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Luciano Serra pilota - III

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(segue) III - Il successo di Luciano Serra pilota dimostra sia la forza raggiunta dal cinema nazionale sia il compromesso col modello americano, risultante in una propaganda meno diretta, dai toni meno retorici, che puntava sull’esemplarità di personaggi italiani con qualità eroiche simili a quelle dei protagonisti di film avventurosi e bellici americani.


D’altra parte la massa, il pubblico, più che eroi e retorica propagandistica, chiede evasione, dall’avventura esotica alle schermaglie amorose, dal comico al varietà, e fino al melodramma. Il successo del film deriva proprio dal sincretismo tra necessità di replicare un modello con elementi e modi del cinema americano, ma con immagini della tradizione italiana.

Il regime in ogni caso investì largamente nello sviluppo dell’industria cinematografica passando da sette film realizzati nel 1930 a centoventidue nel 1942. La pellicola sarà premiata a Venezia alla 6ª Esposizione Internazionale d'Arte Cinematografica del 1938, ex aequo con "Olympia" di Leni Riefenstahl, con la Coppa Mussolini, creando notevoli polemiche in tutto il mondo in quanto al festival partecipava il capolavoro assoluto di Disney “Biancaneve e i sette nani” per il quale fu creato un apposito premio: il Grande Trofeo d'Arte della Biennale. Nonostante questo i giurati francesi, britannici e statunitensi abbandonarono la manifestazione e un anno dopo diedero inizio al festival di Cannes.

La Coppa Mussolini era in ogni caso funzionale agli obiettivi propagandistici del regime, il film raccoglieva i motivi cari al fascismo, da quello dell'identificazione della virilità con l'eroismo, col gusto per il rischio, per l'avventura, dalla devozione alla nazione alla subordinazione del ruolo femminile.

La realizzazione fu abile, e commovente, con una drammaticità in crescendo. Collaborò alla sceneggiatura un esordiente Roberto Rossellini sotto la supervisione di Vittorio Mussolini e del regista Goffredo Alessandrini. Rossellini d’altra parte soggiornava lungamente a Ladispoli presso il villino del prozio Zeffiro, in un borgo circondato da campi di volo (Furbara, Cerveteri e Palo Laziale- dismesso nel 1919), spesso a contatto con gli aviatori di quei campi. Nella collaborazione al film, Rossellini palesa già i prodromi del neorealismo, dietro ai codici del film bellico di propaganda già traspare un intento documentario e antiretorico.

Come la maggior parte dei film di quell’epoca la produzione si è avvalsa quasi esclusivamente di riprese reali, anche grazie al corposo appoggio del regime che mise a disposizione con larghezza i mezzi e gli uomini della Regia Aeronautica e dell’Esercito. Anche da questo punto di vista le immagini costituiscono un documento straordinario degli aerei dell’epoca. Gli interni furono girati negli stabilimenti di Cinecittà appena inaugurati e gli esterni sui luoghi reali delle ambientazioni principali, sul Lago Maggiore e presso la base di Gorizia ed in alcune località in Eritrea ed Etiopia, tra cui la scena finale sulla linea ferroviaria da Massaua ad Asmara e Biscia nel tratto tra Cheren ed Agordat. Le riprese in questa zona durarono più di due mesi, spesso con temperature superiori a 40°. Furono volate 60 ore in voli logistici e da ricognizione ed in totale, tra Italia e Eritrea, più di 400 ore!

Nelle scene di battaglia furono sparati colpi in quantità simile ad una vera guerra, 40 mila colpi di fucile, 25 mila di mitragliatrice, quasi 600 bombette da uno, due e tre chili. Gli ascari furono interpretati realmente dal 123° Battaglione Eritreo, che interpretarono anche i guerrieri etiopi, sebbene gli Abissini nel film siano dipinti come un nemico generico senza identità personale, orde attaccanti piene di malvagità ma prive di raziocino, una chiara allusione alle questioni razziali.

Gli aerei del film mostrano sul lago Maggiore un SIAI S.16ter ed un Savoia-Marchetti SM. 56; nelle scene argentine dove si trasporta un leone abbiamo un Fokker VIIb/3m della compagnia fittizia Aerea Panamericana, tale aereo fu prodotto su licenza in Italia come IMAM Romeo Ro. 10 e fu impiegato da Ala Littoria nelle linee interne dell’Africa Orientale. Interessante notare i tappi che Luciano si toglie dalle orecchie quando scende dall’aereo, il rumore non doveva essere leggero! Le scene dei reparti da caccia sono girate a Gorizia Merna con ben 54 Fiat CR. 32 del 1° e 21° Stormo. L’aero col quale Serra vuole intraprendere la traversata atlantica è un Ryan Brougham B5, sviluppo del Ryan NYP di Lindbergh, per il film soprannominato Ryan-Bellanca, sebbene il costruttore italo-americano non si sia mai associato con Ryan, ma probabilmente per dare un’impronta italica anche alla traversata che ricordava quella di Lindy e creare una citazione di De Pinedo, morto a New York in un incidente con un Bellanca. lucianoserra3Negli scenari etiopi il figlio di Serra, Aldo, vola su un Romeo Ro. 1 da ricognizione, mentre i bombardieri accorsi sulla scena dell’attacco dei “guerrieri scalzi” sono dei Caproni Ca. 133 della 6a Squadriglia basata ad Addis Abeba, dalla medesima base anche un aereo isolato, un SM.81 della 63a Squadriglia. Nelle riprese a terra si scorge, in secondo piano, anche un Caproni Ca. 111, la versione monomotore del Ca.101, largamente impiegata in Africa Orientale. Nella scena della decorazione finale appaiono dozzine di Breda Ba. 65 ed un Savoia-Marchetti S. 79, probabilmente riprese fatte in Italia, visto che questi aerei non furono impiegati nel conflitto etiope.

Nella stagione 1938-1939, Luciano Serra pilota fu campione di incassi con 7.721.976 lire dell'epoca, con più di 4 milioni e mezzo di spettatori, al giorno d’oggi un incasso sui 30 milioni di euro. Il costo del film comunque non fu trascurabile, ben 5 milioni di lire in parte finanziati da un’associazione di industriali aeronautici italiani, rappresentati da Angelo Monti.

Tra i 40.000 lettori che avevano risposto ad un sondaggio proposto, nello stesso periodo, dalla rivista “Cinema”, il film risultava ampiamente in cima alle preferenze, e lo stesso avveniva per Amedeo Nazzari tra gli attori, divenuto una stella del cinema nazionale.

(18 febbraio 2018)

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