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La bocca sollevò dal fiero pasto

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Così il Poeta, e quello che ci viene propinato a bordo è davvero un fiero pasto. Secondo l’IML non andrebbe mangiato: pare che sia la scorciatoia per l’ospedale, reparto patologie epatiche, perché è un ricettacolo di colesterolo, trigliceridi, zucchero, grassi polinsaturi e chi più ne ha più ne metta, come dice Rocco Siffredi.

Non so chi decida la composizione dei pasti, ma il panino con melanzane e caprino è spesso citato dagli equipaggi come metafora per indicare qualcosa che è come i cavoli a merenda, e nel dire questo, ringrazio che non sia prevista la merenda a bordo.

E pensare che la scatola che ci viene proposta dicono che costi quanto un pranzo in un ristorante medio-buono. Saputo questo, c’è chi ha pensato di lasciare la mancia per il lunch box. Noblesse oblige.

Ogni pilota deve sostenere degli esami fisici una volta all’anno, quando è giovane, e una volta ogni sei mesi quando ha passato la quarantina. Gli esami spaziano dal controllo delle urine, alle analisi del sangue, alla visita oculistica, all’esame audiometrico, al colloquio con il dottore che ti fa sempre le stesse domande: “Beve? No. Fuma? No. Dorme? Si. Ha avuto operazioni negli ultimi sei mesi? No”. Abbastanza semplice, sono richieste solo domande e riposte secche, alle quali devi stare attento ad usare l’automatismo, sennò diventa un problema. Tipo: Fuma? Si. Dorme? No. ha avuto operazioni? Si. Si è più ripreso? No.

Ad ogni modo, durante la penultima visita all’Istituto di Medicina Legale (IML) sono stato messo a terra per quattro giorni: le analisi del sangue avevano dato risultati preoccupanti. I trigliceridi, che normalmente devono stare nell’intervallo tra 40 e 150, erano arrivati a 550. Praticamente, più che un ricovero urgente era richiesto un testamento veloce.

Il direttore dell’IML volle vedermi di persona per assicurarsi delle mie condizioni di salute, che non erano mai state più idonee: facevo sport, mangiavo frutta e verdura, ero sereno come una Pasqua, snello come non lo ero dai tempi del corso ufficiali.

Si stupì anche lui, consegnandomi un foglio dove erano indicati dei cibi da mangiare e quelli da evitare, in previsione della ripetizione degli esami del sangue. Nella colonna “cibi da evitare” era compreso in definitiva tutto il pasto equipaggio e cioè: pane, formaggio, insaccati, yogurt (che non sia magro), banane (l’unico frutto sconsigliato), uova (presenti nell’insalata totale globale). L’insalata era l’unico elemento mangiabile. Ma non quella del pasto di bordo, che spesso è appassita.

Nei giorni seguenti mi documentai, da bravo ipocondriaco, su Internet per vedere quali fossero gli effetti dei trigliceridi alti. Mi passò la fame, guardavo i figli con l’aria di chi non sa come dirglielo, telefonavo ai miei amici, dicendo loro che li avevo sempre stimati e che me si sarei ricordati anche nell’aldilà.

Quando rifeci le analisi tutti valori a posto: i trigliceridi erano addirittura arrivati a quaranta. Ho stramaledetto l’intera struttura dell’IML, come ogni ipocondriaco che scopre di essere sano dopo una diagnosi infausta. La macchina si era sbagliata.

Però il foglio degli alimenti consigliati era giusto.

(27 dicembre 2009)

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