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Inglese e pilotese

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Un ostacolo gratuito nel processo di apprendimento è rappresentato dalla lingua inglese che, in un’ottica di rispetto formale della normativa vigente, ha costituito per molti di noi una fatica addizionale, anche se oggi, avendo a disposizione tutte le potenzialità multimediali del computer, si potrebbe selezionare la lingua preferita.

La lingua madre è indispensabile per apprendere dei concetti che, ripetiamolo, sono basilari. L’addestramento, infatti, passa attraverso la spiegazione e non soltanto per la descrizione. I nostri manuali, invece, sono centrati sulla descrizione, come se il pilota avesse bisogno di una “user’s guide”. Con la differenza che in volo non si può chiamare il centro assistenza Boeing. Tra l’altro, non vi sono processi di metabolizzazione e di standardizzazione della traduzione di una descrizione in una spiegazione.

Non solo la lingua è un ostacolo, ma anche la traduzione di misure anglosassoni in quantità metrico-decimali. Un conto è dire che lo sbilanciamento massimo per il carburante è di 1500 libbre, un conto è dire che è 680 Kgs. Si può memorizzare meglio una differenza di 500 lbs. piuttosto che l’equivalente di 227 Kgs (che tra l’altro non sono leggibili sullo strumento che avanza, ogni scatto, di 25 kgs).

Il pilota, come qualsiasi altro essere umano, ha la necessità di capire ciò che sta usando per poterlo utilizzare con cognizione di causa. Il mezzo è lo strumento del pilota, diversamente da quello che pensa qualche disinvolto ingegnere, cioè che il pilota sia il mezzo per non intralciare il corretto funzionamento della macchina automatizzata.

Questo introduce anche il concetto di metabolizzazione delle informazioni in funzione dell’uso che se ne fa. Noi dovremmo tradurre tutto in “pilotese”, cioè in numeri e nozioni che possono avere un riscontro immediato nell’attività operativa. Infatti, sono moltissimi i piloti che conoscono i limiti di certificazione in decollo. Sono pochissimi invece quelli che sanno esattamente qual è il margine effettivo sull’ostacolo nel caso pianti motore alla V1. Si ripete a memoria la pagina del manuale che indica un gradiente di salita del 2,4% per i bi-motori al quale bisogna togliere lo 0,8% per ottenere una traiettoria netta, alla quale, a sua volta, bisogna togliere 35 ft di separazione dall’ostacolo.

Bene. Ma dove andiamo a leggere, a bordo, tutte queste informazioni?

Bisogna tradurre questi concetti ingegneristici in “pilotese”. Si scopriranno delle sorprese che non ci mettono di buon umore. Infatti, alle velocità medie di un aereo come l’MD80, il 2,4% in decollo significa un variometro di circa 350 ft. al quale bisogna togliere circa 120 ft per ottenere la traiettoria netta. La traiettoria netta passerà 35 ft. sopra l’ostacolo.

Quando si visualizza sull’altimetro barometrico quanti sono, nella vita di tutti i giorni, 35 ft. ci si accorge che si sta parlando di metafisica. Nessun pilota passerebbe a 35 ft (né a 150 ft.) da un ostacolo.

(31 marzo 2010)

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