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Quel missile venuto dalla Russia

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A quasi quattro anni dall’abbattimento del volo MH-17, un Boeing B-777 con 298 persone a bordo, avvenuto nello spazio aereo ucraino il 17 luglio del 2014, il Joint Investigating Team composto da esperti olandesi, malesi, australiani e belgi ha aggiunto un ulteriore, importante tassello alla ricerca della verità identificando il mezzo che ha materialmente lanciato il missile.


Che di missile si fosse trattato, era stato chiaro fin da subito osservando i tracciati radar e le prime frammentarie immagini dell’incidente, ma ci vollero diversi giorni prima che fosse raggiunto un accordo sulla composizione di una commissione di inchiesta internazionale, che finalmente fu deciso essere composta da esperti di Russia e Ucraina (l’incidente era avvenuto su un territorio conteso militarmente tra i due stati), malesi (stato di destinazione, immatricolazione e base d’armamento), olandesi (aeroporto di partenza) e belgi, australiani, statunitensi, francesi e inglesi, tutti stati che avevano a bordo uno o più cittadini.

Composta da 24 membri e coordinata dal Dutch Onderzoeksraad (l'ente olandese per la sicurezza del volo), la commissione incontrò nei primi giorni notevoli ostacoli nell’esercizio delle sue funzioni. Tutti ricorderanno le drammatiche immagini di individui armati e vestiti di sommarie divise che si aggiravano tra i rottami del Boeing, rovistando a loro piacimento e impedendo a chiunque altro l’accesso. Erano i guerriglieri indipendentisti filo-russi ai quali l’opinione pubblica mondiale addebitò fin da subito la strage, da loro ovviamente negata.

La commissione d’inchiesta fu in grado di affermare fin dai primi esami compiuti sui resti ancora disseminati a terra che la rottura in più frammenti e la susseguente caduta dell’aereo erano da imputarsi all’azione di un missile terra-aria, lanciato con tutta probabilità da un sistema BUK di fabbricazione russa. L’ipotesi era avvalorata dalla quota alla quale l’aereo malese volava e dall’esame sommario dei primi reperti.

Questo tipo di missili era all’epoca in uso sia dai reparti russi che da quelli ucraini, e a queste prime risultanze fece seguito un rimpallo di responsabilità tra i due stati che motivò pesanti prese di posizione sia da parte dei diretti interessati che da parte di uomini politici (privi peraltro di esperienza aeronautica e spesso anche di ogni ragionevolezza) di diverse nazionalità… tutta gente che avrebbe fatto meglio a tacere e a lasciar lavorare gli esperti, limitandosi casomai a intervenire per facilitare la loro ardua, come abbiamo appena detto, opera.

Nell’autunno del 2014 la commissione, nonostante le difficoltà, confermò ufficialmente che l’abbattimento era da addebitare ad un BUK, e chiese a ucraini e russi di attivarsi per verificarne la provenienza: inutile dire che da parte russa non si ottennero risposte. Nonostante ciò, continuando il lavoro sulla fusoliera ricostruita in un hangar della base militare olandese di Gilze-Rijen, sulle immagini a vario titolo recuperate e su fonti di intelligence, nell’ottobre del 2015 il rapporto finale della commissione d’inchiesta riusciva a identificare il modello esatto (un 9N314M) del missile usato.

Esaurita l’indagine tecnico-formale, che contiene tra l’altro una serie di raccomandazioni riguardo ai voli in zone interessate da conflitti, certificando l’avvenuto abbattimento, è comunque andata avanti l’indagine criminale, condotta appunto dal Joint Investigating Team, che in questi giorni ha accertato un’importante risultanza, che punta definitivamente il dito verso la provenienza russa (tuttora pervicacemente negata dai diretti interessati) del missile.

Il JIT, incrociando dati, foto, registrazioni, filmati, testimonianze e rilevazioni satellitari, ha infatti raggiunto la ragionevole certezza di avere identificato il mezzo lanciarazzi (tecnicamente chiamato TELAR - Transporter Erector Launcher And Radar) responsabile del lancio: si tratta di un mezzo in dotazione alla 53° Brigata Missili Anti-Aereo russa di stanza a Kursk, in Russia; e gli investigatori sono anche riusciti a ricostruirne i movimenti attraverso la frontiera russo-ucraina nei giorni precedenti e seguenti la strage.

L’indagine prosegue per individuare, oltre agli esecutori materiali (molti dei quali già identificati), anche l’intera catena di comando.

(26 maggio 2018)

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