, la cancellazione dei voli è l’unico evento che i manager capiscono e che li spinge a cambiare le regole, a meno che non arrivi l’incidente, ma allora è anche troppo tardi.

Dunque la domanda sorge spontanea: a che servono i manager?

Lo scopriremo presto: in Ryanair, se finalmente O’Leary si deciderà di allineare i contratti alle normative nazionali (come anche la recente sentenza della Corte di Giustizia Europea suggerirebbe), e nel resto del mondo se la lezione di questi giorni verrà imparata velocemente dai tanti piccoli e sconosciuti O’Leary sparsi in ogni Paese.

(20 settembre 2017)

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