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Ryanair: un problema politico

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In questi ultimi giorni, tutti i giornali si sono occupati del caso Ryanair. La compagnia ha dovuto cancellare migliaia di voli per una serie di motivi che non sono stati chiariti: si va dalla concessione di ferie per il personale navigante, agli scioperi dell'ATC francese, alla fuga di piloti verso altre compagnie.


Quale ne sia la ragione, la resilienza del sistema Ryanair è stata messa a dura prova. A onor del vero, i processi interni, la modalità di gestione dei costi, l'efficienza della compagnia sono fuori discussione. I profitti costanti da venti anni a questa parte lo stanno a dimostrare. Quello che è interessante notare, però, è il quesito che da più parti sta emergendo: low cost a quale costo?

Il modello Ryanair si basa sulla competitività dei costi di produzione, che comprendono anche a soprattutto i costi del personale. Leggendo il bilancio pubblicato da Ryanair il costo del personale incide per una percentuale decisamente molto più bassa rispetto a qualsiasi competitor europeo. Come mai?

Sicuramente il vettore irlandese non viola nessuna legge. Semplicemente, si muove all'interno delle lacune legislative della Comunità Europea e nei buchi normativi presenti negli accordi tra Paesi, sia a livello fiscale, sia previdenziale, sia a livello del diritto del lavoro.

Qui sorge la domanda politica: è lecito, è accettabile che una compagnia aerea tratti il personale in un modo che sarebbe inaccettabile in qualsiasi paese con un forte diritto del lavoro? Il welfare state nasce con Bismarck il quale, in modo lungimirante, capì che il trattamento dei lavoratori doveva essere adeguato ad una nazione civile, pena il montare della marea operaista, socialista, sindacalista, che avrebbe rappresentato un problema politico non indifferente.

Concesse una serie di riforme che tutelavano il lavoratore, sottraendolo alla dinamica domanda-offerta del mercato del lavoro, poiché vi è una sostanziale asimmetria tra il proprietario e il lavoratore. Questa asimmetria fu smussata e con essa il conflitto sociale. Se oggi noi parliamo di pensione di anzianità, di tutela della maternità, di ferie pagate e di assicurazioni per gli infortuni sul lavoro dobbiamo ringraziare il Cancelliere di Ferro per la lungimiranza delle sue intuizioni politiche sul tema "lavoro", poiché ha aperto la strada ad una serie di diritti a tutela di chi lavora.

Ebbene, la compagnia irlandese negli anni ha attuato, nel silenzio del mondo politico, una serie di contro-riforme nel mondo del lavoro in cui i lavoratori di Ryanair sono sottoposti a condizioni ritenute inaccettabili in qualsiasi Paese membro dell'Unione Europea. I contratti sono spesso con società di lavoro interinale, con contratti a tempo determinato che per un lavoratore vuole dire:

  1. No alla sindacalizzazione. E' impensabile per chi è a contratto a tempo indeterminato, iscriversi ad un qualsiasi sindacato. O'Leary si vantò pubblicamente di non avere tra i piedi i sindacati. E nessuno fiatò. Solo per capire il clima interno relativamente alle relazioni industriali, bisogna sapere che anni fa il rappresentante del Ryanair Pilot Group era un Comandante della KLM...
  2. Pagamento degli oneri sociali in Irlanda. Rispetto a Paesi come la Francia, la Germania o l'Italia dove la quota parte da devolvere allo Stato oscilla intorno al 40% della busta paga, Ryanair paga i contributi con una aliquota molto ridotta; vi è quindi un vantaggio competitivo non indifferente.
  3. Le tasse sugli utili d'azienda, per il revenue prodotto nei vari Paesi membri, vengono pagate in Irlanda, con un'aliquota molto inferiore a quella di Paesi come Italia, Francia, Germania e Paesi scandinavi.
  4. Ferie. Il mese di astensione dal lavoro conta solo come tempo OFF dal lavoro, ma non viene retribuito. Quindi, si dovrebbe parlare più correttamente non di ferie, ma di astensione consentita dal lavoro.
  5. Il tempo di servizio viene pagato solo quello effettivamente in volo, cioè dal momento dello sblocco dalla piazzola di parcheggio, all'arrivo all'altra piazzola a destinazione. Non viene conteggiato il tempo di servizio. Ecco perché il management può impunemente affermare che i piloti lavorano poco, cioè 19 ore a settimana. In realtà le ore di servizio settimanali lavorate non sono meno di 40. Come se un giornalista venisse pagato solo per il tempo strettamente necessario a digitare il testo sul computer.
  6. Malattia. Se si rimane a casa per malattia, anche a causa di infortunio sul lavoro, si percepisce ZERO stipendio. Quindi, non è stato portato all'attenzione dell'agenda politica il fatto che la normativa INAIL non vige per quei lavoratori italiani impiegati su basi estere pur avendo mantenuto cittadinanza e residenza in Italia.
  7. Pensione. Se viene accantonata una quota parte per la previdenza secondo regole irlandesi, quali saranno gli accordi bilaterali tra Irlanda e Italia, nel momento in cui un lavoratore cittadino italiano abbia versato per trent'anni delle quote nel sistema irlandese e venga a percepire la pensione in Italia?
  8. Precariato. In un aereo Ryanair il Comandante (non sempre) e l'assistente di volo responsabile dei servizi di bordo lavorano per la Compagnia aerea, mentre gli altri fanno riferimento ad agenzie interinali come Crewlink, le quali subaffittano il personale a Ryanair. In particolare, un Comandante che abbia un contratto a tempo determinato sarà molto più soggetto alle pressioni commerciali da parte della compagnia aerea, come ad esempio la limitazione dell'imbarco di carburante extra, della scelta di dirottare all'aeroporto alternato, di oltrepassare i limiti di servizio qualora sia necessario e così via.
  9. Addestramento. La pratica del pay-to-fly è una consuetudine ormai che viene accettata come normale. Essa consiste nel fatto che un giovane pilota, in possesso di tutte le qualificazioni richieste per pilotare un aereo, venga costretto a pagare il type rating sul B-737. Vale a dire che nonostante sia abilitato a trasportare passeggeri, tuttavia, se vuole pilotare quel determinato tipo di aereo, deve pagare alla compagnia circa 30.000 euro per ottenere tale abilitazione. Un po' come se un autista facesse domanda al Comune di Roma, essendo provvisto della patente B pubblica per il trasporto passeggeri e si vedesse addebitata sulla propria busta paga una somma relativa all'abilitazione agli autobus del Comune. Così suona meglio?
  10. Spostamenti di base secondo le esigenze industriali. Se una base chiude per un qualsiasi motivo, come ad esempio Vilnius, dove la pista è stata chiusa per lavori di manutenzione per alcuni mesi, il personale viene posto di fronte alla scelta: vuoi muoverti in un'altra base e lavorare a decine di migliaia di chilometri per qualche mese oppure vuoi rimanere qui a ZERO stipendio?

Alcuni Stati stanno cercando di trovare accordi di carattere fiscale, previdenziale, andando però a colpire molto spesso gli stessi lavoratori. Infatti, un Comandante che viene obbligato ad aprire una partita IVA come se fosse un libero professionista, ma che presta un servizio alla compagnia aerea, di fatto viene messo in condizione di incappare negli strali del fisco statale, come è successo in Germania. Alcuni Comandanti hanno ricevuto una perquisizione in casa, vedendosi addebitare delle accuse come se fossero loro gli evasori fiscali.

Ora, a seguito degli ultimi avvenimenti, sarebbe ora di ripristinare le condizioni di fair competition, di equità nel mondo del lavoro, di corretto monitoraggio da parte della politica su attività industriali che non possono essere lasciate a sé stesse per quello che riguarda la regolarità del servizio pubblico passeggeri e per le numerose sfaccettature che riguardano la sicurezza volo.

Il vecchio adagio di Clemenceau recitava: se tu non ti occupi di politica, la politica si occupa di te. E' ora che la politica -nazionale ed europea- torni ad occuparsi di settori nevralgici come il trasporto aereo e ponga al centro dell'agenda di Governo (o di opposizione) la questione dell'accettabilità delle condizioni cui è sottoposto il personale di questa compagnia aerea, affinché non sia più considerato normale che un lavoratore in malattia non percepisca stipendio, che le ferie non siano pagate, che la maternità sia un progetto di vita da rimandare a dopo aver dato le dimissioni, dove la pensione non sia un miraggio e dove in generale le condizioni non siano di becero sfruttamento.

L'Europa si preoccupa di decidere la curvatura delle banane e la lunghezza degli spaghetti. Possibile che la standardizzazione delle condizioni minime riguardanti il trattamento dei lavoratori non rientri nell'agenda politica?

(6 ottobre 2017)

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