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Il pasto di bordo

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Chi di voi, affezionati lettori, dovesse aggirarsi per l’area arrivi del terminale 1 di Fiumicino noterebbe che c’è sempre qualche uniforme (piloti o assistenti di volo) in fila alla rinomata “pizza al taglio” Rustichelli-Mangione. Ultimamente il fenomeno si è ulteriormente intensificato ed è capitato di avvistare interi equipaggi...

...interi equipaggi di Alitalia in attesa di comprare panini, insalate da portare via, e pezzi di pizza farciti al salame, alla mortadella o al prosciutto (mi viene l’acquolina in bocca solo a pensarci).

Nell’immaginario collettivo, piloti steward e hostess dovrebbero godere di privilegi che includano pasti di qualità, abbondanti ed in generale idonei, se non altro ,a garantire il benessere psico-fisico del personale e, di conseguenza, la sicurezza degli stessi e dei passeggeri. La realtà è molto diversa.

Agli equipaggi in servizio di volo viene fornito un pasto da consumare a bordo solamente quando il tempo di servizio eccede le 6 ore, a prescindere dal fatto che il tempo in questione sia a cavallo dell’orario in cui normalmente gli esseri umani provvedono alle proprie necessità fisiologiche. Ad esempio, un pilota che prende servizio alle 10 del mattino e termina il suo lavoro alle 15 e 30, dovrà provvedere per proprio conto alle necessità riguardanti il cibo; e la compagnia non è tenuta neppure a provvedere che egli abbia un tempo di transito tra un volo ed un altro che gli consenta almeno di andarsi a procurare un po’ di cibo alla pizza al taglio.

Il secondo pasto giornaliero viene fornito, nello stesso modo, solo se il tempo di servizio di volo eccede le 12 ore: se si comincia alle 11 del mattino e si termina alle 10 e 30 di sera all’equipaggio verrà fornito un solo pasto, anche se il personale trascorrerà praticamente tutto il tempo a bordo di un aeromobile, senza che vi sia la possibilità di procacciarsi un po’ di cibo.

Da qui la fila alla pizza al taglio, il cestino della merenda portato da casa, lo sgaiattolare di personale di volo dai cancelli di sbarco diretti, tra gli sguardi un po’ perplessi dei passeggeri, al bar più vicino per un panino da pagare a caro prezzo e, perché no, per un caffè.

Ma in che cosa consistono i pasti che vengono forniti agli equipaggi di medio raggio? Vi sono due tipologie: caldi e freddi.

Il pasto caldo consiste in due vaschettine di primo e secondo, che vanno scaldate nei forni di bordo, un frutto e un piccolo panino. Il pasto freddo consiste in un panino, una bustina di affettati, una scatola di Insalatissime Rio Mare (sì, proprio quelle della pubblicità…), una busta di biscotti ed una di salatini (gli stessi che vengono dati ai passeggeri), uno yogurt ed un frutto. Per motivi di sicurezza i pasti forniti al comandante ed al pilota sono diversi per evitare che eventuale cibo avariato possa mettere fuori combattimento tutti e due i piloti.

I pasti caldi o freddi dovrebbero essere imbarcati in funzione della disponibilità dei forni a bordo (non tutti gli aeroplani ne sono dotati) ed in funzione dell’orario. Purtroppo accade che, a causa di un cambio macchina ad esempio, vengano forniti pasti congelati da scaldare ove non vi siano forni. Oppure succede che un equipaggio, per motivi operativi, sia costretto ad oltrepassare l’orario di servizio programmato, richieda l’imbarco di pasti e questi non siano disponibili. In questi casi ci si arrangia… pizza al taglio, appunto, o i carissimi bar delle aerostazioni.

L’argomento, seppure trattato in questo articolo un maniera “leggera”, ha potenzialmente una forte ricaduta sulla sicurezza del volo: il benessere psicofisico degli equipaggi di volo, ultimi responsabili della sicurezza dei passeggeri, non è legato solo alla lunghezza del servizio, al ciclo circadiano oppure all’adeguatezza ed alla qualità del riposo.

La qualità, la puntualità e la quantità del cibo  fornito agli equipaggi dovrebbe essere un elemento fondamentale per la sicurezza di tutti coloro che, equipaggi o passeggeri, salgono a bordo di un velivolo.

(13 febbraio 2010)

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