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Quanto studia un pilota?

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Quanto studio è necessario ad un pilota, e come riconoscerlo dal punto di vista accademico? E' possibile paragonare la formazione di un pilota, in termini di studio, alla formazione universitaria di uno studente. Proviamoci.

Con le nuove riforme lo studio universitario viene quantificato in base alle ore necessarie all'apprendimento. Un credito formativo equivale a cinque ore di studio, calcolate sia attraverso lezioni, sia attraverso studio individuale. Io ricordo di aver studiato veramente tanto durante i miei anni di formazione come pilota, sia in termini di ore complessive che di ritmo di studio. Non ricordo la stessa intensità di studio per i miei esami universitari.

Una laurea breve prevede che in un anno si accumulino mediamente 60 crediti, in tre anni 180 crediti. Volendo fare un paragone, si può dire che dal numero delle pagine, delle ore di self training su computer e di preparazione con i colleghi, un "corso macchina" (l'addestramento necessario ad imparare ad operare un determinato tipo di aereo) della durata di due mesi potrebbe all’incirca corrispondere a 100 crediti formativi universitari: otto ore al giorno per 60 giorni.

E, si badi bene, è un sapere che deve essere assimilato correttamente, per poterlo applicare in funzione delle situazioni di emergenza che vengono proposte agli esami pratici: quanti possono dire di mettere in pratica, senza dover consultare i manuali, in presenza di urgenza e di serietà dell’intervento, tutti i concetti che hanno appreso durante la formazione? Probabilmente solo i medici, ed in particolare i chirurghi, hanno lo stesso tipo di conoscenza del pilota; usano la testa, ma lavorano con le mani.

Se riflettiamo attentamente, quanti altri tipi di corso in cui è necessario un duro studio ha dovuto frequentare un pilota?

Durante il "corso base", a Fiumicino, ci sono stati sei mesi di lezioni dalle 9 della mattina alle 17, più lo studio supplementare a casa. I docenti provenivano anche dalle università, in cui insegnavano esattamente lo stesso programma.

Poi, oltre al "corso macchina" (e nella carriera di un pilota ce ne sono almeno quattro) e al "corso base", ce ne sono molti altri: corso teorico ground (parte generale), simulatori vari, addestramento multicrew, crew resource management, e aggiornamenti mensili di manuali e documentazione.

Nessuno di questi esami ci è attualmente riconosciuto da una struttura universitaria. Non così per chi ha un curriculum di tipo militare, dove un accordo tra l’Accademia Militare di Pozzuoli e alcune università italiane riconosce giustamente un titolo a fronte di una notevole quantità di studio e competenze acquisite.

(14 aprile 2010)

Quanto studio è necessario ad un pilota, e come riconoscerlo dal punto di vista accademico? E' possibile paragonare la formazione di un pilota, in termini di studio, alla formazione universitaria di uno studente. Proviamoci.

Con le nuove riforme lo studio universitario viene quantificato in base alle ore necessarie all'apprendimento. Un credito formativo equivale a cinque ore di studio, calcolate sia attraverso lezioni, sia attraverso studio individuale. Io ricordo di aver studiato veramente tanto durante i miei anni di formazione come pilota, sia in termini di ore complessive che di ritmo di studio. Non ricordo la stessa intensità di studio per i miei esami universitari.

Una laurea breve prevede che in un anno si accumulino mediamente 60 crediti, in tre anni 180 crediti.

Volendo fare un paragone, si può dire che dal numero delle pagine, delle ore di self training su computer e di preparazione con i colleghi, un "corso macchina" (l'addestramento necessario ad imparare ad operare un determinato tipo di aereo) della durata di due mesi potrebbe all’incirca corrispondere a 100 crediti formativi universitari: otto ore al giorno per 60 giorni.

E, si badi bene, è un sapere che deve essere assimilato correttamente, per poterlo applicare in funzione delle situazioni di emergenza che vengono proposte agli esami pratici: quanti possono dire di mettere in pratica, senza dover consultare i manuali, in presenza di urgenza e di serietà dell’intervento, tutti i concetti che hanno appreso durante la formazione? Probabilmente solo i medici, ed in particolare i chirurghi, hanno lo stesso tipo di conoscenza del pilota; usano la testa, ma lavorano con le mani.

Se riflettiamo attentamente, quanti altri tipi di corso in cui è necessario un duro studio ha dovuto frequentare un pilota?

Durante il "corso base", a Fiumicino, ci sono stati sei mesi di lezioni dalle 9 della mattina alle 17, più lo studio supplementare a casa. I docenti provenivano anche dalle università, in cui insegnavano esattamente lo stesso programma.

Poi, oltre al "corso macchina" (e nella carriera di un pilota ce ne sono almeno quattro) e al "corso base", ce ne sono molti altri: corso teorico ground (parte generale), simulatori vari, addestramento multicrew, crew resource management, e aggiornamenti mensili di manuali e documentazione.

Nessuno di questi esami ci è attualmente riconosciuto da una struttura universitaria. Non così per chi ha un curriculum di tipo militare, dove un accordo tra l’Accademia Militare di Pozzuoli e alcune università italiane riconosce giustamente un titolo a fronte di una notevole quantità di studio e competenze acquisite.

 

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