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Prendete due piloti...

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Prendete due piloti, uno proveniente dall’Aeronautica Militare e l’altro proveniente dall’aviazione civile e ponete ad entrambi domande su cosa è l’ipossia, la visione nera, il male da decompressione o altri termini di fisiologia del volo. Vi sono buone probabilità che vi rispondano in modo molto diverso tra loro.

Il pilota militare avrà una spiegazione veloce e precisa per ogni termine, dopotutto, durante la sua carriera, si è sicuramente dovuto sottoporre alla camera ipobarica più di una volta e ha sostenuto briefing di sicurezza su questi argomenti con una discreta frequenza.

E il pilota civile? Sarà sicuramente familiare con questi termini, ma spesso ci sarà esitazione nel rispondere in maniera soddisfacente. Sebbene la sicurezza del volo e lo studio del “fattore umano” sia un argomento molto ricorrente durante le sessioni addestrative dei piloti civili, l’importanza della fisiologia del volo è spesso minimizzata, se non addirittura trascurata, nonostante sia una parte integrante dei fattori umani. 

In verità, sempre più approfondimenti sui fattori umani sono richiesti nell’addestramento del personale dell’aviazione commerciale, affrontati sia individualmente che come parte del CRM (cockpit/crew resource management), ma gli aspetti fisiologici raramente vengono trattati. Il pilota militare, invece, percepisce la fisiologia come capace di fornirgli informazioni cruciali, al pari del medico aeronautico.

Quando si impara a volare non è sufficiente sapere come muovere il volantino o il timone di coda per essere un buon pilota. Più il pilota comprende come funzionano i vari comandi di volo, i motori, l’idraulica, la meteorologia e più diventerà un bravo pilota, soprattutto più sicuro. Lo stesso può rivelarsi vero con la comprensione di come il corpo e la mente sono influenzati durante il volo ed in particolare perché subiscono determinate influenze.

L’aviazione militare ha sempre riconosciuto l’importanza della fisiologia del volo durante l’addestramento dei propri piloti, sia iniziale che avanzato.

L’aviazione civile si dimostra ancora molto lenta ad incorporare adeguate nozioni di fisiologia aeronautica nelle fasi di apprendimento. Perfino nella stessa facoltà di Scienze Aeronautiche, che terminerò tra qualche mese, ho riscontrato le medesime carenze istruzionali.

Io ho cercato di colmare personalmente queste lacune tramite alcuni insegnamenti a scelta presenti in altre facoltà, adattandoli  all’ambiente di volo tramite ricerche personali, soddisfacendo così la mia passione per il fattore umano “a tutto tondo”. Purtroppo anche nell’ambiente universitario, come nel mondo dell’aviazione civile, la fisiologia è di esclusivo dominio dell’igiene e della medicina.

Il “fattore umano” è parte della più ampia disciplina della sicurezza del volo e ha una varietà di definizioni, dipende a chi lo si chiede. Per esempio, per un ingegnere è il posizionare ergonomicamente pulsanti e strumenti all’interno di una cabina di pilotaggio. Lo psicologo lo definirà come la capacità di un pilota di comunicare  efficacemente o di sopportare un carico elevato di stress. Un pilota potrebbe dire che è l’abilità di portare a termine un volo in condizioni estreme.

Il risultato è lo stesso: come far sì che un pilota “umano” vada da un punto A ad un punto B per mezzo di una macchina volante senza che un “fattore umano” interferisca.  Allo stesso modo la fisiologia aeronautica  definisce  come il corpo funziona in un ambiente di volo, come funzionano gli organi, cosa può limitare la loro funzionalità in un ambiente ostile e stabilisce che cosa il pilota può fare per proteggere le proprie funzioni vitali prima e durante il volo.

Io credo che il volo commerciale sarebbe più entusiasmante, e il pilota più sicuro di sé se fosse  a conoscenza di come il proprio corpo e la propria mente funzionino in determinate fasi del volo e su come la sicurezza del volo possa venire compromessa da involontari, ma controllabili, abusi sulla propria salute. L’ipossia, la disidratazione, la fatica, le illusioni ottiche, il jet-lag, l’alcol e l’automedicazione  sono tutti argomenti trattati nella fisiologia del volo.

Come definire la salute e come preservarla diventerebbero così un obbiettivo importante per il pilota civile. Come dicono i piloti militari americani: “Fly Fit, Fly Safe”.

(16 aprile 2010)

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