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Quell'odore aspro e pungente

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L’atmosfera terrestre è composta da una miscela di gas comunemente chiamata aria. L’aria è composta primariamente da azoto (78%), ossigeno (21%), anidride carbonica (0,03%) e altri gas quali ozono, argo, neon, idrogeno, elio, etc...

Le più recenti analisi dei suoi componenti, effettuate con spettrografi di massa a bordo di missili e prelevando campioni di aria alle varie quote, hanno confermato che la composizione dell’aria è pressoché costante fino a circa 80 km di altitudine. Le differenze più significative si hanno nel contenuto di argo, neon ed elio, dei quali è stata rilevata la maggiore concentrazione a circa 60 km, mentre l’ozono raggiunge valori pari a dieci volte quelli del suolo a circa 30 km di quota, nella cosiddetta ozonosfera.

L’ozonosfera assorbe la maggior parte della radiazione ultravioletta solare (UV) impedendole di raggiungere la superficie terrestre. Questa zona dell’atmosfera protegge gli organismi viventi dall’effetto nocivo che avrebbero alcune radiazioni UV (UV-b, UV-c). Senza lo strato protettivo di ozono, la vita non esisterebbe.

L’ozono è un gas azzurrognolo dal caratteristico odore pungente: a piccole dosi prende l’odore del fieno appena tagliato, mentre in quantità elevate l’odore si avvicina a quello dell’aglio, lo stesso che accompagna talvolta la pioggia, dovuto proprio all’ozono liberato dalle nubi.Già Omero, in alcuni canti dell’Iliade, descriveva l’odore aspro e pungente che l’aria acquistava dopo il passaggio di un temporale.

Sebbene l’ozono presente negli strati superiori dell’atmosfera eserciti questa azione eco-protettiva, quello presente nella bassa atmosfera è tutt’altro che benigno: è un gas notevolmente tossico a causa del suo potere ossidativo e fortemente irritante per le vie respiratorie, tale da poter compromettere gravemente le funzioni polmonari. Qualche volta non vi sono sintomi di intossicazione, mentre altre volte sono troppo leggeri per essere percepiti.

Molti dei voli commerciali, in particolare quelli di lungo raggio, si effettuano a quote dove le concentrazioni di ozono sono più elevate di quelle che si trovano solitamente a livello del mare. La NASA fu coinvolta quasi per caso nel problema nel 1977, quando parte dell’equipaggio e dei passeggeri manifestarono malori durante due voli trans-oceanici effettuati con velivoli Boeing 747 equipaggiati con sistemi NASA GASP (Global Atmospheric Sampling Program), che avrebbero dovuto misurare la composizione dell’aria nell’atmosfera. I malori vennero addebitati ad un alto dosaggio di ozono durante il volo. Il risultato di questo coinvolgimento fu un accordo tra la FAA (agenzia federale per l’aviazione Statunitense) e la NASA, con il quale quest’ultima si impegnava ad effettuare uno studio sul fenomeno e proporre soluzioni.

Lo studio si concluse essenzialmente con due raccomandazioni: in una si suggerì l’installazione di appositi filtri e nell’altra si propose una accurata pianificazione dei voli commerciali per evitare zone ad alta concentrazione di ozono.

Mentre la prima fu implementata nel 1985, tramite l’installazione su tutti i velivoli di convertitori di ozono, la seconda a tutt’oggi viene disattesa. I compressori dei motori che alimentano l’impianto di pressurizzazione e i convertitori di ozono fortunatamente distruggono gran parte dell’ozono presente, riducendone la quantità. Quando l’aria entra in cabina ha una concentrazione inferiore ai valori limite imposti dalla scienza moderna. Questo discorso però rimane valido solo per le percentuali di ozono misurate fino ad oggi.

Purtroppo negli ultimi anni, con il progressivo e costante aumento dell’inquinamento atmosferico, si è riscontrata una tendenza all’aumento dell’ozono “cattivo” negli strati bassi dell’atmosfera. Si è anche rilevata una diminuzione dell’ozono “buono” negli strati alti, con un indebolimento dello strato protettivo costituito dall’ozonosfera: il famigerato “buco nell’ozono”.

(9 aprile 2010)

 

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